Scellerate | Antonella Finucci

Scellerate | Antonella Finucci

«Fare arte è una scelta coraggiosa, fare arte d’acqua e con l’acqua in Abruzzo lo è ancora di più».
Bisogna essere scellerate per farlo.

Recensione di Paolo Perlini

A memoria, credo che le uniche volte che ho letto la parola "scellerato" sia stato su Topolino, quando Zio Paperone appellava così lo sfortunato nipote. E quindi, un titolo come Scellerate non poteva che incuriosirmi, portandomi subito verso l'esordio letterario di Antonella Finucci, Scellerate. Storie di donne e scintille nei paesaggi d’Abruzzo.

L'opera trascende la semplice raccolta di racconti per diventare un viaggio nell'anima femminile di una terra che è tante cose: «mare e montagna, grotte, canyon, gole, fiumi, laghi, valli, conche, zone termali, piani, altipiani, faggete, promontori». Una terra che è stata abitata e ancora lo è, da quelle donne che hanno avuto il coraggio di deviare dai percorsi prestabiliti, scellerate, per l’appunto. Sono donne che, come dichiarato dalla stessa Finucci, hanno scelto di seguire la loro natura più intima, vivendo la loro «scelleratezza in pace, la propria quiddità senza essere giudicate», rifiutando l'appiattimento a un unico modello sociale.
Il cuore pulsante del libro, edito da Radici Edizioni, risiede nella connessione viscerale tra le persone e il paesaggio. L'Abruzzo, con i suoi boschi sacri, le montagne imponenti, le linee di faglia e le coste ricche di vita è un co-protagonista che modella l'esistenza di chi lo abita. Come suggerisce l'incipit, ogni luogo che viviamo diventa un nodo o uno snodo fondamentale per la rete delle nostre esperienze, e questo saggio, che si colloca tra il giornalismo, la saggistica e la narrativa, indaga proprio come il territorio crei e trasformi noi, il nostro pensiero e il nostro modo di vivere. 

Antonella Finucci, insegnante, giornalista e speaker radiofonica, compone un arazzo di storie che si intersecano, fondendo liberamente ieri e oggi, spaziando tra secoli e discipline diverse – dal mito alla geologia, dalla letteratura all'antropologia. Ci si imbatte così in figure archetipiche come la dea ctonia Angizia, ma anche in donne che hanno lasciato un segno nella storia o nella contemporaneità abruzzese: l'esilio di Natalia Ginzburg, i versi di Amelia Rosselli, l'arte naïf di Annunziata Scipione, il coraggio di Tripolina Jatosti, sopravvissuta al terremoto del 1915 che apre la prima scuola di danza, fino alle geologhe come Adele Garzarella, le artiste che attraversano l’oceano su una nave cargo, come Daniela d’Arielli, capace di «assegnare all’acqua una certa solidità» e molte altre; impossibile citarle tutte. 

Le loro sono tutte “scintille” di coraggio e determinazione, donne che si sono mosse anche in contesti tradizionalmente maschili per affermare sé stesse e il proprio legame con la terra.

Nonostante la trattazione di argomenti come la resilienza e la rinascita dopo eventi difficili (come i terremoti), il saggio non è affatto nostalgico. Anzi, è politico e pungolante, toccando temi cruciali come lo spopolamento delle aree interne, la malapolitica e il pericolo della “turistificazione selvaggia” che svuota il patrimonio culturale e naturale in favore del profitto di pochi. Tuttavia, in questo quadro, emerge un forte senso di speranza, proiettato verso il futuro e le nuove generazioni, con l'intento di spronare alla consapevolezza che nessuno è semplice spettatore e ogni scelta ha conseguenze sullo spazio che abitiamo.
La forza del libro sta proprio nella semplicità e familiarità del racconto, che lo rende accessibile anche a chi non vive in Abruzzo o in chi, come me, in questi ultimi anni lo sta scoprendo e amando. Il tono informale e diretto dà al lettore la sensazione di essere comodamente seduto ad ascoltare una narrazione capace di “mostrare” le immagini dei luoghi, facendoci percepire di aver visitato quei borghi e di aver conosciuto ogni cosa. 

Scellerate è un libro che affascina. Pur essendo un saggio, non scivola mai nella pedanteria: è come ascoltare un discorso sulle stelle, in cui l’astronomo ne indica la posizione con rigore, mentre l’astrofilo riesce a farle amare. E alla fine della lettura, si può solo pensare: quanto è bello e salvifico essere scellerati!

«Noi esseri umani del resto siamo onomaturghi, come diceva Bruno Migliorini, cioè datori di nomi alle cose, e questo ci caratterizza come specie. È fondamentale, inoltre, dare più nomi alla stessa cosa, evidenziandone le sfumature. Ma anche dare diversi nomi alle cose che si assomigliano e che uguali non sono».


Titolo: Scellerate
Autore: Antonella Finucci
Casa editrice: Radici Edizioni
Pagine: 208
Pubblicazione: 2025

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