Perché i cavalli corrono? | Cameron Stewart

Perché i cavalli corrono? | Cameron Stewart

Due anime spezzate – Ingvar e Hilda – si incontrano nel cuore selvaggio dell'Australia per imparare il coraggio di perdonare.
Recensione di Paolo Perlini

Perché i cavalli corrono? è l'acclamato romanzo d'esordio di Cameron Stewart, autore australiano che si è aggiudicato il prestigioso MUD Literary Prize 2025. L'opera è un'esplorazione intensa del trauma, della solitudine e della possibilità di redenzione, calata nell'entroterra selvaggio e remoto dell'Australia, un paesaggio di silenzi e pericoli che amplifica l'isolamento del protagonista.
Al centro della narrazione c'è Ingvar, un uomo che da tre anni conduce un'esistenza da fantasma. Dopo aver perso la figlia Lotte in una tragedia, ha intrapreso una camminata incessante, evitando il contatto umano. La sua marcia non ha meta; è una fuga disperata dalla memoria, un modo per impedire al dolore di sommergerlo. 
Da tempo si rifiuta di parlare, per chiedere qualcosa prende il suo taccuino, ci scrive sopra e lo passa all’interlocutore. Il suo taccuino è un fedele compagno, tutto il resto è un accessorio. Vivendo all’aperto ha imparato i trucchi per conservare il cibo, trovare riparo, proteggersi da ogni genere di pericolo, diventare niente, invisibile.

«Non sono umano. Sono acqua fredda che gocciola. Sono il diavolo avvolto in pelle umana. Accoltellatemi e facciamola finita».

Il romanzo prende una svolta quando Ingvar raggiunge una remota valle tropicale. Lì incontra Hilda, una donna anziana, brusca ma dal cuore generoso, anch'essa segnata dal lutto. Hilda offre a Ingvar rifugio in un capanno fatiscente e tra i due si sviluppa un legame inatteso e profondo. Ingvar, nel frattempo, cerca di ripagare l’ospitalità con un lavoro ostinato e meticoloso per rendere percorribile la strada che passa davanti a casa di Hilda.
La natura australiana viene descritta con precisione quasi entomologica (questo è il bello dei romanzi ambientati in Australia e Tasmania: si scopre una fauna e una flora diverse). La narrazione utilizza cambi di registro: il dolore di Ingvar ci raggiunge a strati attraverso le pagine del taccuino di Ingvar e i capitoli in cui la figlia, Lotte, gli parla dall'aldilà. A specchio di questa dimensione sospesa, Hilda dialoga quotidianamente con il marito defunto, Col, creando momenti teneri e pieni di umorismo sottile. 

È fondamentale l'impatto dei personaggi secondari, figure autentiche e nitide che Ingvar urta nel suo cammino. Persone come Mick o il saggio anziano Mayor arricchiscono la storia con sfumature di gentilezza e crudeltà, sottolineando come la redenzione non possa avvenire in completo isolamento. In particolare, l'incontro con l'adolescente Ginger, che vive nella casa A-frame che Ingvar riconosce, diventa una leva emotiva per il protagonista: Ginger, con la sua vitalità, gli ricorda Lotte e lo spinge verso il coraggio di perdonare e perdonarsi.
Tuttavia, il romanzo eccelle nel sollevare domande morali scomode. Sebbene si provi empatia per Ingvar, Stewart non nasconde l'ambivalenza del suo gesto: l'uomo si sta punendo, rifiutando ogni aiuto, ma la sua fuga lascia dietro di sé del dolore. La figura in ombra della moglie, Isobel, lasciata sola con un doppio lutto e l'incertezza sulla sorte del marito, solleva l'interrogativo su quanto l'auto-punizione di Ingvar si traduca in una fuga egoistica che raddoppia il tormento della moglie.
Il titolo e la figura del cavallo riflettono il tema centrale: la corsa come metafora. Ingvar corre via dalla colpa, ma la sua ostinazione nel camminare lo conduce involontariamente verso nuove connessioni. 

«Di notte, quando sorgono le stelle e il disegno del cosmo mi si dipana davanti, quando mi rendo conto che la lunga che guardo è la stessa che hanno osservato Aristotele e Cleopatra e Charles Darwin e tanti altri di cui non c’è notizia nei libri, mi ritrovo a concordare brevemente con la parte logica di me stesso, secondo cui è difficile, forse addirittura egoista, rimanere infelici troppo a lungo, considerando l’immensità dell’universo, e che nel corso del tempo tutte le creature viventi, non solo gli essere umani, hanno sofferto quanto me, se non di più. E anzi, non c’è nulla di eccezionale nella sofferenza e nella morte. L’amore e la speranza non sono che screziature d’oro in una vena di quarzo. La luna ha visto tragedie di ogni tipo sulla terra. Mi chiedo cosa veda per me».


Una delle letture più belle e intense di questo 2025.



Titolo: Perché i cavalli corrono?
Autore: Cameron Stewart
Traduzione: Barbara Ronca
Casa editrice: Carbonio editore
Pagine: 304
Pubblicazione: 29 agosto 2025


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