Dove non avremmo guardato | Annalisa Agostinacchio

Dove non avremmo guardato | Annalisa Agostinacchio

Tra sfumature noir e scavi psicologici, Annalisa Agostinacchio trasforma la memoria in un territorio d'indagine in cui il passato non è mai davvero archiviato.
Recensione di Lucia Roberta Zaffora

Dove non avremmo guardato, l’opera seconda di Annalisa Agostinacchio pubblicato da Les Flâneurs Edizioni. Un romanzo costruito intrecciando l’aspetto psicologico alle sfumature del noir, nel quale il mistero non è soltanto quello legato agli avvenimenti del passato, ma riguarda soprattutto l'animo umano e i meccanismi attraverso cui ciascuno di noi può modificare, rimuovere o reinterpretare ciò che è accaduto.
La protagonista è Maria Luisa, una donna che sembra aver trovato il proprio equilibrio lontano dalla città natale. Vive a Milano, insegna all'università ed è sposata con Agostino. La sua esistenza appare ordinata, costruita sulla razionalità e sul controllo. Alle spalle, però, c'è una parte della sua vita che non è mai stata veramente archiviata: quella trascorsa a Trani, durante la giovinezza.

A rompere questo fragile equilibrio arriva un pacco proveniente da una casa di riposo pugliese. Al suo interno ci sono un libro, un biglietto e soprattutto un riferimento a una persona che Maria Luisa non sente nominare da anni. Quel ritrovamento apre una serie di interrogativi e riporta nella sua vita il ricordo di Imma, un'amica scomparsa da tempo, oltre a quello di un amore giovanile e di una stagione della sua esistenza che credeva ormai conclusa.
Maria Luisa decide quindi di tornare a Trani. Il viaggio geografico diventa inevitabilmente un viaggio nella memoria: tornare nei luoghi dell'infanzia e della giovinezza significa confrontarsi con persone, emozioni e soprattutto omissioni che il tempo non è riuscito a cancellare.
Nel romanzo il passato non viene presentato come qualcosa di immobile, conservato fedelmente nella mente, ma come una materia continuamente rielaborata. Maria Luisa crede di conoscere la propria storia, ma il ritorno a Trani le dimostra che ricordare non significa necessariamente conoscere la verità. Alcuni episodi sono stati dimenticati, altri rimossi, altri ancora probabilmente reinterpretati per poter continuare a vivere senza interrogarsi troppo. La memoria diventa dunque una sorta di territorio investigativo. Per comprendere ciò che è successo, Maria Luisa deve mettere in discussione anche il modo in cui ha raccontato a se stessa la propria vita.

Particolarmente significativa è la presenza della Puglia e, soprattutto, di Trani. La città non rappresenta semplicemente lo sfondo della vicenda, ma diventa una vera e propria geografia emotiva. Il mare, il porto, le strade e i luoghi della giovinezza assumono quindi un valore simbolico. Tornare fisicamente in quei luoghi significa per Maria Luisa tornare a essere, almeno in parte, la ragazza che era stata. La distanza tra Milano e Trani diventa così anche la distanza tra la vita che Maria Luisa ha scelto di costruire e quella che ha lasciato indietro.
Il carattere noir del romanzo non nasce soltanto dalla presenza di un mistero da risolvere. Il vero interrogativo riguarda infatti la cecità volontaria. Agostinacchio porta il lettore davanti a una domanda scomoda: siamo davvero innocenti quando decidiamo di non guardare?
Ed è qui che il silenzio assume un'importanza fondamentale. Esistono cose che non vengono dette, persone che smettono di essere nominate, verità che vengono lasciate ai margini perché affrontarle sarebbe troppo doloroso. La cancellazione, allora, non avviene necessariamente attraverso un gesto violento: può essere molto più sottile e consistere semplicemente nello scegliere di voltarsi dall'altra parte.

Ma accanto al mistero, il romanzo sviluppa una riflessione sui rapporti umani. L'amore giovanile, l'amicizia con Imma e le relazioni costruite nel presente contribuiscono a delineare una protagonista sospesa tra ciò che era e ciò che è diventata.
Agostinacchio sceglie una scrittura piuttosto essenziale per raccontare la storia. Evita di trasformare il romanzo in un racconto eccessivamente dilatato e concentra l'attenzione sulla dimensione psicologica della protagonista. La narrazione procede attraverso ricordi, interrogativi e frammenti di passato, lasciando progressivamente emergere le diverse tessere della vicenda. Il risultato è un libro che richiede al lettore una partecipazione attiva: non basta seguire gli eventi, bisogna interrogarsi insieme alla protagonista sul significato di ciò che viene ricordato e, soprattutto, di ciò che è stato dimenticato.

Dove non avremmo guardato è un romanzo che ha come pregio quello di non presentare la memoria come una semplice custode dei ricordi, ma come una forza ambigua, capace tanto di proteggerci quanto di ingannarci. Per questo il viaggio di Maria Luisa diventa anche il viaggio di chiunque abbia mai pensato di aver chiuso definitivamente con una parte della propria vita.

Titolo: Dove non avremmo guardato
Autore: Annalisa Agostinacchio
Casa editrice: Les Flâneurs Edizioni
Pagine: 100
Pubblicazione: 15 giugno 2026

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