Cosa fare quando si smette di misurare tutto e si inizia a vivere secondo la logica della sensazione? Op Oloop di Juan Filloy: un personaggio inaspettato, al centro di un romanzo vorticoso, tendente all’assurdo, che non può lasciare indifferenti.
Recensione di Claudia Fogliani
Cosa succede quando un momento incrina totalmente la tua visione del mondo e non puoi più tornare indietro? Cosa vuol dire entrare in contatto con le proprie emozioni dopo aver passato una vita a misurare ogni centimetro della propria esistenza? A queste domande prova a dare una risposta il romanzo Op Oloop dell’argentino Juan Filloy; definito da alcuni l’autore dei tre secoli – nato nell’Ottocento, vissuto nel Novecento e dipartito nel Ventunesimo – si potrebbe anche chiamare l’autore a cui non importa pubblicare, più impegnato a svolgere la sua professione di giudice e, quando non scrive romanzo o sentenze, di arbitro di boxe. Proprio per questo, Filloy diventa (suo malgrado, o forse no) uno scrittore di culto, la cui opera completa è ancora inedita.
Non sorprende quindi che Op Oloop venga pubblicato per la prima volta nel 1934 a Buenos Aires in un’edizione d’autore di poche centinaia di copie. In Italia arriva quasi un secolo dopo, grazie ad Ago Edizioni e alla luminosa traduzione di Giulia Di Filippo, che aiuta a districarsi in questo groviglio che è il 22 aprile del 1934, il giorno in cui andrà in frantumi la routine dello statistico finlandese Op Oloop, quel “boia progressivo di ogni gesto spontaneo” per cui “vivere significa tracciare schemi”.
Se in una novella pirandelliana un contabile viene risvegliato dal sonnambulismo del suo lavoro amministrativo grazie al fischio di un treno, anche il protagonista del romanzo di Filloy riceve il colpo dell’epifania esistenziale in un momento insospettabile – la conferma che “il metodo non funziona contro la complessa strategia del fato” – che incrina completamente la sua realtà, fatta di regole e calcoli precisi, per gettarlo nelle profondità della sensazione e della voluttuosità onirica. Il romanzo segue i passi di Op Oloop alla scoperta di questo suo nuovo io a contatto con le sue emozioni più profonde, che sgorgano quella stessa sera durante una cena tra amici che ricorda, a tratti, un dialogo socratico. Le reazioni di Oloop ai temi (spiccatamente controversi) che vengono discussi sorprendono i commensali, che faticano a riconoscere lo statistico di un tempo dietro questo anziano, commosso al ricordo del suo lavoro come “stratega funerario” delle tombe dei soldati deceduti nella Grande Guerra.
Filloy dimostra una cultura spropositata, un umorismo tagliente e scorretto, un dominio totale del ritmo della polifonia: il risultato è un universo narrativo movimentato, a tratti vorticoso. Op Oloop è un romanzo che trascina nell’interiorità di un personaggio inaspettato, forse anche difficile da classificare. Lontano dall’immobilismo dell’uomo superfluo, scevro della malinconia dell’inetto, la sua traiettoria erratica sarebbe pura e semplice nevrosi se non fosse ben altro, ben di più: una ricerca vitale che smette di basarsi sul calcolo per arrendersi alla spontaneità della sensazione.

Titolo: Op Oloop
Autore: Juan Filloy
Traduzione: Giulia Di Filippo
Editore: Ago Edizioni
Pagine: 356 pp.
Pubblicazione: 2024