Si può sopravvivere a una mamma che si «suicida spesso»? Sì, ma non benissimo. «È documentato»
Recensione di Simonetta Gallucci
Leggere sui mezzi pubblici, oltre a sventare attacchi di bulimia da social con annessi rigurgiti di FOMO (nonché rappresentare una “Tecnica di nascondimento per adulti light”, ma questo l’ho già detto), è una sorta di esperimento antropologico: sembri, mentre reggi un libro tra le mani, una specie in via d’estinzione e gli altri, più o meno velatamente, ti guardano. Ieri sera ero in tram, stavo tornando a casa e mi gustavo, con un sorrisino che mi aleggiava sul viso, le ultime pagine di Bestia di mamma di David Goudreault, edito in Italia da Marcos y Marcos nella traduzione di Sara Giuliani.
Una signora che aveva tutta l’aria da professoressa d’italiano in pensione, in piedi di fronte a me, prima sembrava approvare ma poi, dopo aver piegato la testa di lato per leggere il titolo, ha riportato su di me uno sguardo sconcertato; l’ha distolto immediatamente senza però perdermi di vista, come se da un momento all’altro io, che tanto gentile e tanto onesta appaio, potessi tirar fuori dalla borsa una pistola e fare una strage. Mentre scendevo, invece, ho notato un ragazzo che dalla copertina del libro (impattante almeno quanto il titolo, con quel gatto nero in una pozza rosso sangue e tutto scarabocchiato) è passato a me, incuriosito.
Curiosità e sconcerto sono due delle tre reazioni che si sperimentano leggendo questo romanzo, che ha come protagonista la “Bestia”, mai chiamato col suo vero nome. Fin dalla prima pagina di lui si sa che ha commesso un omicidio, ma non si conosce l’identità della vittima; da lì parte una lunga confessione («È la mia verità ed è l’unica che conta», dice), che comincia con una madre che «si suicidava spesso» ma quando riemergeva dagli inferi diventava «una donna meravigliosa», passa attraverso le peregrinazioni da una famiglia affidataria all’altra e approda alla vita adulta, fatta di sussidi statali, furti e incontri sessuali che gli danno più rogne che piaceri. È un megalomane, la Bestia: un giorno diventerà un famoso rapper, farà il suo grande ingresso nella criminalità organizzata e le donne finalmente riconosceranno il suo innegabile fascino. Un giorno, sì, perché intanto resta, nell’intimo e suo malgrado, un bambino separato dalla madre e che a lei tenterà fino alla fine di ricongiungersi. Ed è qui che scatta, involontaria e inaspettata, una terza reazione: la compassione.
Ma quanto può metterci in una posizione scomoda empatizzare con un personaggio così aberrante, senza scrupoli né sensi di colpa, che sfoga la frustrazione uccidendo animali domestici (i gatti sono la sua specialità) e medita vendette spropositate per chiunque sia finito sulla sua lista nera (e dai, però, chi non ha un elenco di persone alle quali augura almeno un cagotto ogni tanto…)? Eppure, è ciò che accade, o almeno a me è successo (sarò una brutta persona). Mi sono dissociata: dall’alto arricciavo il naso per le scene splatter e scuotevo la testa per la meschinità, mentre a “livello Bestia”, dentro la sua logica ferrea saldata a colpi del refrain «è documentato», speravo nel lieto fine.
Senza spoilerare cosa succede nelle ultime pagine dal ritmo serrato, voglio dire solo che il tasso di grottesco non delude. Non c’è altro da aggiungere: è documentato.

Titolo: Bestia di mamma
Autore: David Goudreault
Pagine: 232
Casa editrice: Marcos y Marcos
Pubblicazione: settembre 2026