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Tra la foresta e i Big Mc Menù - Captain Fantastic

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Tra la foresta e i Big Mc Menù - Captain Fantastic

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Si spengono le luci in sala.
Cala il silenzio.
Un’enorme foresta verde si staglia davanti agli occhi dello spettatore. 
Maestosa, potente, avvolgente.
Un cervo cammina in cerca di cibo tra gli arbusti, mentre la luce del sole s’intrufola tra i rami a colorare il sottobosco.
Poi un rumore attira l’attenzione dell’animale. 
È di nuovo silenzio, è di nuovo solo il suono della natura a scandire i secondi che separano questa idilliaca immagine da un qualcosa di più brusco, duro. 
Pochi attimi e un ragazzo che sembra sbucato dal nulla, piomba addosso all’animale.
Un lamento, un colpo deciso sotto la gola. 
Il respiro affannoso del cervo morente, ora è l’unica colonna sonora.
Gli occhi di entrambi, i veri protagonisti della scena.

È così che si apre Captain Fantastic, il film di Matt Ross acclamato a Cannes, e uscito nelle sale il 7 dicembre; con una forte scena che ti catapulta nell’immediato nel mondo della famiglia Cash. 
Ci troviamo in una foresta del Nordamerica: Ben Cash (Viggo Mortensen) e sua moglie sono genitori fuori dal comune che hanno deciso di crescere i propri figli lontani dalla società e il consumismo.
Sotto l’attenta guida del padre, tutti i ragazzi passano le loro giornate allenandosi duramente, sia fisicamente che intellettualmente.
Cacciano nei boschi a mani nude e coltivano l’orto; scalano ripide pareti rocciose sotto terribili temporali. Leggono, cantano e si confrontano l’un l’altro a suon di coltissimi dibattiti.
Tutti in impeccabile e invidiabile armonia; ma non quell’armonia tutta peace and love che tanto andava di moda negli anni ’60, anche se verrebbe da pensarlo guardandoli leggere e suonare tutti assieme attorno al fuoco, dopo una lunga giornata di estenuanti fatiche. 
Tutti sorridenti, tutti in perfetta sintonia con la natura che li circonda. 
A dare la dura sterzata alle loro vite però è la madre che, malata da tempo, muore inaspettatamente costringendo l’intera famiglia a un primo vero viaggio al di fuori di quel loro mondo tanto rassicurante.
Lo scontro con quella che per il resto delle persone è la normalità, fatta di comodità - ma anche di sprechi - di centri commerciali e coca-cola (in una scena definita acqua avvelenata), è il fulcro centrale di tutto il film.
Due mondi opposti costretti a mettersi a confronto per l’amore di una persona scomparsa.
Ed è su questo punto che Matt Ross vuole farci ragionare. 
Entrambi gli estremi ci risultano quasi irreali, assurdi, troppo lontani da noi, e diventa impossibile non porsi domande durante tutta la durata del film.
Drammatico, a tratti dissacrante, con picchi di intelligente ilarità: un’amalgama perfetta per riuscire a fruire delle complesse tematiche affrontate dal regista.
Coloratissimo e dal gusto d’indipendenza. 
Leggero e opprimente allo stesso tempo.
Captain Fantastic mostra come micro e macro equilibri possano essere messi costantemente in discussione, scossi e ribaltati da ciò che ci accade intorno, ma soprattutto, da ciò che ci accade dentro.

Come per Ben che, dopo la morte della moglie, è costretto a rivedere i propri ideali, il proprio ruolo di genitore e a scegliere se continuare o no nella folle impresa iniziata con la compagna dieci anni prima. 
I suoi figli che crescono sapendo di potersela più che cavare tra le insidie di una pericolosa foresta, ma incapaci di relazionarsi con le altre persone. O i cugini di città che sanno tutto di scarpe e videogames, ma che se interrogati su qualcosa di più culturalmente importante, restano zitti, incapaci di sostenere una vera conversazione.
Il tutto accompagnato da una bellissima colonna sonora firmata anche Sigur Ros.
Ci sarebbero voluti forse ben più di 120 minuti per raccontare la storia di tutti i personaggi di questa straordinaria e stramba famiglia un pò borderline. 
Ma non la definirei una mancanza del regista, quanto invece un personale desiderio di saperne di più di ciascuno di loro - sono così vivi e ben caratterizzati da bucare lo schermo. 
Matt Ross, con questo film, ci mostra l’esistenza di un mondo tanto lontano da noi, ma ci offre allo stesso tempo una via per il compromesso.
Possiamo continuare a vivere nelle nostre comodità anche se queste hanno un prezzo molto alto.
Possiamo continuare ad omologarci agli altri, a non interrogarci mai su nulla. 
Oppure, possiamo metterci in discussione come ogni protagonista di questo film.
Perché la luce colorata della famiglia Cash, con i suoi limiti, i suoi drammi e le sue contraddizioni, non può che farci credere che un cambiamento, anche solo interiore, è possibile, se non addirittura vitale. 
Quindi, se fino a ieri sera dopo la visione del film ero convinta di esser andata a vedere l’ennesima pellicola di triti e ritriti psicodrammi familiari un pò new age, beh, oggi no.

Captain Fantastic è una forte denuncia alla società, ma anche un’emozionante ricerca del proprio posto nel mondo e una delicata speranza di poter un giorno diventare persone Fantastic.
Qualunque posto sceglieremo per noi stessi.

Buona visione.

© Mara Munerati

 

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