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#crunch126 | Martina Vanda

#crunch126 | Martina Vanda

"I merely took the energy it takes to pout and wrote some blues." Duke Ellington


Ciao Martina e benvenuta tra i morsi quadrati! Noi di CrunchEd siamo molto affamati di nuove storie e ci piacerebbe conoscere la tua. Quando hai cominciato a disegnare e cosa ti ha spinto a farlo?
Da quando ho cominciato da piccolissima, semplicemente, non ho mai smesso. Ero felice e a mio agio quando disegnavo. Non avevo mai pensato che il disegno sarebbe potuto diventare la mia professione. Disegnavo e basta e cercavo di migliorarmi sempre di più. Poi quando ho cominciato ad essere timida ed introversa, ho trovato nel disegno la mia parola e la mia forza. Oggi invece disegno con uno spirito di grande offerta pensato per chi inciampa sui miei libri e lavori.


Ti va di spiegarci cosa ti ha portato a scegliere questa citazione da illustrare?
Mi piace perché è una frase che non ha bisogno di spiegazioni. È diretta come la musica. Ed è esattamente quello che cerco di fare io con i miei disegni: trasformare i miei bronci in blues.


Ceramica, carta, muro. Che rapporto hai con queste diverse superfici? le scegli per un motivo preciso o sono secondarie al disegno che ospiteranno?
No, non sono secondarie! C'è un dialogo fondamentale, parte integrante del risultato finale, con ogni superficie che scelgo o che mi viene proposta per commissioni.


C’è un autore in particolare che ha illuminato o che ancora illumina le tue opere? In altre parole, c’è un artista, uno scrittore che ti stimola a mordere la vita?
Sono gli scrittori quelli che mi hanno incoraggiato maggiormente. Il diario di Virginia Woolf in particolare mi ha dato tantissimo sostegno. Ma ciò che mi guida da 20 anni e che mi insegna a mordere la vita quotidianamente e a rinnovare la mia scelta, sono gli scritti di Nichiren Daishonin un monaco buddista giapponese del 1200. Pratico questa filosofia da 20 anni.


Molti dei tuoi disegni creano un’atmosfera molto familiare e quotidiana, pure nel loro aspetto spontaneo e non premeditato. Sono ispirati da momenti vissuti ed elaborati tramite l’inchiostro o sono frutto di invenzione?
Si alcuni attingono proprio da momenti vissuti, altri sono ispirati ad atmosfere desiderate e quindi solo immaginate. Ma comunque c'è tanto gioco nei miei lavori e disegnare di getto senza fare bozzetti è la parte più divertente perché mi permette sia di essere onesta e spontanea, sia di sorprendermi, sia di integrare errori e pentimenti all'interno di un disegno ed in questo modo espandere il mio vocabolario grafico e visivo.


Domanda irrinunciabile per il palato di CrunchEd: qual è il tuo rapporto con la musica e quali vie sceglie per farsi strada fino ai tuoi disegni?
Ecco questa domanda mi piace. La musica migliore come sottofondo per il mio lavoro è il silenzio più assoluto. Io quando disegno cerco di fare e trasmettere musica, musicalità e ritmica. L'Universo ed i suoi fenomeni sono ritmica. È come se un musicista ascoltasse musica mentre cerca di creare la propria: è improbabile. Così anche io mi sintonizzo sulla musica migliore che ho dentro e cerco di tirarla fuori con immagini. Così i disegni devono vibrare con contrasti sottili percepiti a più livelli dati dalla tecnica, dal segno e dalla sequenza delle immagini. In questo senso il movimento è forse il vero soggetto di tutto il mio lavoro... e quando non disegno ascolto musica a palla e ballo come una pazza! :)


Chiudiamo con un classicone e, intanto, ti ringraziamo per la disponibilità: progetti futuri? A cos’altro stai lavorando?
Ho due nuovi libri per l'infanzia terminati e sto cercando l'editore adatto. Poi ho un progetto espositivo di disegni per una galleria d'arte contemporaneo. E sto riparando il mio forno ceramico per creare delle opere che scalpitano da un anno per uscire. A breve stamperanno due disegni 10x10 metri a L'Aquila, da affigere su un palazzo in restauro e non vedo l'ora!

Grazie mille Martina per essere stata qui, noi continueremo a seguirti:
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