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Wonder Woman

Wonder Woman
Wonder Woman

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Wonder Woman è contemporaneamente una delle supereroine più famose sulla faccia della terra - se non la più famosa - e il titolo più atteso dell’anno per quel che riguarda l’universo cinematografico DC.
Sono lontani i tempi in cui Lynda Carter portava sui piccoli schermi la patriottica donna delle meraviglie, eppure il solo nome Wonder Woman continua ad ispirare milioni e milioni di persone con le sue gesta eroiche e la sua generale badassery.
Ma torniamo nel 2017, anno in cui mettere in mano la regia di una produzione DC a una donna sembra uno dei crimini peggiori dell’umanità: in generale i prodotti DC non sono poi tutto sto gran capolavoro (ad eccezione della trilogia del Batman di Nolan) e chissà cosa diavolo può tirare fuori una regista come Patty Jenkins, conosciuta per aver sceneggiato e girato “Monster”.
Lasciatemi dire una cosa però, prima di parlare del film: miei cari critici a caso, voi che dicevate che sarebbe stato tutto un flop, che scegliere Gal Gadot come protagonista si sarebbe rivelato un pacco perché era troppo magra e che non aveva le forme giuste, non aveva abbastanza muscoli, aridatece Lynda Carter, ma chi è sta bambolona, beh, miei cari andate a quel paese!
Wonder Woman” di Patty Jenkins è in tutto e per tutto il miglior film DC degli ultimi anni, complici una protagonista credibile, un cast di supporto d’effetto, una produzione curata, degli effetti speciali notevoli e la sensazione di leggerezza generale insieme a quella di legittimazione e potere (non esclusivamente femminile) che rimane ben incollata addosso dopo la visione.

Ma addentriamoci (senza spoiler) nell’universo di Diana, Principessa di Themyscira: la vicenda comincia con la sua storia proprio sull’isola dell’universo DC, praticamente un paradiso abitato solo dalle Amazzoni, guerriere inarrestabili create da Zeus per aiutare gli esseri umani da lui creati a rimanere in pace e serenità. A turbare però questa pace ci si mette Ares, il dio della guerra figlio di Zeus, che vuole dimostrare che gli umani sono creature orribili corrompendoli con il seme dell’odio. Ares, dopo aver ucciso tutti gli dei, viene scacciato e l’isola delle amazzoni protetta con gli ultimi sprazzi di potere di Zeus, in modo che il dio malvagio non le possa trovare: pare infatti che l’unica arma per uccidere una divinità si trovi in loro custodia.
Diana è figlia della regina delle Amazzoni Ippolita, che si oppone inizialmente all’addestramento della bambina da parte del Generale Antiope, una potentissima Robin Wright, cazzuta e agguerrita nel suo intento di fare della futura Wonder Woman una delle Amazzoni più potenti di sempre.
Long story short, Diana cresce, ha una forza incredibile ma non conosce il suo vero potenziale, viene in contatto con Chris Pine, il generale Steve Trevor che le parla della guerra in corso nel mondo e Diana si convince a voler partecipare per salvare l’umanità da una terribile arma chimica creata dalla famigerata Dr Poison, in grado di uccidere chiunque. Wonder Woman crede che il responsabile di tutto questo sia solo ed esclusivamente Ares e da qui comincia la vera e propria trama da guerriera del film, inframmezzata da momenti comici leggeri, scene di combattimenti molto ritmate, una parentesi sentimentale e molti effetti speciali.

Wonder Woman si ritrova improvvisamente a dover affrontare un mondo che non conosce, non solo per il cambio di scenario dalla paradisiaca isola alla inquinatissima Londra e agli insanguinati campi di battaglia, ma anche perché in questo mondo le donne non hanno ancora neanche il diritto di voto, figuriamoci se possono avere una parola nell’ambiente tutto maschile dell’arte della guerra e della politica.
Diana deve così continuamente ricordare, a parole e a pugni, che è lì per svolgere una missione ben precisa e che niente la distoglierà dal suo intento.

 

Il film ha ovviamente i suoi difetti: come tanti altri titoli del genere comics ha dei punti che si arenano da soli facendo perdere un po’ il ritmo, i cattivi non sono ben sfruttati rendendo la loro minaccia poco impattante e un po’ ridicola o relegandoli ad un ruolo piuttosto marginale; in altri momenti invece è visivamente potente e molto esaltante, soprattutto nelle scene di combattimento in cui Wonder Woman è la protagonista assoluta e ruba la scena a qualunque altro avvenimento.
In generale il film scorre via molto velocemente e i 140 minuti di lunghezza non si avvertono, permettendo così di godersi la pellicola senza sbuffare neanche una volta.

Wonder Woman è un film importante per due motivi (anzi tre) (facciamo quattro):
1) È il primo film su una supereroina ad avere questo livello di cura e di impegno, il primo ad essere diretto da una donna ed il primo ad aver sbancato il botteghino nel primo weekend di proiezioni con ben più di 100 milioni di dollari di incasso negli Stati Uniti.
2) È un film che regala una seconda vita a una vera e propria icona del mondo dei supereroi, snobbata per molto tempo e che finalmente trova il suo spazio in tutta la sua magnificenza. È un film che dimostra che si può essere supereroi anche senza avere un passato tragico, che per fare la cosa giusta e cercare di essere la migliore versione di sé stessi non c’è per forza bisogno di una ingiustizia subita. Si può essere dei combattenti cazzuti anche per volontà propria, nel nome della protezione dei più deboli e della giustizia.
3) Il film regala al mondo la performance di Gal Gadot, che non sarà da premio Oscar ma è credibile, alla portata di tutti, mai sopra le righe e molto piacevole. (E poi alla fine del film sarete tutti innamorati di lei e basta, parola di scout.)
4) Per tutta la durata della pellicola, Patty Jenkins fa una intelligente carrellata di quello che significa generalmente essere una donna in un mondo di uomini, senza piangersi addosso ma dimostrando come spesso basti essere di sesso femminile per essere screditata o messa in dubbio a prescindere. Wonder Woman è una maledetta amazzone che parla più di 100 lingue eppure le viene fatta una paternale dopo l’altra, anche quando è evidente che è l’unica a sapere cosa fare e non ha bisogno di nessuno.
Per fortuna la Jenkins è un’ottima comunicatrice e mostra anche il modo di reagire a questo costante mansplaining: è importante e necessario continuare per la propria strada, dritti come un treno, tirando fuori i muscoli - metaforicamente e non. 

 

Wonder Woman è un film per le ragazze e i ragazzi, le donne e gli uomini, un film per tutti gli amanti del genere e anche per chi non lo apprezza molto, per chi apprezza i film di guerra e i fantasy, un blockbuster dal raro spessore comunicativo che attraversa i generi e i sessi e finisce con il donare non solo una rinnovata icona dei fumetti, ma anche la speranza di un mondo cinematografico popolare in cui l’inclusione e la rappresentazione possano toccare tutti nello stesso modo, attraverso personaggi e storie scritte, finalmente, per raccontare qualcosa. Insomma, pare proprio che Wonder Woman sia riuscita a compiere la missione più difficile di tutte: salvare l’universo cinematografico DC. 

© Fiorella Vacirca

Colonna sonora EPICA: 

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