Fame del mare | Danila Giancipoli

Fame del mare | Danila Giancipoli

Ci sono raccolte poetiche che chiedono una lettura; altre, più rare, chiedono di essere abitate. Fame del mare di Danila Giancipoli è una di queste.
Recensione di Paolo Perlini

Dal Salone del libro di Torino sono tornato a casa con tanti libri, come sempre, ma quello che mi fa più compagnia, perché sta costantemente vicino al letto, l'ho letto, lo rileggo, e nelle pause notturne risfoglio qualche pagina, è Fame del mare di Danila Giancipoli, opera vincitrice del Premio Nazionale di Poesia Edito da NEO Edizioni.
È un libro che mi è rimasto dentro perché sa unire il viaggio e la quotidianità, mettendo in comunicazione il mondo esterno con il nostro mondo interiore.

È proprio questo, in fondo, che fa un poeta: ha il potere di immaginare la vita sopra le navi che passano, così come immaginare la vita sopra i treni merce notturni o gli aeroplani in alta quota, che sempre mari sono.
(«Non sono d’accordo / con chi lascia le navi passare / Senza immaginarci sopra la vita, / semplicemente»).

La capacità di vedere rotte invisibili e destini incrociati diventa un modo per immaginare la vita che ci sta sotto ogni tetto, portando alla luce l'essenza intima di ogni esistenza.
(«…lo spettacolo dei tetti è il lusso che tutto perdona…»).

Leggendo questa raccolta, mi sono reso conto di non aver visitato tutte le città in cui è stata l'autrice, ma attraverso le sue parole ho immaginato di esserci, di alzare gli occhi dal tavolino e vedere con gli stessi occhi. È una forma di empatia straordinaria, un viaggio condiviso che annulla le distanze geografiche e ti permette di muoverti in spazi sconosciuti avvertendoli come familiari, persino capaci di restituirci quello sguardo pulito e un po' fanciullesco che ci fa vivere un parco come fosse la giungla di Sandokan
(
«…dormire nei parchi è un modo giusto per fingersi pirati.»). 

La poesia di Danila Giancipoli ricorda esattamente che l'avventura, lo svelamento e la meraviglia non dipendono dal punto esatto in cui ci troviamo, ma dalla fame di esplorazione e dalla sincerità con cui decidiamo di guardare il mondo.
Per capire come ci riesca, bisogna guardare alla forma stessa della sua scrittura. Quella di Danila Giancipoli è a tutti gli effetti prosapoesia: un genere ibrido che ha radici lontane e nobili nella tradizione letteraria europea, e che affonda le sue origini più riconosciute nell'Ottocento francese, quando si sognava il miracolo di una prosa poetica "abbastanza elastica e abbastanza scossa da adattarsi ai movimenti lirici dell'anima, alle ondulazioni del fantasticare". Un testo che ha l'anima e il ritmo della poesia ma rifiuta la gabbia metrica tradizionale, muovendosi con la naturalezza della prosa.

Giancipoli fa proprio questo: non costruisce versi a tavolino, ma lascia che i pensieri scorrano liberi, cinematografici e quotidiani, mantenendo intatta una fortissima carica emotiva.

Nuova musica per questi pianoforti

I vinili nelle foto della tua casa in bianco e nero
mi convincono che smetterai di odiare tuo padre.
Perdonami se prego, se lo faccio in piedi se non mi piego
ma i tuoi anni sono giostre e le mie muse sono stanche.
Mi tiene sveglia mi lusinga
uscire di galera e trovare te, che vuoi solo andare a cena.
Mentre non c’ero, hai imparato le battute di Michel e Patricia.
E ci vorresti più francesi,
Somigliamo sempre 
A vecchi
           pianoforti.
Va bene uguale.

Fame del mare, ecco cosa è successo.
Quella roba che all’alba te ne andavi a surfare
mi fa ancora rumore in bocca.
E faccio playlist di canzoni americane
ma non le vieni mai ad ascoltare.
Sai ho bisogno di queste storie,
dei marinai che odiano i porti.
Le sigarette le ho dimenticate a casa e giugno è domani.

Potete ascoltare l’autrice qui

Oppure leggerla ogni 13 del mese su Substack


Titolo: Fame del mare 
Autrice: Danila Giancipoli
Casa editrice: Neo edizioni
Pagine: 96
Pubblicazione: maggio 2026

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