Tra cianfrusaglie spacciate per reliquie storiche, fiumi di alcol e incontri improbabili, Bartelt mette in scena una commedia che non fa sconti a nessuno.
Recensione di Paolo Perlini
Conoscete la storia di Rimbaud? Il poeta dalle suole di vento, il ragazzo prodigio che a vent'anni aveva già scritto tutto quello che aveva da scrivere e che poi sparì in Africa a trafficare armi e caffè? Concluse la sua breve vita all'ospedale della Conception di Marsiglia, con una gamba amputata, divorato da un tumore. Ebbene: il protagonista di questo romanzo possiede il calzino bucato che il poeta indossava proprio in quei giorni. O almeno, così giura. Possiede anche un autentico accento circonflesso del poeta e ne discute con il massimo specialista dell’accento circonflesso nell’opera in versi di Arthur Rimbaud.
Il protagonista è Majésu Monroe, fa il rigattiere, ma sarebbe più corretto definirlo un venditore di storie. Nella sua bottega passa di tutto: un ritratto di Cristo a matita, un femore che dovrebbe essere appartenuto a Rimbaud, un calzino del poeta e altri improbabili cimeli. Oggetti senza alcun valore diventano preziosi grazie alle storie che Majésu costruisce intorno a loro. E più la storia è convincente, più diventa difficile distinguere ciò che è autentico da ciò che non lo è.
Ed è proprio qui che Bartelt si diverte: dove finisce la truffa e dove comincia l'autenticità? Nel mondo di Majésu, la risposta dipende soprattutto da chi compra e da quanto è disposto a credere.
In fondo, il vero prodotto di Majésu non è l'oggetto, ma il racconto che gli sta attorno. È la storia a trasformare una cianfrusaglia in una reliquia, a darle un passato e quindi un valore. E non è poi un meccanismo così lontano dalla nostra esperienza. Pensiamo a un vecchio orologio, a una fotografia, a un gioiello, a un mobile che passa di generazione in generazione: quanto rimaniamo incantati quando un nostro parente ci racconta la storia di quell'oggetto? Forse il suo valore non sta soltanto nei materiali, nell'età o nella sua eventuale rarità, ma soprattutto in ciò che rappresenta per noi. E quanta verità c'è, davvero, in quella storia? Quanto è rimasto intatto del racconto originale e quanto, invece, si è aggiunto nel corso degli anni, ogni volta che qualcuno l'ha raccontato di nuovo?
Anche la storia d'amore di Majésu con Noème nasce in modo tutt'altro che convenzionale. Un incontro segnato dalla differenza sociale mette insieme Majésu e la giovane figlia di una coppia dell'alta borghesia, insofferente nei confronti del mondo da cui proviene. Un legame nato sotto il segno dell'alcol: non esattamente il più rassicurante degli auspici.
Da qui parte una storia sempre più surreale, nella quale truffatori, borghesi, poliziotti e personaggi improbabili finiscono per muoversi dentro una realtà in cui nessuno sembra essere esattamente ciò che dice di essere.
«Commercio soltanto oggetti di carattere storico. Il ciuccio di Richelieu, le ceneri della Fenice, una carta d’identità totalmente illeggibile che gli esperti credono possa appartenere al milite ignoto. Capisce? Ogni volta che trovo un oggetto, devo ricostruirne la storia, risalire fino alle sue origini, scovare certificati di autenticità che possano renderlo degno di interesse da parte dei collezionisti» spiega a un ispettore di polizia.
Bartelt usa l'umorismo per prendere di mira un po' tutti: la borghesia, il culto delle celebrità, il mercato dell'arte e dell'antiquariato, ma anche la nostra necessità di dare un significato alle cose. E lo fa con una scrittura vivace, che passa dal grottesco al poliziesco senza perdere mai il gusto per l'assurdo.
Come in Colpo gobbo, anche qui l'autore costruisce una storia che procede per eccessi e personaggi sopra le righe. Ma dietro la comicità rimane una domanda piuttosto seria: se una storia ci affascina abbastanza, abbiamo davvero bisogno di sapere se è vera?
«È il cliente che fa l’autenticità dell’oggetto, ispettore. Più paga, più l’oggetto di cui entra in possesso è autentico. È matematico. Non obbligo mica nessuno. Io credo in ciò che vendo. Ma è responsabilità della clientela credere in ciò che compra».

Titolo: Il femore di Rimbaud
Autore: Franz Bartelt
Casa editrice: Prehistorica editore
Traduzione: Alice Laverda e Lamberto Santuccio
Pagine: 240
Pubblicazione: 2026
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