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#crunch117 | Valeria Appendino

#crunch117 | Valeria Appendino

"Well, welcome to the Unknown, boys. You're more lost than you realize."Over the Garden Wall.

Ciao Valeria e benvenuta tra i morsi quadrati! Noi di CrunchEd siamo molto affamati di nuove storie e ci piacerebbe conoscere la tua. Quando hai cominciato a disegnare e cosa ti ha spinto a farlo?
Ciao ragazzi! Come molti altri, disegno da quando ero bambina. Cartoni, libri illustrati, fumetti e videogiochi erano e sono ancora grande fonte di ispirazione. Io e mia sorella Giuliana passavamo le nostre giornate a giocare a facciamo finta che… e disegnare era un modo per dare forma alle avventure e ai personaggi che ci inventavamo. Abbiamo giocato come due bambine fino ad un’età imbarazzante. Da adolescenti ci chiudevamo in camera a giocare ai videogiochi, immaginando che sullo schermo ci fossero i nostri personaggi che vivevano un’avventura tutta loro. A pensarci bene non è molto diverso da quello che facciamo ora.

Illustrazione di Valeria Appendino

Ti va di spiegarci cosa ti ha portato a scegliere questa citazione da illustrare?
La citazione che ho scelto viene dal cartone "Over the garden wall". La storia parla di due ragazzini che si perdono in un bosco chiamato Ignoto. Quello che ci viene detto di Ignoto è che è un luogo misterioso, dove storie da tempo dimenticate vengono rivelate a coloro che lo attraversano. Quest’immagine mi piace tantissimo, perché è proprio ciò che vorrei creare io: storie misteriose e personaggi bizzarri che si possono scoprire solo se, per propria volontà o anche per caso, ci si avventura in luoghi oscuri. Vorrei riuscire a dare questa sensazione di essersi persi e di essere anche un po’ in pericolo.

Illustrazione di Valeria Appendino

I tuoi innumerevoli personaggi rimangono impressi anche se sono apparsi una sola volta sul foglio. Da dove viene questa schiera di strani soggetti? Dove vanno? Cosa cercano?
Sinceramente prima di leggere questa domanda non mi ero mai accorta che disegno praticamente solo personaggi. Strano! Lo faccio perché mi piace e mi viene naturale. Credo che torni tutto con il discorso di prima: sono creature che abitano quel “bosco”. Piccoli esseri che si nascondono negli anfratti dove nessuno guarda, personcine dalla faccia buffa con segreti orrendi e tanti altri. Sono lì perché devono esplorare quegli argomenti che mi fanno paura e che spesso mi ripugnano, ma che mi incuriosiscono in modo quasi morboso. Sono lì perché devono vivere delle storie che io voglio riuscire a raccontare e tenere vivo quel gioco che va avanti da quando sono piccola. Wow, questa domanda mi ha fatto riflettere su un sacco di cose.

Illustrazione di Valeria Appendino

C’è un autore in particolare che ha illuminato o che ancora illumina le tue opere? In altre parole, c’è un artista, uno scrittore che ti stimola a mordere la vita?
È un bel problema dare una risposta, perché praticamente tutto il tempo che non passo a disegnare lo passo a guardare disegni di altri e proprio non riesco a scegliere uno o due artisti in particolare! Vado dai preraffaeliti ai lombrichi disegnati con i pennarelli, passando per l’artista che viene bannato ogni due settimane da Instagram. Tutti mi danno qualcosa di importante, anche se il mio risultato finale è molto diverso dal loro. Per quanto riguarda la lettura mi piace molto il realismo magico, mi piacciono le fiabe e le storie folcloristiche. Sono tutti generi che mi fanno pensare che il sonno della ragione genera mostri, ma alcuni di questi sono carini se indossano un cappellino. Mi entusiasma e mi spaventa pensare che ci siano stati tempi e situazioni in cui realtà e fantasia erano confusi tra loro. Inoltre mi ispirano anche moltissimo persone particolari, fotografi, film, vestiti stravaganti, oggetti bizzarri, un po’ di tutto. Sarebbe molto più facile dire cosa non mi ispira e cosa non mi piace.

