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Moby Dick e altri racconti brevi | Alessandro Sesto

Moby Dick e altri racconti brevi | Alessandro Sesto

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A San Silvestro e Capodanno si usa salutare il nuovo anno con  i botti. C’è chi esagera e oltre a queste esplosioni vivaci si disfa di mobili e stoviglie vecchie, antichi riti diffusi un po’ ovunque che hanno questo significato di esorcismo contro demoni e spiriti maligni. 

Io ho una moderata repulsione per i riti, non credo nell’esorcismo, nei demoni e negli spiriti maligni, per cui mi sono limitato ai botti: come lo scorso 2016, ho concluso il mio anno di letture con un libro di Alessandro Sesto. Dalla 17° edizione di PiùLibriPiùLiberi sono tornato a casa con il suo primo libro, Moby Dick e altri racconti brevi, rimandando al prossimo anno la lettura dell’ultimo suo romanzo.

Ed è una raccolta che inizia con il botto, proprio con il racconto Moby Dick. Quando ho letto il romanzo di Melville la mia domanda era stata: “Ma cosa passava nella testa di quell’uomo che per primo ha deciso di cacciare una balena, un mammifero grande trenta volte un elefante? Aveva tutto a disposizione: galline, conigli, asini, cavalli…perché se l’è presa con la balena?”
L’interrogativo che si è posto Alessandro Sesto è più sottile: perché il colore bianco della balena dovrebbe suscitare tanto terrore, più della stessa feroce balena? Cosa aveva Melville contro il bianco, perché lo temeva?
Un piccolo racconto, poche righe che evidenziano un aspetto di questo capolavoro. Ho detto capolavoro? Alessandro conclude il racconto così:
“Insomma, non è male ma anche se non lo leggete è lo stesso”.

Fra i tanti racconti ce ne uno al quale sono affezionato. Per scopi ed esiti diversi narra un episodio con il quale mi sono cimentato anch’io. Si intitola "La Vita come Arte" e racconta di quando Paul Verlaine torna a casa con un pesce e una bottiglia d’olio. Arthur Rimbaud, suo amante infernale lo deride, Verlaine lo prende a schiaffi con il pesce e poi, per sbaglio gli spara e lo ferisce a una mano.
Secondo Alessandro Sesto è l’unico caso di schiaffeggiamento mediante pesce, condizione sufficiente per entrare nella storia, anche senza aver scritto alcunché. Convinto di questo, con l’intenzione di trasformare la propria vita in arte, l’autore si presenta dalla propria ragazza un martedì sera, con uno scorfano da due chili e un bottiglione d’olio. Schiaffeggia la ragazza con il pesce...non viene preso a pistolettate ma poco ci manca.

In sostanza cosa si trova in questo libro? Si trovano altri libri, si scopre il lato B di romanzi famosi, considerazioni su personaggi, episodi, collegamenti con la vita reale propria o di Aldo Marino, amico di Alessandro Sesto.
Come recita la quarta di copertina: “Cos’hanno in comune un impiegato e un poeta maledetto? Perché non bisogna mai dire Adios, Scheherazade? Come mai Leopardi rimpiangeva la vita prima di Facebook pur vivendo prima di Facebook?

Quello che risalta è l’amore, l’attenzione che l’autore dedica nei confronti dei libri di cui parla, dai grandi classici russi (Anna Karenina, Guerra e Pace) ai titoli più moderni (L’insostenibile Leggerezza dell’Essere, Le Particelle Elementari). Ma farne l’elenco sarebbe troppo lungo e scorrendo rapidamente le pagine mi è venuto il dubbio che forse, farei prima a dire cosa manca.

Ogni racconto è scritto con uno stile perfetto, condito da un’ironia intelligente, mai banale, tanto che parafrasando il secondo libro dell’autore, di fronte a uno scrittore che tenta di fare lo spiritoso mi verrebbe da dire: “Lascia stare l’ironia che l’ha già usata Alessandro Sesto”.


Moby Dick e altri racconti brevi | Alessandro Sesto

Copertina flessibile: 166 pagine
Editore: Gorilla Sapiens (1 settembre 2013)
Collana: Caramella acida
Compra su: Amazon

Di Alessandro Sesto leggi pure: Lascia stare il la maggiore che lo ha già usato Beethoven

© Paolo Perlini

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