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Ghost in the Shell

Ghost in the shell
Ghost in the Shell

"Ghost in the Shell": Fantascienza e domande esistenziali.

Siamo nel futuro tra immensi palazzi e gigantesche, disturbanti, pubblicità olografiche.
L’umanità ha iniziato una corsa alla tecnologia; la maggior parte della popolazione ha qualche impianto cibernetico addosso: dalla connessione cerebrale a internet, alla gamba potenziata, passando per il fegato meccanico.
In questo mondo in cui la Hanka corp., l’azienda leader del settore, agisce come Stato dentro lo Stato, la protagonista, il maggiore Mira Killian (Scarlett Johansson), si trova coinvolta in una sparatoria. Il maggiore fa parte della squadra 9, l’unità anti terrorismo cibernetico del governo ma ha una peculiarità: è l’unico essere umano con un corpo interamente robotico e di fatto è proprietà della Hanka corp.
Chi sta hackerando e uccidendo tutti i dirigenti della corporazione? Perché? E per quale motivo ogni tanto le sembra di vivere dei dejà vù di una casa in fiamme?

A prima vista “Ghost in the shell” può sembrare un semplice film di fantascienza ma al suo interno nasconde due filoni narrativi: uno esterno con l’investigazione sui crimini cibernetici che stanno destabilizzando la società e uno interno dove la protagonista, Mira, inizia un percorso di comprensione e di accettazione di sé.
A questo va aggiunto un altro filone, più sottile e forse immediatamente meno percepibile: la società e il suo inseguimento verso il potenziamento e la tecnologia.

Lasciando perdere la realizzazione grafica e gli effetti speciali, senza dubbio di grande impatto e ben fatti, ci possiamo soffermare sulla cura che è stata profusa nell’atmosfera del film, sicuramente di grande resa; questo, unito a uno script funzionale anche se non esattamente brillante, ha reso la pellicola gradevole anche per chi non ha mai letto il fumetto da cui il film è tratto.

Il film è interpretato tra gli altri da Takeshi Kitano (il direttore della squadra 9) e Juliette Binoche (la dottoressa Ouelet, la “creatrice” di Mira). 

Il tema portante del film, così come del fumetto, è la definizione di essere umano.
Il titolo “Ghost in the Shell” potrebbe essere tradotto come “anima nel guscio”, sottointendendo l’idea cardine dello script: ciò che ci definisce è quello che facciamo e sentiamo, non quello che siamo fisicamente.
Forse l’unica vera pecca è che l’intero film risente di un tema complesso che ha solo due ore per essere trattato; le modifiche rispetto al fumetto sono visibili soprattutto ai veri fan ma non disturbano la visione.

Non era comunque facile trasporre sul grande schermo un fumetto del calibro di "Ghost in the Shell"; dal 1989 è uscito vario materiale al riguardo: fumetti e film d’animazione che hanno reso vivo e riempito il mondo futuristico in cui si svolgono le vicende della protagonista, il “Maggiore”; si può dire comunque che l’esperimento sia riuscito e anche se non risulta un film imperdibile rimane un buon lavoro. 

© Marco Castelletti

 

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