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Sharp Objects | Serie TV

Sharp Objects | Serie TV

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Delle volte mi chiedo quanto sarebbe bello poter sovrascrivere i ricordi di cose che ci hanno fatto soffrire.

Sarebbe stupendo poter dimenticare il dolore, il modo in cui pulsa sulla pelle quando si attiva la memoria emotiva. Luoghi da cui un tempo siamo scappati, odori di sentimenti sporchi e sensi di colpa, frammenti di angoscia che come pezzi di vetro si fanno largo fino a inciderci nel profondo come ferite auto inflitte sulla pelle.

Il tutto viene mischiato a quel senso di inadeguatezza, a quel non vedersi riconosciuti da chi amiamo in modo quasi disperato, in un cocktail mortale che conduce ad un oblio da cui diventa quasi impossibile risalire.

La bottiglia di alcolici vuota sul pavimento diventa l’unica fonte di salvezza, o presunta tale.

La visione di “Sharp Objects”, miniserie in otto puntate diretta da Jean-Marc Vallée — che già ci aveva svoltato la vita con quella meraviglia di “Big Little Lies” — ha risvegliato i mostri di una parata di momenti bui che sguazzano avidamente in quel dolore che si riaccende nelle occasioni di cui accennavo poco fa.

Il personaggio di Camille Preaker, la protagonista, sa bene cosa vuol dire fare i conti con quel dolore che pulsa sulla pelle. Alcolista e ex autolesionista, Camille torna nella sua cittadina natale (Wind Gap) per scrivere un pezzo giornalistico e indagare sulla morte di due bambine. Il suo ritorno fa gridare i tormenti del passato, primo fra tutti la morte della sorellastra Marian e il rapporto conflittuale con la sua gelida madre Adora che non perde occasione per ricordarle quanto non le abbia mai voluto bene.

Camille è interpretata nella versione adulta da una magistrale Amy Adams che sfoggia il suo corpo bianchissimo ricoperto di parole incise nella carne e mette in scena il tormento di una giovane donna rifiutata dalla madre e da se stessa. Nella discesa agli inferi, rappresentati dalla maestosa villa Vittoriana dei Crellin, di Camille incontriamo numerosi personaggi fra cui la nuova sorellastra Amma, adolescente ribelle e nuova cocca di Adora.

Il dolore è tangibile, l’espressività della Adams è davvero incredibile e la fotografia è da urlo.

Come in "Big Little Lies", Vallée riesce a comunicare quasi esclusivamente con immagini e musica abbinata. Nota di merito: la sigla è sempre la stessa ma cambia base sonora ad ogni puntata.

Sinceramente non comprendo tutte le critiche che ho letto sui buchi di trama e la lentezza, sarà che amo i film orientali e quindi signori miei secondo me voi abusate un po’ della parola lentezza. Però oh, de gustibus.

Ah sì, c’è il colpo di scena.

La miniserie è un adattamento del romanzo “Sulla Pelle (Sharp Objects)” di Gillyan Flynn e devo dire che è abbastanza fedele alla narrazione fatta eccezione per la parte finale, dove nel libro viene analizzato in modo più profondo cosa ha spinto il killer delle ragazzine ad agire e altre cose di cui non posso parlare perché il rischio spoiler è altissimo.

© Giulia Cristofori

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