Un soldato, una Mula e una memoria che scava più a fondo delle trincee.
Recensione di Paolo Perlini
Un anziano, spedito in una casa di riposo come si ficca un gatto in un sacco e lo si lancia nel fiume, trascorre il tempo a guardarsi le mani, perché gli hanno detto che nelle mani c’è scritto il destino di ognuno. Chissà se sono quelle righe a portargli a rivedere la propria vita da soldato, sul fronte, a rievocare ricordi, perché «Alla mia età si inizia ad avere dimestichezza con i ricordi, li ripassi tutti, dal mattino alla sera, e li ritrovi tutti, come un pastore che ripiglia tutte le pecore del gregge».
Ricorda tutto di quei giorni sul fronte: la scarsità di gavette, la pulizia delle latrine, gli ordini insensati, gli arti amputati, la carne maciullata. Ma un ricordo in particolare va alla Mula. In guerra, sulle montagne, non c’è nessuno più importante di lei. Il suo guardiano era un eccellente raccontatore di barzellette; quando le raccontava anche la Mula rideva. Erano una bella coppia ma la guerra portò via il guardiano, la Mula rimase sola e il caporale scelse lui, questo soldato semplice come nuovo guardiano.
Durante un assalto in prima linea, dove la terra e il cielo masticavano tutto, il nostro soldato trovò riparo in una buca. Tutto intorno era morte, distruzione. Sopra di lui ci fu un sanguinolento passaggio di nubi. Rimase nascosto, indeciso se fingersi morto, scappare, confondersi con i caduti, rischiare di saltare per aria a causa della bomba inesplosa poco vicino. Poi apparve lei, la Mula. Nonostante l’avesse legata, lei si era liberata, aveva attraversato il campo di battaglia, sfiorato proiettili, bombe, fili spinati per cercare, in quella terra di carne tritata lui, il suo guardiano.
Fino qui, con una giusta dose di ironia, l’autore ci presenta la vita del soldato così vera e reale che pare di osservarla in un film. Poi tutto diventa più onirico: la Mula si offre di proteggerlo, lo accoglie dentro di sé e dentro quelle budella incontra gente, commilitoni, gente con la quale andava in piazza al sabato, parenti…tutta gente che non voleva essere svegliata. Al soldato viene voglia di accettare l’invito, mettersi a dormire, ma capisce che non è cosa per lui e cerca un via d’uscita. «Tutti riuniti nel ventre della Mula a dormire. Tutta l’umanità passata, presente e futura».
La Mula è contenitore della memoria e della storia collettiva. Non è più solo un animale, ma un universo interiore, un grembo che accoglie e conserva.
Il secondo racconto ha una trama meno immediata ma è un vero fuoco d’artificio nella scelta delle parole, nella costruzione delle frasi.
Il protagonista, nato già vecchio, ricorda di essere un arcimarinaio, un pescatore di misteri, un collezionista di sargassi. Trascorre il tempo a mangiare gamberetti finché un giorno trova che sia più appagante scavare una buca. E la scava, si sollazza nell’acquitrino che si forma. Finché decide di calatafare, incatramare la sua barca e a un certo punto si ferma, perché gli pareva che attorno a lui ci fosse qualcosa, qualcuno. Lo capì ben presto: «Dai confini senza alcun preavviso mi raggiunse un ospite, la Luce». E con la luce è costretto a scendere a patti, forse proprio perché è arrivata a portare un senso alla sua vita di persona nata già vecchia.
L’autore, attivo nel fumetto da molti anni, ha ricevuto importanti riconoscimenti e pubblica le sue storie anche all’estero.
Questa esperienza si sente anche nella sua scrittura: le parole sembrano immagini, costruite con attenzione, come se ogni frase fosse pensata per essere vista oltre che letta. Il ritmo, il modo in cui le scene si susseguono, ricordano proprio il modo di raccontare tipico dei fumetti.
La Mula è un libro breve, ma denso, che lascia il lettore sospeso tra realtà e visione, con il desiderio di rileggerlo ancora.

Titolo: La mula e un altro racconto
Autore: Marco Taddei
Casa editrice: Radici edizioni
Pagine: 128
Pubblicazione: 27 maggio 2025
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