Pagine che volano: tra il crimine organizzato e il caos familiare, non c'è nessuno più inarrestabile del detective McGill.
Recensione di Paolo Perlini
Il male è di famiglia, il secondo capitolo della serie di Walter Mosley dedicata a Leonid McGill, mantiene le promesse del suo predecessore ed elegge definitivamente il protagonista come una nuova, tormentata icona dell'hard-boiled.
In questo volume, ancora di più assistiamo a un investigatore privato costantemente in bilico, la cui vita è un susseguirsi di "mal di testa" figurati, dove la sua determinazione a "rigare dritto" si scontra con una realtà implacabile. Infatti, la Manhattan, ruvida e luccicante che fa da sfondo, è un personaggio vivo, una giungla che cospira incessantemente per riportare McGill alle sue vecchie, oscure abitudini.
La sua battaglia è duplice. Da un lato, c'è il fardello domestico, complesso e destabilizzante: il difficile rapporto con la moglie infedele, l'amante Aura che lo ha lasciato a causa della sua rinnovata etica e, soprattutto, la preoccupazione per i figli, le cui scelte minacciano di sconvolgere l'intera famiglia. Dall'altro lato, c'è il passato criminale che non lo lascia andare. Non può sfuggire a chi era: la sua fama di essere un uomo che cerca di essere onesto pur lavorando ai margini della legge lo rende l'unica persona a cui il misterioso Alphonse Rinaldo, burattinaio del crimine e della politica newyorkese, può rivolgersi.
Rinaldo ha un "favore" da chiedere che è, di fatto, un ordine ineludibile: rintracciare una ragazza scomparsa collegata a un omicidio. L'indagine trascina McGill negli angoli più oscuri e meno battuti della metropoli, un lato di New York che solo i non turisti conoscono.
Gli si vuole bene a McGill, anche quando appare esagerato: può incassare pestaggi violenti per ore e, dieci minuti dopo, essere già pronto per la prossima mossa. Possiede un network di assistenti specialistici così perfetto da rasentare la magia: se ha bisogno di entrare in un sistema informatico, il più grande mago del computer risponde al suo fischio; se deve scassinare una porta, il fabbro più talentuoso del pianeta gli ha fornito una chiave universale. McGill non risolve i problemi, ordina alle soluzioni di presentarsi. Ma è anche previdente: ogni sei mesi cambia le serrature del suo covo.
«Non c’è niente di male nella paura. Aiuta a tenere gli occhi aperti e i piedi pronti a correre».
Non dimentichiamo le sue lunghe riflessioni sulla vita: alcuni meno attenti potrebbero definirle un rallentamento del ritmo; in realtà, McGill sta elaborando le mosse prima di passare al prossimo scontro.
E, infine, il suo magnetismo femminile inspiegabile: nonostante sia un uomo di mezza età non convenzionalmente attraente, le donne più affascinanti e intelligenti della città sono irresistibilmente attratte da lui.
Il male è di famiglia è un tassello fondamentale per comprendere le radici e la complessa etica di Leonid McGill, forse ancora più del primo romanzo, La lunga caduta. Mosley dipinge il ritratto di un uomo che, pur combattendo la sua battaglia interiore e portando ancora le cicatrici del passato, si dimostra un'anima essenzialmente buona, con una profonda volontà di verità e giustizia.
…nel mondo reale devi saper mentire in maniera così impeccabile che tu stesso ti scoprirai incerto su quale sia la verità.

Titolo: Il male è di famiglia
Autore: Walter Mosley
Traduzione: Stefano Ternavasio
Casa editrice: 21lettere
Pagine: 432
Pubblicazione: 12 novembre 2025
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