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Bojack Horseman | Netflix

Bojack Horseman | Netflix

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Già una volta ho potuto esprimere le mie perplessità su chi si approccia alle animazioni, o meglio non si approccia, dicendo “è solo un cartone animato”.
Ho detto a una serie di amici di guardare “” e mi sono sentita quasi sempre dire:

- Mah, ho visto 12 minuti, non mi prende;
- Mah, è solo un cartone;

No ragazzi, non ci siamo. “Bojack Horsemannon è un cartone. Piuttosto lo definirei un pilastro dell’animazione a puntate, perché davvero non credo di aver mai visto una serie animata di cotanto spessore e bellezza.

Non aspettatevi niente di leggero, anzi. È una continua mazzata sulle gengive con sprazzi di ironia.

C’è parecchia sofferenza e tematiche delicatissime come l’aborto, l’alcolismo e l’autodistruzione.

C’è la solitudine in Bojack. Quel continuo senso di non appartenere a nulla e sentirsi quasi disprezzati (specialmente da se stessi), nonostante il lusso e la celebrità. Regna sovrana la terribile consapevolezza di essere persone egoiste e nocive e di non riuscire a staccarsi da questo status, quasi fosse una gabbia che si costruisce da sola attorno ad un ciclico reiterarsi di errori.


Ma facciamo un passo indietro. Di che parla la serie? Bè siamo alla stagione 5, dovreste saperlo. Per gli stolti elencati sopra faccio un breve recap senza spoiler.
Bojack Horseman è una star della tv, reso famoso dalla serie “Horsin’ around” che lo vedeva padre modello di tre orfanelli.
Bojack è un cavallo ed è tutt’altro che un padre modello.
Vive insieme a Todd, un ragazzo strambo, ed è “gestito” nella sua supponenza da Princess Carolyn, una gatta rosa che fa la manager ed è la sua ex amante.
Nella sua vita entra anche Diane, una giornalista che si occuperà di scrivere un libro su di lui rivelando al mondo chi è davvero.

È un susseguirsi di situazioni, a volte improbabili, in questo mondo popolato da una moltitudine di personaggi eterogenei: cavalli, attori reali (Jessica Biel ad esempio), gatti, umani, cani, squali. Un calderone di delirio e disagio sempre crescente.

Le dinamiche sono adulte, spesso crudeli.
“Bojack Horseman” ti fa ridere poi improvvisamente ti strappa il cuore, lo mastica e lo risputa. Ti mette davanti a uno specchio e a quel punto non c’è scampo. 


Fa ridere, piangere, lascia l’amaro in bocca.
Ma se davanti a una cosa del genere riuscite a vedere “solo un cartone” allora il viaggio finisce qua.
“Bojack Horseman” è solo un capolavoro.

© Giulia Cristofori

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