Un volume illuminante che, seguendo i diari di Kafka e Brod, svela le possibili radici di alcune delle più iconiche immagini kafkiane.
Recensione di Paolo Perlini
Il volume "A Milano con Franz Kafka" di Franco Corvo ci ricorda la brevissima ma significativa visita dello scrittore boemo Franz Kafka e del suo inseparabile amico Max Brod a Milano nel settembre 1911. Franz Kafka è stato quattro volte in Italia, di cui due volte in Lombardia e una sola volta a Milano, a 28 anni, nel 1911. Si tratta di poco più di un giorno e una notte, ma lo scrittore riempie nei Diari sei pagine di annotazioni sulla citta. Il suo amico Max Brod, con un diario altrettanto dettagliato, fa lo stesso.
Il testo riesce nell'intento di fondere la ricostruzione storica meticolosa, basata sui diari dei due amici e sugli articoli dell'epoca, con l'analisi letteraria, offrendo al lettore uno spaccato irripetibile della Milano della Belle Époque.
Il pregio maggiore del libro è la sua capacità di riportare in vita il vagabondaggio dei due amici. Non sarà successo, ma l'autore si diverte a mettere sul loro cammino personaggi illustri dell'epoca, come Marco Praga che parla con Carugati, critico musicale del Secolo. E poi l'immancabile Marinetti, Umberto Boccioni, Aldo Palazzeschi, D'Annunzio, industriali e banchieri.
Seguiamo Kafka e Brod mentre affrontano l'afa opprimente e l'eccessiva imponenza del Duomo, apprezzano la modernità chiusa e aperta della Galleria Vittorio Emanuele, e restano delusi dalla sobrietà della Scala.
L'autore sfrutta brillantemente l'esigenza di Kafka di "conoscere meglio il luogo che stava visitando" attraverso esperienze non convenzionali: dalla pesante e calda cena a base di ossibuchi e birra dal sapore di vino, alla visione incomprensibile di una commedia in dialetto al Teatro Fossati. Questi momenti sono vividamente descritti, spesso con un tocco di sottile ironia, in particolare quando si evidenzia la natura più ipocondriaca e insofferente di Brod, terrorizzato dalle voci del colera in Italia, in contrasto con la disposizione all'osservazione di Kafka.
La narrazione è essenziale per gli appassionati di Kafka: l'andirivieni incessante del Grand Hotel Metropole è riconosciuto come la probabile prima ispirazione del gigantesco e labirintico Hotel Occidental di America, mentre la vastità quasi insopportabile del Duomo e le sue ampie, vuote navate laterali, riecheggiano nell'atmosfera opprimente del capitolo "Nel Duomo" de Il Processo.
A conclusione della serata, i due amici cercano un'esperienza più autentica recandosi a "Al vero Eden", il celebre bordello di Via San Pietro all’Orto. Un tempo, la frequentazione di un bordello era considerata una tappa obbligata per conoscere i costumi locali. L'attesa era quella di un ambiente vivace, frequentato dalla nobiltà e dall'alta borghesia, forse con balli o stuzzichini. La realtà, però, li coglie di sorpresa: trovano un'atmosfera fredda e asettica, con donne annoiate e distaccate. Di fronte a questo spettacolo di sguardi calcolatori e "musi lunghi", Kafka sente un profondo senso di fastidio. Anche Max non è convinto, soprattutto perché è innamorato di Elsa Taussig, conosciuta al circolo di Praga, e non desidera tradirla.
Arricchito dai disegni di Franz Kafka stesso, il libro offre un affresco della Milano d'allora e, soprattutto, uno spaccato biografico intenso e intimo che celebra l'amicizia tra Kafka e Brod. È un testo che non solo documenta un fatto storico, ma offre una chiave di lettura in più per comprendere le origini di alcune delle più potenti immagini letterarie kafkiane.

Titolo: A Milano con Franz Kafka
Autore: Franco Corvo
Editore: elleboro editore
Pagine: 298
Pubblicazione: 1 dicembre 2025
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