Nel suo folgorante esordio, Salomé Esper immagina una resurrezione che sconvolge un intero paese, tra misteri corporei, affetti ritrovati e fede che vacilla.
Recensione di Claudia Fogliani
Cosa succederebbe se riaprire gli occhi significasse sentire un sapore di vermi in bocca e la consapevolezza di essersi appena svegliati in una bara? È esattamente questo che succede alla protagonista del romanzo d’esordio dell’argentina Salomé Esper, La seconda venuta di Hilda Bustamante (2025), pubblicato dalla casa editrice Sur e tradotto da Carlo Alberto Montalto.
Evidentemente viva e senza il ricordo di essere stata tumulata, Hilda riemerge dalla tomba e sconvolge totalmente le vite di tutti i personaggi che la consideravano da più di un anno morta e sepolta. Non lo fa, però, come ce lo si aspetterebbe dai morti viventi a cui ci hanno abituati i film di George A. Romero: la sua seconda venuta non si caratterizza per la perdita della coscienza di sé o per la fame insaziabile di cervelli umani; anzi, Hilda pensa e, soprattutto, si fa domande sulla sua ritrovata condizione di essere vivente:
«Capì di essere morta. E pensò: da quando? Col dubbio sopraggiunse la tristezza ma ne scacciò prontamente il pensiero, non poteva essere da molto: lei, adesso, era viva. Quanto si può vivere così? Per quanto tempo? E com’era possibile che fosse ancora viva? Cosa ci faceva lì se non perché, sì, era morta davvero?»
Il suo ritorno è un evento sconvolgente non solo per i suoi affetti più vicini, che tutto si aspettavano tranne che di vederla di nuovo, viva e vegeta. Si potrebbe addirittura dire che il suo inaspettato arrivo è una detonazione che coinvolge tutto il paese: in senso letterale, quando si precipita dalla tomba alla chiesa per far suonare le campane in modo così forte e costante, da far esplodere tutti i vetri della città; ma anche in senso strutturale, visto che il suo ritorno è l’esplosivo che mette in marcia i personaggi del romanzo.
Primi fra tutti, quelli che compongono la famiglia della signora Hilda, che non si fonda sul sangue, ma sulle scelte: di rifiutare la violenza, abbracciare la tenerezza e ciò che il destino mette di fronte, anche se non è come uno se lo immagina. Dal grande amore tra la protagonista e Álvaro, suo marito, non nasceranno figli: il vuoto è solo momentaneo, perché il romanzo presenta alle porte dei coniugi Gabriela, una giovane madre maltrattata dal compagno, che diventerà parte della famiglia, insieme alla figlia, Amelia. Il ricongiungimento tra Hilda e il non più vedovo Álvaro è un istante di felicità che appassisce presto. Diventano più profonde e collettive le preoccupazioni e i dubbi che la accompagnano dal risveglio nel buio della sua bara: “come faremo amantenere il segreto di questa resurrezione?” si chiedono i personaggi, ma soprattutto: “quanto tempo abbiamo ancora?”. Il corpo di Hilda diventa quindi oggetto di osservazione, perché è lì che è potuto avvenire il mistero della sua nuova vita ed è lì che, forse, si potrà capire cos’è successo e cosa accadrà:
«Quando furono sole, Hilda cominciò a raccontare della sua uscita dalla terra, compreso il dettaglio dei vermi, dei suoi sforzi e... Clara la interruppe: «Fa’ vedere la lingua». Hilda, sbigottita, prima si accigliò, poi tirò fuori la lingua più che poté mentre Clara gliela esaminava in cerca di una qualche traccia.»
Le amiche di Hilda, che insieme a lei formavano il gruppo delle Devote, come si autonomina un gruppo spontaneo di signore coinvolte nelle attività parrocchiali, formano un culto attorno a lei, che dà un secondo scossone alla chiesa del paese, già colpita dalla fuga del parroco, sorpreso dalla rediviva nella sacrestia mentre si trova in atteggiamenti intimi con una delle devote. Prende il suo posto un altro sacerdote, che si ritrova di fronte all’incubo cattolico: l’invasione di uno sciame di cavallette si sovrappone alla venerazione della rediviva signora. E come in tutti i piccoli paesi, le notizie corrono: la dimensione corale del romanzo si raggiunge, in questo caso, alla velocità di una telefonata alla radio locale, che trasmette le testimonianze dei compaesani, che da un giorno all’altro si troveranno a vivere questi eventi di entità biblica.
Le varie catastrofi, personali e collettive, vissute dai personaggi si affrontano con uno stile estremamente giocoso, che sdrammatizza le situazioni più complesse senza però banalizzarle. Il lutto e l’amore familiare, i due grandi temi della narrazione, vengono trattati con delicatezza e fermezza, per congiungersi nell’atto stesso di scrivere, che alla fine del romanzo sarà la forma per trascendere la perdita e per mantenere intatto il vincolo affettivo.

Titolo: La seconda venuta di Hilda Bustamante
Autrice: Salomé Esper
Traduttore: Carlo Alberto Montalto
Casa editrice: Edizioni Sur
Pagine: 180
Pubblicazione: 5 febbraio 2025
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