Mónica Ojeda | Nefando

Mónica Ojeda | Nefando
Mónica Ojeda – Nefando
Un videogioco, sei personaggi, una stanza e una crudissima storia: alla ricerca di un linguaggio alla violenza e al rovesciamento del silenzio in cui è avvolta

di Chiara Bianchi

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Alessandro Polidoro editore pubblica il secondo romanzo di Mónica Ojeda, Nefando (tradotto da Massimiliano Bonatto), dopo l’esordio con Mandibula (2021).
Trovare e dare una possibilità di narrazione alle esperienze estreme nel contesto dell’infanzia e della sua vulnerabilità, questo il tema centrale. Ojeda costruisce una profonda riflessione attorno alla scrittura, alla violenza e al dolore degli altri, mettendo in crisi i presupposti fondanti dell’infanzia e della famiglia, così come riconosciuta dalla società.
Nefando è il nome dato a un videogioco online, rapidamente rimosso dalla rete a causa del suo contenuto legato a pederastia, incesto, violenza e abuso su minori. Protagonisti, sei giovani coinquilini e un appartamento in cui viene ipotizzato e realizzato il videogioco: Kiki e Iván aspiranti scrittori di origine messicana, Cuco programmatore e hacker spagnolo, i fratelli Terán (Emilio, Cecilia e Irene) studenti universitari ecuadoriani, inventori del gioco. A ricomporre le vicende della creazione del gioco, una voce anonima che intervista le persone vicine ai Terán.

«Il fine è la creazione stessa: loro hanno creato Nefando per creare Nefando».

Si susseguono, su diversi piani linguistici e narrativi: frammenti di interviste, stralci di un romanzo pornoerotico scritto da Kiki, ricordi e disegni dei Terán sulla loro infanzia condivisa e sugli abusi sessuali subiti dal loro padre, cronache sul videogioco.
La struttura frammentata costruisce, come un mosaico, la storia con un linguaggio capace di accentuare i vissuti estremi, legati alla cruda violenza che i corpi subiscono, nascosti nel silenzio.
Il romanzo si apre con un capitolo di Kiki che è una riflessione, significativamente metaletteraria, sulla scrittura e sul processo creativo relativo al concepimento del suo romanzo pornografico che vede protagonisti tre adolescenti. Kiki, nel gioco di scambi tra scrittura e pensieri, esprime la sua volontà di superare i limiti del linguaggi ricercando un modo per descrivere il dolore, mettere fine all’indifferenza e al silenzio che tutto ricopre quando ricordare un’infanzia violata è indicibile. Si chiede se la letteratura non sia proprio questo: esplorazione dell’inquietante, di ciò che non si può dire, un faro sulle ombre della vita.
Trovare un linguaggio capace di raccontare l’abuso, la perversione, l’infanzia spezzata, capace di narrare l’orrore e permetta di vedere l’elefante rosa nella stanza.
Scrivere è disagio, dice Iván. Le vite dei due aspiranti scrittori divengono il perno del dibattito intorno al piacere carnale, all’amore, alla sottomissione, alla tortura, al sacrificio. Può un corpo torturato provare piacere? Ed è straniante porsi questa domanda di fronte allo sgretolamento dell’immaginario collettivo attorno alla famiglia e all’infanzia che questo romanzo cerca di far implodere. E cosa succede quando il deep web diventa il mezzo di trasmissione di tutto ciò che nella realtà quotidiana viene insabbiato dall’indifferenza e dal silenzio? Esso ci viene presentato come il mondo parallelo il male trova quello spazio rappresentativo che altrove non avrebbe.
I tre fratelli Terán cercano spazio espressivo proprio in Nefando e noi possiamo conoscere il loro passato familiare grazie alle pagine in cui vengono ricostruiti i ricordi dell’infanzia.
La potenza e la crudezza di quei racconti esprime la forza di questo romanzo in cui l’esperienza più terribile trova un codice linguistico per scriversi e capirla. Quale parola attribuire alla violenza e all’abuso domestico? Come nominare la rottura dell’intimità familiare a causa di un comportamento violento, irreparabile? Il dolore secondo Kiki è incomunicabile, ma l’esperienza è raccontabile. Scrivere per capire. Nefando è esplorazione del linguaggio, rinuncia all’indifferenza, è dare voce al dolore mettendo fine al silenzio.


«The show must go on in realtà era uno slogan di vita spaventoso. […] era la formula con cui le persone guardavano oltre, con il sorriso, mentre accanto a loro qualcuno si dissanguava».


Titolo: Nefando
Autrice: Mónica Ojeda
Traduzione: Massimiliano Bonatto
Prezzo: 17€
Pagine: 233
Uscita: 22 febbraio 2022
Compra sul sito dell'editore

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