Più che un dramma sulla malattia, il ritorno di Cristò è un’indagine spietata sul naufragio dell’identità e del possesso autoriale.
Recensione di Chiara Bianchi
Ci sono libri che, quando tornano, chiedono di essere riconsiderati. Sull’orizzonte degli eventi di Cristò, ripubblicato da Terrarossa edizioni, appartiene a questa specie: un libro che ha cambiato pressione nel tempo.
Riletto adesso, infatti, sembra meno disposto a lasciarsi chiudere nella formula del “romanzo sulla malattia” e più deciso a lavorare in una zona più astratta e più crudele, quella in cui si incrina il rapporto di proprietà tra l’autore e la sua opera, tra la persona e la memoria, tra il legame affettivo e il ruolo che quel legame impone.
Dire che qui c’è l’Alzheimer, naturalmente, è vero. Ma è anche poco. È vero perché lo si nomina, ma il suo funzionamento profondo resta altrove. La malattia non è il centro emotivo del racconto, ma è la forza che destabilizza tutto il sistema delle appartenenze. Quando uno scrittore non riconosce più il libro che ha scritto, il punto non è soltanto il decadimento cognitivo, ma è la perdita dell’idea stessa di continuità tra il gesto che ha prodotto l’opera e il soggetto che dovrebbe poterne rivendicare la paternità. Il libro resta disponibile, ma il suo autore gli diventa esterno, o peggio, estraneo.
È qui che Sull’orizzonte degli eventi prende quota, nella messa in scena di uno svuotamento della titolarità. Nessuno, in fondo, possiede più ciò che pensava di possedere. Non il padre, che non possiede il proprio passato né il proprio nome d’autore. Non la figlia, che nel farsi carico della cura scopre che il ruolo filiale smette di essere relazione e diventa una postura obbligata, un vincolo che ridefinisce dall’esterno il suo modo di stare al mondo. E non la letteratura stessa, che qui si offre come prova materiale di una separazione irreparabile: l’opera sopravvive a chi l’ha scritta non per custodirlo ma semmai per mostrare il punto in cui si è perso.
L’aspetto più riuscito è il fatto che Cristò non si accontenti di registrare un dramma umano riconoscibile, ma lo spinga fino a una domanda radicale: che cos’è un’opera se non garantisce il ritorno dell’autore a sé stesso? Quanto di ciò che chiamiamo identità dipende da una funzione di riconoscimento che può essere lesionata, sottratta, disattivata? Cristò lavora dentro questa fenditura. Non cerca di ricomporla, la lascia aperta.
Il romanzo evita il ricatto del pathos. Capisce che il dolore vero non coincide necessariamente con l’emozione esibita. C’è una forma di sofferenza più perturbante che non passa dalla commozione ma dal progressivo disallineamento tra le cose e i loro titolari. Il padre c’è, ma non coincide più con sé stesso. La figlia resta figlia, ma in un regime mutato. Il libro resta libro, ma non restituisce più l’autore come origine viva del testo. Tutto continua a esistere senza garanzia di coincidenza. È questo scarto a fare male.
La questione della scrittura resta sostanziale, perché è il luogo in cui la storia mostra la propria ferita più netta. Se un autore non riconosce la propria opera, la letteratura non è più la forma che salva il tempo, ma diviene il luogo in cui il tempo produce una delle sue ironie più feroci: l’opera dura più dell’io e, scavalcandolo, ne denuncia la fragilità.
In questa nuova edizione, la notazione d’autore è stata spostata in una postfazione in cui l’autore si prende la libertà di interrogare su alcune questioni Chat-Gpt. Ciò è tutt’altro che secondario, anzi, è uno degli elementi che merita di essere pensato criticamente. Un’ulteriore torsione al problema dell’autorialità, sottrae all’autore anche l’illusione di una piena padronanza del paratesto e del commento. La postfazione, in questo senso, non chiude il libro, lo riapre. Prolunga il discorso sulla perdita di possesso, sull’inaffidabilità dell’origine.
Forse è in questo che la ripubblicazione trova un senso oggi. Perché ci consegna un romanzo che siamo forse più pronti a capire. Che il vero terrore non sta solo nel perdere la memoria, ma nel vedere saltare le condizioni stesse attraverso cui ci pensiamo soggetti continui, autori di atti, proprietari di storie, garanti delle nostre parole. Sull’orizzonte degli eventi lavora esattamente lì, nel punto in cui l’identità smette di essere una sostanza e si rivela per quello che forse è sempre stata, una funzione fragile di riconoscimento.
Titolo: Sull'orizzonte degli eventi
Autore: Cristò
Casa editrice: Terrarossa edizioni
Pagine: 100
Pubblicazione: marzo 2026
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