In un futuro dove la sicurezza è diventata una prigione invisibile, Jean-Yves Le Borgne ci interroga sul prezzo della nostra libertà.
Recensione di Paolo Perlini
Libertà colpevole di Jean-Yves Le Borgne ci trascina in una Parigi del 2070 dove la sicurezza non è più un servizio, ma una forma di ibernazione dei desideri. In questa società, descritta come un involucro asettico, il benessere collettivo è stato ottenuto al prezzo di una profonda disumanizzazione che trasforma la pace in un vuoto pneumatico.
Il protagonista è Théo, un professore della Sorbona perfettamente integrato nell'ingranaggio. Inizia a percepire una crepa in questa scenografia impeccabile quando realizza che persino l'eros e l’intimità sono diventati pratiche amministrative, svuotate di senso da interrogatori che analizzano i sentimenti come fossero reperti clinici.
È proprio a partire da qui che nasce il malessere di Theo: un’inquietudine sottile, difficile da nominare, che cresce fino a trasformarsi in un’ansia corrosiva che lo porta a una fuga.
Le Borgne descrive una realtà che ha lo splendore freddo di una sala operatoria: tutto sembra funzionare alla perfezione, ma dietro questa scenografia impeccabile non batte alcun cuore pulsante. Ogni slancio verso l'eccellenza o il pensiero critico viene percepito come un errore di sistema, un detrito da smaltire in nome di un livellamento al ribasso che trasforma il comfort in un vero e proprio coma etico. La fuga di Théo non è quindi solo una questione di chilometri, ma un tentativo disperato di evadere da una normalità che si è fatta gabbia.
La scrittura è attraversata da una tensione costante. La trama – fatta di interrogatori, sorveglianza pervasiva (anche per un viaggio di un centinaio di chilometri serve un permesso), misteri irrisolti come la morte del padre di Théo – mantiene un ritmo incalzante, mentre la riflessione filosofica si insinua, senza mai appesantire il racconto.
Il tocco di Le Borgne, che porta nel romanzo la sua esperienza di avvocato, emerge nel descrivere una distopia che non ha bisogno di colpi di Stato per imporsi: le basta un'inflazione di norme e controlli per svuotare i diritti individuali. In questo scenario, la libertà non viene abolita brutalmente, ma resa colpevole, trasformata in una concessione sotto sequestro che può essere esercitata solo a patto di restare invisibili.
Alla fine viene spontaneo chiedersi: cosa siamo disposti a perdere, in nome della sicurezza? E quando la libertà diventa colpevole, chi decide davvero cosa significhi vivere bene?

Titolo: Libertà colpevole
Autore: Jean-Yves Le Borgne
Traduzione: Francesca Bononi
Casa editrice: Carbonio
Pagine: 208
Pubblicazione: 28 novembre 2025
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