Cecilia Resio e L’Odore dei Leoni

Cecilia Resio e L’Odore dei Leoni

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Io e la poesia abbiamo uno strano legame. Come il rapporto d’amore tra Liz Taylor e Richard Burton: ci si sposa, si divorzia e poi ci si risposa.

 A parte i temi scolastici a soggetto libero, nei quali mi divertivo a narrare le avventure della Banda PMD (dalle iniziali dei componenti, e io ne ero il capo e fondatore) credo di avere iniziato a poetare ben prima di scrivere racconti. Penso di avere conosciuto e amato i poeti, più per le loro vite che per la scrittura e per dirla tutta, non mi piace ascoltare una poesia, preferisco leggerla e se proprio devo usare le orecchie, con mio stupore preferisco che i versi siano declamati da un uomo.
Mi affaccio alla poesia con i piedi di piombo felpati, a volte con supponenza e raramente con invidia e quando trovo un genere, un autore che mi colpisce mi sento come un bambino che impugna il cono gelato e lo lascia gocciolare sulla mano, voglioso di mangiarlo, timoroso di finirlo.
Quando trovo l’autore che mi piace succede come in quei concerti (rock o classici non importa) in cui una nota entra, va a toccare il cuore e fa vibrare tutto il resto.
Succede come quando mangi le pappareline in brodo con in fegatini e il sapore ti riporta alle domeniche d’infanzia.

Sì, quando trovi la poesia giusta viaggi nel tempo, senti una carica, hai l’impressione che le giornate non finiscano e che l’alba s’affacci alle diciotto.
Mi piacciono le poesie che in poche righe riescono a raccontare una storia, quelle che danno un colore diverso alle parole, si prendono gioco del loro significato. Quelle in cui una frase ti fa sorridere, strabuzzare gli occhi, indumiare, strangossare, e pazienza per chi non capisce il veneto.

Ne scrivo qui una presa a caso, tratta dalla poesia Il Compositore, pag. 35 di “L’Odore dei Leoni” di Cecilia Resio.

Sono tornata sui miei passi
e li calzavo a pennello

Due righe che contengono una storia intera, che lasciano spazio all’immaginazione e io già mi vedo una donna dai capelli bianchi che percorre a ritroso la propria vita e non rinnega nulla del passato.

E mi fermo, perché qualcuno mi ha suggerito che dalle poesie non bisogna estrapolare singole frasi. In effetti, non è una bella cosa da fare, assomiglia tanto ai trailer dei cine panettoni e allora riporto una poesia che non fa parte di questo libro ed è stata pubblicata in Lodi del corpo maschile, iniziativa curata da Alessandra Celano e Giulio Mozzi.

L’Oliponto
Ti bacio sulle labbra unite come gli sci
e tu con quelle scendi a spazzaneve sulle mie gambe socchiuse
e lascia due piccole scie di saliva in modo da ritrovare la strada
per ritornare e farmi sentire le tue labbra ristorate

ti bacio e voglio che la tua bocca sia spalancata
in modo da infilare la lingua e poi la testa
e poi tutto quanto il muscolo del cuore
che batte come una puttana sulla tangenziale
del nostro trafficato amor

ti bacio i luoghi del tuo corpo dove nessuna mai ha posato
la sua bocca,
ti bacio l’oliponto,
il postalzo,
entrambe le passigonde,
ti lecco le sfilotizie,
risucchio il bandorlo e i tuoi meravigliosi lapsi

ti bacio le sinapsi
e tutta la fibra muscolare

quando mi stringi forte
e mi dici non andare

Di Cecilia Resio mi è sempre piaciuto questo e vale la pena leggerla. Se non vi piace la poesia provateci, magari succede anche a voi di ricordare quella volta che il gelato vi si è sciolto in mano. Magari vi succede leggendo la prefazione di Aldo Nove (se non lo conoscete potete dire addio al paradiso e prenotare un posto al purgatorio)
oppure guardando e toccando la copertina di Lorenzo Mattotti (se non lo conoscete potete salutare anche il purgatorio e andare dritti all’inferno).

Magari vi succede alla fine, quando conoscerete l’origine del titolo.

L'odore dei leoni
Autore Resio Cecilia
Prezzo € 12,00
Dati 2016, 90 p., brossura
Editore Youcanprint 
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© Paolo Perlini

 

 

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