Illustrazione di Valeria Appendino

Anche il colore è lasciato libero di espandersi sulle tue tavole. C’è una differenza, al di là di quella tecnica, tra l’espressione digitale e quella “tradizionale”? Come ti rapporti con entrambe?
Devo confessare che ho imparato a colorare da pochissimo. Fino a circa un anno fa facevo tutto in bianco e nero, che mi piace molto, ma mi faceva sentire un po’ limitata. Ho provato qualche tecnica tradizionale, fallendo con conseguente crisi mistica, finché non ho scoperto l’ecoline, che adoro e che, unito alle matite colorate, è proprio quello che cercavo. Il digitale ho cominciato a esplorarlo solo ultimamente. Offre opzioni infinite e la cosa mi ha sempre mandata nel panico, soprattutto perché tra tutte non trovavo mai qualcosa che facesse al caso mio. Da poco ho capito che più sto sul semplice meglio è. Una cosa che ho notato è che ai lavori tradizionali tendo ad attaccarmi in modo molto emotivo e anche un po’ stupido. Sono cose uniche in cui ho messo un pezzettino di me e pensare di separarmene per sempre e che magari in mano di altri si possano rovinare mi spaventa, anche se, come mi è stato fatto notare, io di lavori ne produrrò molti altri e forse non ha senso tenerli tutti per me. Il digitale mi permette di avere un approccio più pratico.

Illustrazione di Valeria Appendino

Domanda irrinunciabile per il palato di CrunchEd: qual è il tuo rapporto con la musica e quali vie sceglie per farsi strada fino ai tuoi disegni?
Sono cresciuta in una casa piena di vinili in cui si è sempre ascoltata tanta musica di tanti generi diversi. Alcune delle copertine di quei dischi mi sono rimaste piantate in testa, come quella di una raccolta con il “Bolero” di Ravel e “Quadri di un’esposizione” di Mussorgsky, al cui centro era disegnata una piccola Baba Jaga. Ancora adesso ascolto un sacco di musica durante la giornata e adoro ballare come una disgraziata, quindi non è raro lasciarmi seduta alla scrivania con le cuffiette e ritrovarmi che mi agito come una tarantolata per la stanza. La musica mi ispira a disegnare e disegnare mi ispira ad ascoltare musica: spesso mi capita che un disegno che sto facendo mi faccia venire in mente qualche canzone che magari non sentivo da un po’ e che poi questa canzone me ne faccia venire in mente altre e così via. Penso sia una cosa abbastanza comune. Comunque mentre lavoro ascolto anche tantissime storie del mistero e del crimine, ma con quelle non ballo. Ho una sorta di dipendenza per il macabro e per le indagini, una cosa di cui non vado troppo fiera, ma che ogni tanto si rivela molto utile.

Illustrazione di Valeria Appendino

Chiudiamo con un classicone e, intanto, ti ringraziamo per la disponibilità: progetti futuri? A cos’altro stai lavorando?
Progetti futuri ce ne sono parecchi! Io e mia sorella Giuliana, le “Ciospe in scatola”, stiamo lavorando a un libretto che non vediamo l’ora di finire, con testi miei e illustrazioni sue. Il tema sono le nuvole! Abbiamo anche in programma di aprire un canale Youtube dedicato allo storytelling e al disegno. Il mio obiettivo personale per il futuro prossimo è di imparare a fare fumetti e creare un set di tarocchi. Poi c’è il mio sogno nel cassetto, quello che conservo da quando sono piccola, che è scrivere e illustrare un libricino sulle streghe e la stregoneria. Ci sono tantissime cose che vorrei fare, il problema è starci dietro. Però ce la posso fare. Grazie a voi, ragazzi!

Grazie a te Valeria, è stato bello conoscerti. Noi continueremo a seguirti:
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