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#crunch127 | Marga Biazzi

#crunch127 | Marga Biazzi

"Anyone who believes what a cat tells him, deserves all he gets." Neil Gaiman


Ciao Marga e benvenuta tra i morsi quadrati! Noi di CrunchEd siamo molto affamati di nuove storie e ci piacerebbe conoscere la tua. Quando hai cominciato a disegnare e cosa ti ha spinto a farlo?
Ciao e grazie a voi per l'invito. La mia è la classica storia di "nati con la matita": disegno da quando ne ho memoria, e a mia madre per farmi stare buona, bastava portare fogli e matite e lasciarmi con esse in un angolino. E sempre grazie a lei, sono cresciuta in mezzo ai libri, sia illustrati, sia di narrativa, potendo coltivare così l'immaginazione da subito e scoprendo che c'era chi "faceva i disegni per i libri". Così ho percorso sempre questa strada.


Ti va di spiegarci cosa ti ha portato a scegliere questa citazione da illustrare?
È una frase che avrei voluto scrivere io! La trovo molto bella e poetica, e anzi, non bisognerebbe ascoltare solo il gatto, ma tutti gli animali e la stessa Natura, perchè è in loro che c'è la vera saggezza e la genuinità. Le parole degli uomini sono troppo spesso corrotte da interessi, presunzione e ignoranza.


Ti esprimi in diverse categorie (che non sono dei limiti riferiti a ciò che crei ma più un modo di porti nei confronti dello spettatore/lettore). Trovi a volte frammentari questi tre filoni espressivi? Come si combinano e si equilibrano fino a comporre il tuo personale e unitario stile?
Che domanda difficile! Non è che ci siano composizione o equilibrio calcolati, in quello che faccio, dato che agisco piuttosto a istinto, in base a quello che mi viene da disegnare/raccontare (sul raccontare, poi, mi sento totalmente principiante e una narratrice molto limitata). Inoltre, il mondo artistico è molto difficile, quindi più riesci a fare, più riesci, forse, a raccogliere qualcosa, per questo lavoro dove riesco e provo strade alternative. Quando studiavo io (plestocene circa), il fumetto in Italia non aveva ancora iniziato la sua fase di "Rinascimento", quindi, per quanto fosse il mio grande amore, optai per un corso di illustrazione e per la speranza di poter avere qualche occasione in più di lavoro. Ecco, diciamo che vengo spinta anche dalla necessità, oltre che dall'ispirazione: avrei voluto essere un'artista nel senso più poetico e folle della parola, invece, con affitto e bollette da pagare, sono più pratica. E il mio stile è frutto di esperimenti in anni e anni di lavoro... e sto ancora imparando, andando per tentativi (alcuni esperimenti falliti sono stati abbandonati lungo la strada)!


Cosa ti ha spinto a cercare questo tipo d’espressione? Avevi già in mente il pubblico a cui avresti voluto comunicare o era un’esigenza personale che hai poi indirizzato tu nel tempo?
Ho sempre disegnato per la necessità di mettere le immagini che mi si formavano in testa su carta, per il desiderio di sapere riprodurre un cavallo o una creatura, di cogliere la meraviglia delle forme così eleganti della Natura... il fatto di poterne fare un lavoro lo trovai una cosa bellissima da piccola e decisi che avrei voluto fare quello (che a far la vetrinaria avrei dovuto vedere gli animali soffrire e non avrei potuto salvarli tutti, e non ce la potevo fare)... Purtroppo, facendo diventare ciò che amavo un lavoro, a me è andata male, forse anche perchè sono una pessima commerciante di me stessa, ho perso la passione e mi sono ritrovata con un caricone di frustrazione, pochissime soddisfazioni e tanta ansia... ma negli ultimi anni, grazie ai social (croce e delizia dei nostri tempi) le cose che facevo per me hanno avuto una buona risposta di pubblico, e questa è stata una buona spinta per ritrovare un po' di entusiasmo: non doversi adattare alle esigenze di un cliente, ma essere apprezzati per ciò che si fa, per ciò che ci rappresenta, è la massima soddisfazione per chi fa arte!


C’è un autore in particolare che ha illuminato o che ancora illumina le tue opere? In altre parole, c’è un artista, uno scrittore che ti stimola a mordere la vita?
Ho diversi maestri, di cui ammiro il lavoro e a cui ho attinto per andare poi a comporre e elaborare uno stile personale, e il primo è Alfons Mucha, seguito da Arthur Rackham e in generale i mestri dell'illustrazione di fiabe di inizio '900. Amo tantissimo anche Claire Wendling e Vanna Vinci.


Domanda irrinunciabile per il palato di CrunchEd: qual è il tuo rapporto con la musica e quali vie sceglie per farsi strada fino ai tuoi disegni?
È una gradita compagna, ma non siamo amanti appassionati. La radio in sottofondo c'è sempre mentre lavoro, e ho dedicato anche alcune illustrazioni a canzoni che mi hanno particolarmante colpita per le immagini in grado di evocare ( pezzi dal sapore di ballate da bardo), ma a parte questo non influenza il mio lavoro, e io per prima sono totalmente negata per questo mondo, non sapendo suonare ed essendo di uno stonato imbarazzante. Mi piace, eh, ma mi piace a volte di più il silenzio.


Chiudiamo con un classicone e, intanto, ti ringraziamo per la disponibilità: progetti futuri? A cos’altro stai lavorando?
L'unica cosa certa è che il 15 febbraio uscirà una mia raccolta di racconti illustrati per la grande distribuzione, in versione deluxe rispetto alla versione autoprodotta, le PICCOLE BALLATE CRUDELI sotto l'etichetta Shockdom. Per il resto, si vedrà: io continuo disperatamente a cercare di avere una vita tranquilla e a tentare di continuare a disegnare, visto che questo ultimo anno è stato un pochetto sfortunato... e farò del mio meglio per riuscirci! Grazie a voi per l'ospitalità nel vostro progetto!

Grazie mille Marga per essere stata qui, noi continueremo a seguirti:
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