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Alien: Covenant - la saga di Ridley Scott ha un nuovo tassello

Alien: Covenant - la saga di Ridley Scott ha un nuovo tassello

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Ho aspettato molto tempo prima di andare al cinema a vedere “Alien Covenant”, l’ho fatto perchè volevo vedere con occhi disincantati l’ultima opera di Ridley Scott; volevo arrivare già carico di recensioni negative, di particolari fallaci e senza pregiudizi positivi su uno dei miei registi preferiti.

Partiamo dalla trama: dieci anni dopo la scomparsa della nave scientifica Prometheus, la nave colonia Covenant incontra una tempesta di neutrini che la danneggia e durante la sosta per le riparazioni l’equipaggio capta un segnale, decidendo di indagare a riguardo. Si ritroveranno così sul pianeta dove anni prima David e la dottoressa Shaw - i protagonisti del precedente “Prometheus” - sono precipitati con il loro carico di armi biochimiche.
Nel gruppo di ricerca che scende a terra spiccano la specialista di terraformazione Daniels (Katherine Waterston) e Walter (Micheal Fassbender), l’androide fisicamente uguale al David di Prometheus, creato per accompagnare ogni nave che viaggia nello spazio, fornendo assistenza e controllo.
L’equipaggio scoprirà cosa è successo in questi anni sul pianeta? Riusciranno a riprendere il loro viaggio senza compromettere la vita dei duemila coloni in ipersonno?

Partiamo subito dicendo che purtroppo molti dei coprotagonisti risultano poco caratterizzati e perspicaci, ma questo è il prezzo che occorre pagare per vedere l’arazzo tessuto da Scott in questi due film prequel di una delle maggiori saghe fantascientifiche della storia.
Tenendo a mente questo, non si può che rimanere incantati dalla regia e dalla fotografia quasi documentaristica del film: nello spazio così come sul pianeta si ha la sensazione di muoversi fluidamente da una scena all’altra con una trama non cervellotica ma incalzante che ci porta man mano a chiederci quale sarà il passo successivo dell’evoluzione.
E questo è il centro del film, l’evoluzione in ogni sua forma: mentale o biologica che sia.

Una parte del problema di “godibilità” del film è proprio che lo spettatore da “Alien” si aspetta di vedere la lotta dell’uomo contro il mostro dallo spazio, la paura dell’ignoto e l’intelligenza umana che alla fine prevale sul cacciatore perfetto.
Uno degli aspetti più affascinanti del film invece è che l’essere umano è posto allo stesso tempo fuori dallo schema, come spettatore pressoché impotente e al contempo come inarrivabile demiurgo in una dicotomia che lascia spiazzati.

Ho affrontato la prova e l’ho fallita.
Nonostante i suoi difetti ho trovato “Alien: Covenant” un film di fantascienza geniale, incastonato perfettamente nella volta stellata del franchising “Alien”.
Si percepisce chiaramente che Scott ha un disegno e lo sta portando avanti con maestria, supportato da un cast e una produzione che può dare ancora molto.

Una cosa è certa: alla fine della visione di questo film non ascolterete mai più con le stesse orecchie “L’entrata degli dei nel Walhalla” di Wagner.

Avrete sempre un brivido alla schiena perchè, dopotutto, nello spazio nessuno può sentirvi urlare.

© Marco Castelletti

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