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L’amica geniale | Serie TV

L’amica geniale | Serie TV

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Per tre giorni nelle del circuito Nexodigital i fan sfegatati di Elena Ferrante hanno potuto vedere, in anticipo, le prime due puntate dell’attesissima saga "L’amica geniale", in onda dal 30 ottobre su Rai1.

La serie, accompagnata da un trailer che è stato come una doccia d’acqua fredda per chi, come me, ha letto e amato il libro, ha riscosso grande successo al festival del cinema di Venezia, o perlomeno questi primi due episodi che corrispondono suppergiù alla trama del primo libro della quadrilogia.

È stata un’emozione a metà tra il malinconico e l’orgoglioso vedere finalmente in carne e ossa Lila e Lenù, molto simili a come le avevo immaginate, una perennemente sporca, piena di lividi, la bocca grande e lo sguardo magnetico e strafottente e l’altra remissiva, pallida, coscienziosa fin da piccola. Le due baby attrici si sono dimostrate vere professioniste e soltanto talvolta sguardi già di per sé eloquenti accompagnati da espressioni facciali esagerate — forse pensate per lo spettatore più distratto — hanno rotto lo schermo della finzione.

I personaggi, numerosissimi, sono fin da ora ben caratterizzati e fedeli; la cosa più strabiliante è il rione, un grande quartiere di Napoli in cui si dipanano le vicende del romanzo, come un piccolo cosmo con regole indipendenti dal resto del mondo, ricreato in ogni suo più piccolo particolare, nella sua polverosa ed estenuante povertà — la saga della Ferrante percorre l’arco intero della protagonista, Lenù, dall’infanzia negli anni '50 fino alla maturità, quarant’anni dopo. Il rione è un luogo in cui la povertà genera cattiveria. Dove serpeggia il marcio che tocca inevitabilmente tutti, grandi e piccoli, uomini e soprattutto donne, regine indiscusse di questa pellicola, donne sottomesse o potenti, intraprendenti o rassegnate, ma tutte donne appassionate che dominano la scena con monologhi forti.

La luce, sempre molto fredda e impietosa, serve a far risaltare ancora di più i difetti di volti sconvolti dalla vita; ciò che sicuramente mi è rimasto più in mente, una volta uscita dal cinema, sono stati i primi piani e certi occhi che sembravano parlarmi.

Anche la scelta di mantenere fuori campo la voce di Lenù l’ho trovata buona, strizza l’occhio ai lettori e d’altronde sarebbe stato impossibile prescindere dalle crude descrizioni di Elena Ferrante, sarebbero state sensazioni molto complicate da trasporre su pellicola; la voce di Lenù adulta è di Alba Rohrwacher, una attrice che non è estranea al mondo degli audiolibri e quindi perfetta nella parte.

Ora che l’hype ha raggiunto livelli stratosferici non ci resta altro che aspettare la messa in onda e sperare che la serie mantenga nelle restanti sei puntate gli standard delle prime due! Buona attesa!

© Christina Bassi

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