© Un racconto di Leonardo Castoro - Illustrato da Giorgia Iacobelli
Stanco morto
Giro la chiave. Fa il solito rumore. Come faccio per oliare la serratura? Me lo chiedo ogni volta. Non lo so come si fa. Non le so fare, certe cose. Mio padre forse sì. Potrei chiamarlo, chiederglielo. Ma la porta si è aperta. Il rumore è finito. Poi ci penserò. La serratura è l’ultimo dei problemi. Richiudo la porta, dietro di me. Davanti mi aspetta il solito soggiorno buio. Non accendo neanche le luci. Non ne vale la pena. Butto le chiavi sul tavolinetto, al centro. Poi mi butto io sul divano. Sprofondo. Oh, sì. Sento la schiena distendersi. Mi sembra quasi di vedere le vertebre rilassarsi, finalmente. Un piede con l’altro, mi tolgo le scarpe. Le calze respirano. Oh, sì. Stanco. Stanco morto. Stanco morto. Stanco morto. Certe espressioni trite sono proprio vere. Stanco. Morto. No. Non posso addormentarmi. Sono tornato ora, che cazzo. Se mi addormento, buonanotte. Mi sveglio direttamente domani. E si ricomincia. No. Non addormentarti, coglione. Resta sveglio. Riposati, sì. Riposati e basta. Ma che cazzo, ora mi metto a parlare da solo? Sto uscendo pazzo. Si esce pazzi, alla fine. O pazzi o morti. Stanchi morti. Pazzi stanchi morti. Basta. Basta. Basta, porca puttana. Sono patetico. È come se il cervello si sia svegliato ora, altro che addormentarsi. Ora ti metti a funzionare, eh? Ora che non servi a un beneamato cazzo. Ma bravo. Ecco, ora parlo col mio cervello. Non mi risponderà, poco ma sicuro. Altro che sveglio. Ma basta. Devo rialzarmi. Devo mangiare. Crepo di fame. Ma chi mi alza da qua? Sento i crampi allo stomaco. Voragini. Ma chi mi alza da qua? Dopo. Dopo mi alzerò. Oh, ehi, non addormentarti. Non addormentarti, cazzo. Devi mangiare. Dopo, ma devi mangiare. Dopo. Oh, sì. La serata comincia ora, che cazzo. Dopo tutta la giornata. Questo è il mio tempo. Non sprecarlo. Alzati. Mangia. Fai qualcosa. Cazzo. Sì, dai, un altro po’ e poi mi alzo. Mi alzo, mangio e… e faccio qualcosa. Potrei vedermi un film. Pago tutti quei milioni di abbonamenti e poi non vedo mai un cazzo. Sì, vedrò un film. Un bel film. Un filmone che mi manca. Oppure mi rivedo uno dei miei preferiti. Ne vedevo a centinaia, di film. Andavo pure al cinema. Almeno una volta a settimana. E chi me lo toglieva, il mio cinema settimanale, il mio film ogni sera? Ora chi ha più tempo? Ma quale film, mi si chiudono gli occhi. Al massimo potrei vederne uno di quelli stupidi, da vedere a cervello spento. A cervello spento. A cervello spento. Porca puttana, non riuscire neanche a vedere un film! E a leggere. Prima leggevo. Divoravo libri. Da quant’è che non ne apro uno? Ma come? Quando? Quando leggere? Quando vedere un film, andare al cinema? Quando? Chi me lo dà, il tempo? Dove lo trovo? Ah, basta. Che te ne fai, di un film, di un libro? Tempo sprecato. E quando passavi il tempo a leggere i libri e guardare i film, sprecavi ancora più tempo. Al posto dei libri e dei film saresti dovuto uscire. Uscire. Sì. Passare tutto il tempo fuori. In giro. Senza fare un cazzo. Passeggiare, andare in un parco, magari in campagna. Magari in bici. Ora chi ce li ha più i polmoni? Viaggiare. Viaggiare, madonna. Ora chi se lo può permettere un viaggio? Quando ficcarlo? Ma sì, pure su una panchina del cazzo, a vedere le persone. Mi ricordo quando lo faceva mio nonno, sul suo balcone, e io pensavo sempre “speriamo di non fare quella fine, speriamo di non annoiarmi così tanto, da vecchio”. Da vecchio, sì. Ora venderei l’anima al diavolo per potermi annoiare. Mi ricordo quando mi presero. Tutti a dirmi “ti sei sistemato, bravo, ce l’hai fatta”. Non c’era scritto sul contratto che la sera non avrei avuto la forza di alzarmi dal divano anche solo per mangiare, cazzo, e neanche per vedere un cazzo di film o leggere un cazzo di libro e che non avrei messo più piede in un parco in un cinema perché il fine settimana lo avrei passato a dormire dormire dormire dormire forse sognare no bugia perché i sogni manco li ricordo più e chi sogna più poi chi sogna più. Basta. Non ho la forza neanche per incazzarmi. Non ho la forza neanche per piangermi addosso. Ma sì, dormiamo. Vaffanculo il mangiare. Vaffanculo i film, i libri. Vaffanculo tutto. Solo il divano esiste. Stanco morto. Più stanco o più morto? Ah, ah, che ridere. Ti senti importante, forse? Solo tu lavori? Neanche fatichi. Ti consumi il cervello e basta. Ma a chi importa? Vaffanculo tutto. Vaffanculo il vaffanculo. Basta. Dormiamo. Ché domani siamo punto e accapo.
© Un racconto di Leonardo Castoro - Illustrato da Giorgia Iacobelli - Editing di Paolo Perlini
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