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#crunch200 | Ombretta Blasucci

#crunch200 | Ombretta Blasucci

“Pull up a chair. Take a taste. Come join us. Life is so endlessly delicious.” ― Ruth Reichl

Ciao Ombretta e sempre bentrovata a casa, in Noi di CrunchEd siamo molto affamati di nuove storie e ci piacerebbe conoscere la tua. Quando hai cominciato a disegnare e cosa ti ha spinto a farlo?
Ho cominciato come tutti i bambini, con fogli e matite, ma anche sulle valige con i pastelli a cera, ho continuato sui diari di scuola e sulle schedine, continuo ancora.
Credo di essere alla ricerca di qualcosa, né un oggetto né un concetto, ma una possibilità.
Sul foglio puoi fermare ciò che è temporaneo, disegnare ciò che non esiste e ridisegnare ciò che non si può correggere. Se riesci a essere abbastanza fedele a te stesso.

Ti va di spiegarci cosa ti ha portato a scegliere questa citazione da illustrare? 
È stata La Mela a decidere. Da quando sono parte della schiera di affamati d’arte di CrunchEd le mele non sono più un semplice frutto.
Neanche la Genesi o la Apple erano arrivate a tanto. Di citazioni preziose e indimenticabili ce n’è una quantità tale da rendermi la scelta quasi impossibile.
Ma solo poche citazioni avrebbero potuto suggerirmi immagini di mele mordenti. La Mela ha ristretto il campo.

Ti destreggi molto bene sia con le tecniche tradizionali che con quelle digitali. Come ti relazioni con questi diversi modi di illustrare? Quali sono per te le differenze e i punti di contatto?
È un’alternanza su cui rifletto spesso e quando la noto negli altri li ossessiono con lo stesso interrogativo. Non ho una predilezione per una delle due tecniche e le sento molto diverse, quasi nel senso fisico del termine. Per cui mi trovo a sceglierle nello stesso modo, a sensazione, a pigrizia, a seconda di dove mi trovo o di quanto spazio ho in borsa, a seconda di quale materiale voglio avere tra le mani e procedo così, senza premeditazione.
Le differenze e le somiglianze che percepisco sono perciò molto basilari: il gesto del disegno precede e accomuna nell’intenzione ogni tecnica e supporto, invece il tatto e l’esperienza meramente fisica sono la differenza fondamentale che influisce sulla scelta tra i due supporti.

C’è un autore in particolare che ha illuminato o che ancora illumina le tue opere? In altre parole, c’è un artista, uno scrittore che ti stimola a mordere la vita?
Ce ne sono così tanti che ogni giorno potrei rispondere a questa domanda con nomi diversi. A bruciapelo dirò Tove Jansson perché è ciò di cui ho bisogno adesso: ricordare come si scrivono le favole, innamorarmi di ogni tratto di inchiostro, ritrovare quella fame di parole e immagini che mi teneva sveglia da bambina. Sentire di appartenere al mondo di qualcun altro e immaginare di poterne creare uno che possa fare lo stesso effetto a qualcun altro, anche in minima parte.

Ogni tanto ti dedichi anche alla stampa e alla realizzazione di zine. Ti va di parlarci della tuo rapporto con il cartaceo? 
È un percorso lento e incerto di conoscenza e approfondimento di cui non riesco a fare a meno, nonostante mi intimidisca. Quando mi stacco dal foglio e dalle due dimensioni le possibilità si moltiplicano esponenzialmente. Il tipo di carta, di stampa, le possibili rilegature, sono componenti che vorrei approfondire e saper gestire in prima persona, concentrandomi sul processo artigianale perché usare le mani sconfigge quell’intimidazione a cui accennavo prima, nemica giurata di qualsiasi impulso creativo. Per questo amo con sfacciata ignoranza la carta sia come veicolo che come protagonista decisivo dell’espressione artistica.

Oltre che con le tecniche di illustrazione, stai sperimentando con l’animazione. Dai un particolare tocco retro gaming ai tuoi lavori. Quali sono i tuoi punti di riferimento per questo stile?
Comincio ad accorgermi che in tutto quello che faccio c’è un motore comune: quintali sempre più manifesti ed esigenti di nostalgia. Per quanto riguarda il tocco retro gaming l’origine di tutto è sempre e solo lei, la Nintendo. Da piccola non avevo la play station e colmare questa lacuna è pressoché impossibile. Ma ero aggrappata ferocemente al game boy.
E quel riassunto in pixel di realtà immaginarie è qualcosa che mi è rimasto impresso a fuoco e che cerco ancora oggi nei videogiochi e nell’illustrazione. Nel mio modo di disegnare non è molto visibile questo collegamento ma alcune necessità espressive stanno emergendo sempre più prepotentemente. Link, Pokemon e Super Mario continuano a essere pilastri fondamentali, accompagnati da tutto ciò che l’indie con un minimo di vena nostalgica può offrire. Il capitolo animazione invece è pericolosamente più ampio ma semplificherò.
Da brava figlia degli anni ’90 l’animazione giapponese è stata tra i primi input visivi di cui ho memoria. Tuttora ripercorro e riscopro autori e artisti che mi hanno ispirato inconsciamente a distanza di anni. Tezuka e Miyazaki possono forse rappresentare le due estremità di una parentesi molto affollata nella quale non posso fare a meno di perdermi felicemente.

Domanda irrinunciabile per il palato di CrunchEd: qual è il tuo rapporto con la musica e quali vie sceglie per farsi strada fino ai tuoi disegni?
La musica che mi accompagna decide per sé quando cambiare strada e quando rimanere per settimane a rimbalzare tra gli stessi tre brani. Nei momenti di maggiore indecisione e insofferenza c’è però una certezza in forma di ricerca ricorrente e spasmodica di playlist possibilmente infinite: lo-fi quando tutto è insostenibile, soprattutto la perfezione, e le parole sono di troppo, city pop quando voglio ascoltare nostalgia e parole che non capisco, vaporwave, ciao video della cedrata Tassoni, ci vediamo tra poco, quando la nostalgia si fa più familiare e alienante allo stesso tempo. Questi generi creano il contesto perfetto per fondersi alla scrivania senza percepire alcuna costrizione. O forse è solo la vecchiaia che mi reclama.

Chiudiamo con un classicone e, intanto, ti ringraziamo per la disponibilità: progetti futuri? A cos’altro stai lavorando?
Tra le risposte a questa intervista ci sono tutti i pezzi del puzzle. La carta e le zine, l’animazione e il retro gaming, le storie che mi riportano all’infanzia e la nostalgia imperante, La Mela. In una fantastica e confusa nebulosa d’incertezza e ispirazione. Per dirlo in italiano, vorrei creare e sperimentare di più, specialmente per quanto riguarda zine e animazione, sotto la guida spirituale di CrunchEd. Il progetto Strega Squisita per Halloween è quasi ultimato, la prossima tappa è il Natale.
E nel frattempo non voglio fermarmi a pensare, voglio solo creare, per il gusto di farlo, per fame atavica.
Statemi a guardare, inciampo spesso e fa un sacco ridere.

:) Non smetteremo mai di guardarti
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