Un esordio che ti costringe a guardare, a restare dentro qualcosa di scomodo, per raccontare chi non può essere salvato.
Ce ne parla Maria Teresa Renzi-Sepe
Due solitudini si incontrano a Rozzano, fuori Milano. Lui porta con sé l’esperienza dell’abbandono, della casa famiglia, di un vuoto difficile da colmare e che passa attraverso il cibo e il disprezzo per il proprio corpo. Lei è sovrastata dall’ombra di una madre abusiva, alla ricerca ostinata di una luce, di calore, e di un motivo per esistere.
Marla – esordio di Ilaria Padovan per la collana Stormo di Pidgin – sembra nascere da un grido di rabbia. È una storia in cui nessuno si salva. Due ferite si incontrano e, per un momento, potrebbero diventare – forse diventano – qualcosa di diverso, rimarginandosi insieme. Finché non arriva un altro pensiero a incrinare, un batterio che imputridisce. Tutto si muove lungo la linea sottile tra l’incomunicabilità del dolore e la possibilità di salvezza.
Ilaria Padovan dimostra capacità di lavorare sulla lingua e sulle voci, sulle scene, sui tempi e anche sulla disposizione grafica del testo, maneggiando temi ruvidi e dolorosi in una forma breve e intensa. Il suo è un linguaggio costruito per scuotere, trascinando chi legge dentro una sequenza di pensieri intrusivi e sempre più cupi. Le ripetizioni sono per lo piú coerenti con il ritmo ossessivo della narrazione; il testo mette volutamente a disagio, costringe a guardare, a restare dentro qualcosa di sporco e scomodo. E in diversi passaggi riesce a commuovere.
Quella dei personaggi di Padovan è una parabola discendente verso l’annientamento. L’abbandono per lui, il rapporto con la madre per lei: restano bambini per sempre, bloccati e definiti dai traumi vissuti nell’infanzia. Rotti, come le bambole senza gli occhi. Reagire è impossibile, non ci sono appigli e la provincia è un ergastolo. Il contesto è ingombrante seppur intravisto: la povertà, la vita ripetitiva e gli altri, che da offrire hanno solo svariati tipi di violenza, rendono la vulnerabilità dei protagonisti uno stato permanente delle cose. È una scelta narrativa comprensibile, anche se alcuni aspetti lasciano il desiderio di una maggiore misura.
Marla è un esordio intenso, disturbante ma coraggioso: colpisce per la materia emotiva e sociale che attraversa, non lascia indifferenti e mostra una voce già riconoscibile.

Titolo: Marla
Autore: Ilaria Padovan
Editore: Pidgin
Pagine: 102
Data di pubblicazione: 2026