Le inquietudini della Generazione dell’Ottanta, quando il laboratorio cominciava a fabbricare la notte
Recensione di Chiara Bianchi
Che il fantastico argentino non cominci con Borges è ormai un dato acquisito, ma non per questo diventato esperienza di lettura. L’anima meccanica, curata da Andrea Corona per Edizioni Arcoiris per la collana Malombra, accorcia questa distanza riunendo Holmberg, Olivera, Cané e Waleis.
I quattro autori sono ricondotti alla Generazione dell’Ottanta, formula critica che indica una parte dell’élite argentina di fine XIX secolo, non un gruppo organizzato, che partecipò alla costruzione di una Buenos Aires cosmopolita e fiduciosa nel progresso, registrandone le inquietudini. Le ambientazioni tedesche e fiamminghe permettono di interrogare a distanza la modernizzazione, l’autorità della scienza e la violenza delle istituzioni.
Il tramite europeo più evidente è E.T.A. Hoffmann, dal quale provengono automi, doppi, scienziati visionari e l’oscillazione fra grottesco e perturbante. Non è un’imitazione devota. Holmberg trasforma Hoffmann in reliquia e autore falsificabile, mentre gli altri racconti assimilano quel repertorio alla cultura argentina. Il fantastico d’importazione viene smontato per raccontare un presente locale.
Il volume non riporta alla luce un canone occulto di capolavori, ma una letteratura sorpresa mentre cerca i propri strumenti, mescolando parodia, racconto filosofico e fantasia scientifica. Sono testi diseguali e talvolta prolissi, inclini a spiegare ciò che hanno già mostrato. Proprio le imperfezioni lasciano osservare il fantastico argentino prima che l’ambiguità diventi disciplina stilistica.
Fra positivismo e irrazionale, la scienza non viene semplicemente smentita dall’inspiegabile, spesso costruisce da sé il perturbante. Il laboratorio non è minacciato dalla notte, è esso stesso a fabbricarla. L’anima viene duplicata, divisa, danneggiata o cercata nella materia senza lasciare tracce.
In Horacio Kalibang o gli automi Holmberg immagina macchine indistinguibili dagli uomini e trasforma la trovata in satira sociale. Politici, medici, avvocati e poeti appaiono automatici perché ripetono gesti senza coscienza. Il finale spiega però l’allegoria fino a ridurne l’ambiguità, mentre il trattamento di Luisa mostra quanto il prodigio tecnologico conviva con il possesso maschile.
La pipa di Hoffmann è più centrifugo. La pipa produce visioni e oggetti che sopravvivono al risveglio; Hoffmann finisce dentro una burla editoriale, mentre Kasper ricava da ventinove boccali di birra una teoria delle due anime. Fisiologia e metafisica diventano un esperimento comico. L’esuberanza è anche il limite del testo, insieme agli stereotipi antiebraici nella rappresentazione di Isaac.
L’uomo dalla redingote grigia di Olivera è il racconto più crudele. Un medico predispone una vedova alla paura attraverso alcune letture, poi assume le sembianze del marito morto e la perseguita fino alla follia. Non esiste alcun fantasma. L’apparizione è una tecnica e la letteratura una sostanza che altera la percezione. L’orrore risiede nell’alleanza fra sapere, privilegio e impunità.
Le armonie della luce di Cané è narrativamente più fragile, ma introduce una variazione necessaria. Tanarotti costruisce per la figlia sorda uno strumento che dovrebbe trasformare i suoni in colori. La morte della figlia interrompe l’esperimento. Qui la scienza non nasce dal dominio, ma dal tentativo di raggiungere un corpo inaccessibile; può tradurre un fenomeno in un altro, ma non abolire la mortalità.
Nel Dottor Whüntz di Waleis per liberare Herman dall’obbligo ereditario di diventare boia, lo scienziato gli provoca prima una follia temporanea, poi gli amputa il braccio destro. La legge viene sconfitta, ma la liberazione richiede che la scienza infligga al corpo la violenza contro cui si è sollevata.
L’anima meccanica si presenta come l’archeologia di un’instabilità. Sotto l’eloquenza ottocentesca emerge una domanda ancora inquietante. Che cosa accade all’anima quando uomini, saperi e istituzioni cominciano a funzionare come macchine?

Titolo: L’anima meccanica. Racconti fantastici argentini
Autori: Eduardo L. Holmberg, Carlos Olivera , Miguel Cané , Raúl Waleis
Traduzione: Barbara Flak Stizzoli e Agustín Conde de Boec
Casa editrice: Edizioni Arcoiris
A cura di: Andrea Corona
Pagine: 272
Pubblicazione: 30 giugno 2026
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