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Il ragazzo più felice del mondo | Il film

Il ragazzo più felice del mondo | Il film

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Ve lo immaginate stare in fila per 45 minuti sotto la pioggia aspettando che aprano le porte del cinema? Io mica tanto. Le fiere del fumetto (e qui vi parlo di Lucca Comics and Games 2018) le affronto con marce forzate e a testa bassa, si scatta e si fa slalom tra la folla, si distruggono le spalle con chili di borse e si corre da un incontro all’altro. Ma ogni tanto l’eccezione capita. E le eccezioni particolarmente rare, come si suol dire, possono causare stravolgimenti atmosferici. E quindi mi sono presa tutto, sia fila che pioggia, per sapere chi fosse “Il ragazzo più felice del mondo”

Fandango produce il film, Gipi alla regia. La narrazione e le immagini si spostano dalla carta allo schermo. La storia non ci viene raccontata tramite rappresentazioni visive e rielaborazione della realtà proprie del fumetto ma anche della sceneggiatura, salvo alcuni momenti di monologo e modifiche postume necessarie. Questo perché è in forma di documentario che la storia ci viene presentata, per poi adattarsi gradualmente allo schermo in modo più intimo e classico, ma sempre restando ai margini della forma imposta dalla cinematografia. Gli attori non recitano un’immagine di se stessi ma impersonano se stessi, letteralmente.
Improvvisano, raccontano, dove necessario, avvenimenti reali che non sono andati precisamente in quel modo ma non creano una finzione realistica. Sono reali, complessi e riconoscibili in quanto persone. Gipi compreso, seppure nel ruolo più ambiguo di supervisore di se stesso e di una storia che vuole seguire il suo naturale corso.



La storia del ragazzo più felice del mondo diventa inavvertitamente lo sfondo di qualcos’altro, cede il posto al racconto di dubbi e rimorsi e lotte con la coscienza e oltre queste onnipresenti e familiari seghe mentali (pardon, ho detto mentali) c’è un nucleo ancora diverso, più semplice e leggero di quello che molti avrebbero potuto aspettarsi. C’è naturalezza, si sorride spesso e si ride e un po’ ci si scalda, anche con i piedi intrisi di pioggia e la mente fino a poco prima altrove. Senza scendere in abissi dolorosi e senza contorsioni di sentimenti, stavolta lo sguardo è diretto a alcuni evidenti ma spesso dimenticati e poco raccontati fondamenti dell’animo umano, qualcosa che viene più facilmente dato per scontato e considerato banale. C’è vita, spontaneità e amicizia. Nonostante non sia così facile sorridere adesso, nonostante i tempi correnti, nonostante tutto il resto.

E per quanto si possa apprezzare Gipi anche nel ruolo di se stesso la menzione speciale va ai suoi coprotagonisti Davide BarbafieraGero Arnone e Francesco Daniele. Pur rimanendo nel ruolo di autore e personaggi stavolta la dinamica è diversa perché non si è più confinati alla pagina, i personaggi affiancano l’autore tridimensionalmente e non sono più sue creazioni, per quanto fedeli e realistiche. Lo sollevano in parte dalla responsabilità della narrazione che possono portare avanti per se stessi, mostrandoci, nei tempi e modi diversi per ognuno, il proprio volto. Tutti coloro che tramite lo schermo diventano personaggi della storia interagiscono secondo la propria personalità, fino a riflettere anche sui complicati rapporti tra autore e storia, storia e realtà, personaggi e persone, come nelle scene di Chiara Palmieri, che rimane in silenzio tranne quando diventa coscienza e metafora di un processo mentale che Gipi si autoinfligge.

Insomma, di motivi per vedere “Il ragazzo più felice del mondo” ce ne sono. Fosse anche solo per il sorriso che lascia. Altrimenti vedetelo per il cameo di Mauro Uzzeo.

© Ombretta Blasucci

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