Recensione di Lucia Roberta Zaffora
Primo suo romanzo d'esordio, edito SuiGeneris, Salvatore Spampinato constata che esiste un mondo rivoluzionario che ha con sé la forza della libertà e della finzione. Gatto, protagonista del libro, è un impiegato bancario che, in un giorno qualunque, sprofonda nella percezione di un mondo deformato. Tutto ciò che lo circonda diventa luci e colori mai visti, la realtà viene distorta. Pensa di essere matto ma, in realtà, dietro la sua perdita di memoria e distorsione del mondo, vi è la ricerca di un universo surreale. Tra memorie, presente e futuro, la realtà gli gioca dei sabotaggi tanto che si chiede «com'è che l'universo diventava un mostro contro di lui che non lo capiva», e che c'entra poi quella figura femminile, tanto familiare, sconosciuta di Dresda.
Il Gatto di Chagall si presenta come un viaggio onirico in un universo parallelo, specchio deformante e al tempo stesso fedele del nostro mondo, soggiogato dal potere e dal profitto. Dietro la figura del protagonista si cela una riflessione profonda sulla società contemporanea, ma anche un sincero atto d’amore verso la parola, intesa come strumento di liberazione e di creazione.
Come dichiara il protagonista stesso, l’uso della citazione letteraria diviene qui un atto di détournement: un’appropriazione che ribalta il senso originario per generare qualcosa di nuovo, di vitale. È proprio in questa pratica che la letteratura si rivela, per l’autore, l’unica via di salvezza e di espressione autentica del sentire umano.
La forza del romanzo risiede anche nella complessità del suo protagonista. Gatto non è una vittima passiva delle circostanze: attraversa con consapevolezza e inquietudine una realtà surreale, in cerca di un varco d’uscita, di un senso. Il suo agire invita il lettore a interrogarsi sul mondo che lo circonda, mentre la sua vita, fatta di poche certezze — un bar, alcuni amici, un impiego in banca — si trasforma in una parabola esistenziale che oscilla tra il quotidiano e il visionario.
Ogni personaggio, da Dresda a Lima, dall’amico Fedele al Dottor Alfa, è un frammento simbolico, un riflesso del protagonista e della sua interiorità. I loro nomi evocano, come in un sogno, associazioni e significati ulteriori, restituendo un universo narrativo che si costruisce per analogie, come se davvero tutto — persone, luoghi, pensieri — potesse avere la leggerezza e l’enigmaticità di un gatto.
Il romanzo ha una matrice surrealista e il punto di partenza è proprio il dipinto Parigi alla finestra di Marc Chagall (1913), del quale vengono ripresi anche i colori in copertina, che sottolinea una duplice idea di immaginario riconducibile da una parte alla capacità quasi infantile dell’essere umano di sognare, stupirsi e dare forma a mondi alternativi; dall’altro, una narrazione che prende corpo attraverso una struttura consapevole e definita.
Punto di forza del romanzo è sicuramente lo stile dell'autore. I dialoghi appaiono molto intensi e, man mano che la storia si snoda, insieme a Gatto, si porta a conoscenza il suo passato. Forse la scrittura non scorre a dovere, ma ogni frase ha un suo significato denso e da recepire ben chiaro. Tornano a vivere anche le parole di grandi autori come Calderón de la Barca con la sua La vida es sueño, Nazim Hikmet e le sue poesie d'amore, e tanto altri. I loro scritti risuonano nella vicenda di Gatto, intrecciandosi con le sue riflessioni sulla vita e sull’esperienza umana. Così la letteratura si rivela non solo come oggetto da leggere o scrivere, ma come origine di nuove elaborazioni, mentali o narrative, capaci di generare altri mondi.
«Ognuno è in fieri la propria opera d’arte» è la frase che Gatto dice a Dresda per sottolineare come si è letteratura, arte, al di là del libro e di quello che si riesce a costruire con diversi artefici.
Il romanzo non conosce un vero finale: si avvolge su sé stesso, come in un sogno che non vuole concludersi. La sua dimensione surreale apre spazi di riflessione invece di chiuderli, offrendo al lettore la possibilità di guardare il mondo con occhi nuovi, proprio come fa Gatto. Il libro, allora, non si esaurisce con l’ultima pagina: diventa un punto di ripartenza, un invito a continuare il pensiero e a creare nuove connessioni. È il lettore, infine, a dare senso alle parole, costruendo la propria storia e lasciando che quella di Gatto resti sospesa nella finzione.

Titolo: Il Gatto di Chagall
Autore: Salvatore Spampinato
Casa editrice: Edizioni SuiGeneris
Pagine: 240
Pubblicazione: 2018
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