Oppure il diavolo | Luca Tosi

Oppure il diavolo | Luca Tosi

In questo romanzo breve di Luca Tosi, il centro non è il demonio, ma una costellazione più semplice e feroce fatta di paura, vergogna, desiderio.
Recensione di Chiara Bianchi

Terrarossa Edizioni pubblica la seconda prova narrativa di Luca Tosi. In Oppure il diavolo a raccontare è Natale, trentun anni, che guarda indietro alla vita prima di lasciare Poggio Berni. Parla da un dopo geografico, ma non esistenziale: il paese, la provincia, sono ancora nel sangue, nelle frasi, negli incubi. Nella sua voce  – lagnosa, rancida e giudicante – di vecchio giudice di provincia, nonostante la giovane età, si sente tutta la paura imparata da bambino e la vergogna sedimentata in anni di sguardi storti. 

In questo romanzo breve, il centro non è il demonio, ma una costellazione più semplice e feroce fatta di paura, vergogna, desiderio. La paura come corrente sotterranea che muove ogni gesto; la vergogna come crosta che si posa sulle parole; il desiderio come creatura nata da entrambe, mai innocente, sempre spaventata di sé. 
Dentro la voce di Natale c’è una famiglia che non regge il peso del ruolo: una madre che è quasi elemento naturale, forza che nutre e distrugge insieme, e un padre assente che è un buco nero, una grammatura del silenzio. 
La paura nasce lì, nel non sapere mai se si è voluti, nel sentire che qualcosa di arcaico manca, nel non trovare uno sguardo che dica “va bene così”. La vergogna sta tra queste mancanze e il desiderio non è che il tentativo disperato di aggiustare, di ottenere un riconoscimento. 

La lingua di Tosi porta tutto questo in superficie: frasi sbilenche che si allungano, si ripetono, tornano sui propri passi; un ritmo che ha dentro il dialetto più nella cadenza che nei vocaboli (anche se questi non mancano, specie nei verbi e negli appellativi), con quell’andamento da racconto orale, da bar, in cui si inciampa, si ricomincia, si giudica. 
È una lingua che si fa prosa e che costringe chi legge a tenere il passo con una coscienza inceppata. 
Nel romanzo c’è una grammatica sotterranea degli elementi: il fuoco che libera e marchia, l’acqua del lago coi siluri che si muovono nel fondo come paure preistoriche e invisibili, l’aria del cielo che ogni tanto si apre, la terra dell’erba calpestata con cautela, delle strade di paese, del fango delle origini. 
Natale desidera – affetto, riconoscimento, fuga, vendetta – ma ogni desiderio è subito messo sotto processo da lui stesso. Desiderio e paura coesistono. Anche il fuoco è un desiderio: bruciare per rifarsi la storia. 

Fuori dalla famiglia, il paese e la religione fanno il resto. Poggio Berni è un organismo collettivo che insegna cosa non si fa, cosa non si dice, di cosa ci si deve vergognare. Dio e il diavolo arrivano filtrati da questa educazione sentimentale, divengono strumenti per amministrare le colpe. 
Il diavolo del titolo suona come una scappatoia. La possibilità di dire “Oppure il diavolo” quando non si vuol guardare in faccia noi stessi nel mentre generiamo il male che poi attribuiamo all’inferno. 
A differenza di Marcello – protagonista di Ragazza senza prefazione – in cui la vita di provincia sospesa, e la paura e la vergogna stavano più vicini al registro dell’ironia, qui con Natale, la stessa fame si è fatta più cupa: l’amore è un affetto che dovrebbe riconoscerlo per ciò che è. 
Tosi sembra ricamare la medesima traiettoria: dal desiderio di essere amati nonostante tutto alla convinzione di non poterlo essere. In mezzo, la crescita del personaggio. 

Oppure il diavolo è una voce inascoltata in cui il peso della paura non trova mai accoglienza. A volte non servono i demoni per fare l’inferno: basta una famiglia scomposta, un paese che guarda, qualche siluro sul fondo di un lago e una vita intera che desidera di essere vista, così com’è. 

Si chiama destino, dover schiattare senza decidere come?

Titolo: Oppure il diavolo
Autore: Luca Tosi
Pagine: 100
Casa editrice: Terrarossa edizioni
Pubblicazione: novembre 2025

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