Un amuleto per i giorni felici | Kaye Gibbons

Un amuleto per i giorni felici | Kaye Gibbons

Tre donne, un’unica storia d’irresistibile resistenza
Recensione di Simonetta Gallucci

Mia nonna aveva la terza elementare, ripetuta due volte prima che i suoi genitori decidessero fosse inutile continuare a mandarla a scuola; di una zia di mio padre diceva: «Lei sì che è brava», perché era riuscita ad arrivare fino in quinta. Una volta, per mostrare tutta la sua riprovazione, aveva inchiodato una delle sue figlie con lo sguardo e le aveva detto, come se fosse un insulto: «Sei uno schianto!». Qualche ora prima di esalare l’ultimo respiro nella stanza di un hospice, è riuscita a videochiamare a uno a uno noi nipoti, per salutarci. Oggi, a qualche anno dalla sua morte, sorridiamo ancora ricordando il suo affetto e quell’involontaria (e leggendaria) vena comica. 

Di tutt’altra caratura, ma altrettanto irresistibile, è Charlie Kate, una delle tre protagoniste di Un amuleto per i giorni felici, romanzo del 1993 di Kaye Gibbons, edito in Italia da La Nuova Frontiera nella traduzione di Raffaella Vitangeli. A raccontare le sue gesta è la nipote Margaret, come forse è giusto che sia perché, se i figli possono sentirsi schiacciati da personalità ingombranti come questa donna, la seconda generazione ha il privilegio di essere avvolta da quell’aura senza restarne soffocata: in altre parole, riesce a guardare (e a raccontare) con la giusta distanza. 

Siamo nella campagna del Nord Carolina ai primi del Novecento; Clarissa Kate, che ha deciso di cambiare il proprio nome in Charlie perché «Clarissa era un nome da pappamolle», a vent’anni è già una levatrice e guaritrice richiestissima, ogni giorno attraversa il fiume Pasquotank con la sua borsa carica «di misteri e boccette». A traghettarla da una riva all’altra a bordo di una chiatta è quello che diventerà poi suo marito, un uomo incapace di reggere il confronto con la moglie e che per questo abbandonerà lei (salvo poi tornare sui suoi passi, a distanza di numerosi anni, per provare a riallacciare i fili di un amore interrotto per inettitudine), e la piccola Sophie. La lezione da imparare sembra essere che «prima o poi gli uomini ti lasciano» ma la figlia di Charlie Kate, nonostante l’intelligenza brillante, non riesce a far suo il monito e commette lo stesso errore della madre, facendo sì che la storia si ripeta: anche Margaret crescerà senza un padre. 

Le tre donne si ritrovano quindi a vivere nella stessa casa, a fronteggiare difficoltà, a rimarginare ferite, sempre con la testa alta e la schiena dritta. I problemi non mancano, perché il romanzo attraversa la prima metà del Novecento e la loro vita è scossa tanto da eventi di ampia portata, come la Grande Depressione o la Seconda Guerra Mondiale, quanto dalle piccole tragedie di tutti i giorni. Ciò che non cambia è lo sguardo e la postura di Charlie Kate, Sophie e Margaret, che non sono delle osservatrici passive, bensì vivono il bello e il brutto con la stessa intensità, gettandosi a capofitto nella vita. Di conseguenza, anche il tono della narrazione non cede mai al pietismo e sa trovare, anche nei posti più impensati come un ospedale per reduci di guerra, degli spiragli di luce.

Questo romanzo è sì un amuleto, ma per i giorni infelici, quando la fatica del vivere si fa sentire, il futuro ci appare un desolante mare in bonaccia e non ci resta altro da fare se non aspettare che una folata di vento ci dia l’abbrivio per andare avanti; ecco, in quei momenti lì, rifugiarsi in una storia di (r)esistenze come questa non è soltanto consolatorio: è corroborante.

Titolo: Un amuleto per i giorni felici
Autore: Kaye Gibbons
Casa editrice: La Nuova Frontiera
Pagine: 256
Pubblicazione: luglio 2026

Compra sul sito dell'editore
Privacy Policy