Ricordate che il tucano più vicino potrebbe trovarsi dietro a voi.
Recensione di Paolo Perlini
Recensire Fior di Tucani è difficile per un motivo semplice: dopo una ventina di pagine non sei più sicuro di dove finisca il libro e dove inizino i tucani.
Lucia Manetti prende un’idea che in qualunque riunione editoriale sana verrebbe bocciata in quindici secondi: e se il dolore, il lutto, l’amore, la memoria e il capitalismo fossero spiegati tramite tucani? E la porta avanti con una convinzione talmente assoluta che alla fine ci credi anche tu.
Le ombre dei tucani sono incontrollabili. Possono diventare grandi come il debito pubblico, entrare nello stato di famiglia e avere un impatto sull’ecosistema del tuo campo di girasoli, già specificatamente attrezzato per il decollo e l’atterraggio di tucani.
Dentro questo libro succede di tutto: pubblicità impossibili di prodotti che nessuno dovrebbe comprare ma che emotivamente vorresti avere subito (“Super Attak Tucano: ripara l’irreparabile”), famiglie incollate insieme, cuori ricostruiti con metodi discutibili, ricordi smontati e rimessi al loro posto come mobili IKEA dell’anima.
La cosa più strana è che funziona.
Perché sotto il piumaggio colorato c’è una specie di enciclopedia dell’essere umani quando non sanno spiegarsi quello che provano. Allora arrivano i tucani. Se sei triste: tucani. Se sei innamorato: tucani. Se stai evitando una mail importante da tre settimane: probabilmente tucani.
È un libro che sembra scritto da qualcuno che ha guardato troppo a lungo il sole, internet, i fumetti, i sogni e certi pensieri delle tre di notte e ha deciso di non scegliere tra le cose.
Leggendolo si ride spesso. Poi, senza preavviso, una frase ti colpisce e capisci che stavi ridendo accanto a qualcosa di molto serio.
Arriva il momento in cui il libro si sposta, o forse si apre. Perché, progressivamente, accanto al principio mobile e proliferante del tucano compare quello del girasole: meno invasivo, più silenzioso, ma non meno decisivo. Se il tucano è ciò che attraversa, moltiplica, deforma e mette in movimento, il girasole sembra introdurre una domanda diversa: quella dell’orientamento. Non più soltanto immaginare altri mondi, ma capire verso quale luce, reale, desiderata o impossibile, continuare a voltarsi.
È in questo passaggio che il libro mostra la sua ambizione più interessante. L’assurdo non rimane esercizio di stile né accumulo di invenzioni: diventa una forma di conoscenza.
La scrittura di Manetti si muove per associazioni, deviazioni, ritorni improvvisi. Ha qualcosa della prosa poetica e qualcosa della navigazione mentale: non procede in linea retta, ma per costellazioni. E proprio per questo alcune immagini restano più di certe trame.
Alla fine, Fior di Tucani lascia una sensazione rara: quella di aver attraversato un immaginario che non vuole sostituirsi al reale, ma renderlo di nuovo enigmatico.
Come se il mondo, guardato abbastanza a lungo, smettesse di essere fatto soltanto di cose e iniziasse a riempirsi di ombre, di becchi colorati e di campi che continuano ostinatamente a cercare il sole.
E il libro lo chiudi con una domanda fondamentale: i tucani esistono davvero?
E soprattutto: se non esistono loro… siamo sicuri del resto?
Se ne fate entrare uno, un poco alla volta il vostro mondo interiore si riempirà di tucani e non avrete più un momento da soli con voi stessi.

Titolo: Fior di tucani
Autrice: Lucia Manetti
Casa editrice: Pièdimosca edizioni
Pagine: 208
Pubblicazione: ottobre 2025
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