Quaranta nomi | Parwana Fayyaz

Quaranta nomi | Parwana Fayyaz

«Che altro significato può esserci nel dare e ricevere nomi se non il risarcimento?»  Quaranta nomi colpisce dritto, nel cuore e nella testa.

di Paolo Perlini

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I drammatici eventi di questi giorni ci hanno fatto dimenticare una tragedia ancora in atto: quella del popolo afghano. In secondo piano, nascosta tra i bollettini di guerra, è passata la notizia che i Talebani, contraddicendo quanto avevano stabilito in precedenza, hanno ordinato la chiusura delle scuole secondarie femminili.
Parwana Fayyaz è una giovane poetessa afghana che ha avuto la fortuna (è terribile definirla così) di allontanarsi dal suo paese emigrando dapprima in Pakistan per poi studiare in Bangladesh, in California e infine stabilirsi a Cambridge.
La sua prima raccolta poetica, Quaranta nomi, è stata premiata con il Forward Poetry Prize, uno fra i più prestigiosi premi di poesia in lingua inglese.

Ad aprire le pagine pare di sentire il profumo che si sprigiona nelle drogherie di una volta o nei mercati delle spezie. Fin dall'inizio il lettore si trova immerso in una moltitudine di colori, sapori, odori.

Le prime pagine sono dedicate a sua madre, Roqeeya, che per le tre figlie confeziona abiti e bambole, con gli scampoli di tessuto che trova, in contrasto con le donne del luogo che indossano abiti monocolore.

Aghi da cucito
Quando la guerra cominciò, mio padre portò mia madre a fare un viaggio,
un viaggio che nessuno dei due desiderava -
lontano da casa e via dalla città.

Sulla strada verso l'esilio, mia madre aveva con sé i nostri piccoli piedi
e le nostre piccole mani, la sua scatola di aghi da cucito
e la cucitrice Butterfly prodotta in Unione Sovietica.

Muovendoci tra stanza in affitto, il tessuto divenne per lei una terra familiare.
Aperta la scatola, la cucitrice posata sul pavimento,
confezionava vestiti diversi per colore e consistenza.

Kabul le diede velluto di ogni colore -
scelse i toni del fegato e dell'oceano,
bordeaux e lapislazzuli.

Il Pakistan le diede il raso, in giallo e arancio,
preferì qualcosa
color cipolla.

L'India le diede il cotone, sia spesso che sottile,
e lei ne scelse un tipo
di media consistenza.

Un anno imparò a filare la lana grezza.
Con il denaro guadagnato,
comprò seta.

Aspettava. Aspettavo.
Finché la pelle dura dei suoi polpastrelli non si ammorbidì
e poté maneggiare quella seta.

Allora fece abiti per le sue tre figlie,
Parwana, Shabnam e Hohar, e i colori erano
pistacchio, vermiglio e verde acqua.

Ogni punto del suo ago riportava in vita
gli stili eleganti della giovinezza e l'orgoglio
di una madre afghana, anche in esilio.

Come definirle? Poesie, favole, storie? Parwana Fayyaz ci guida alla scoperta di villaggi, tradizioni, modi di vivere così distanti da noi occidentali.
Ci accompagna, pagina dopo pagina, come la principessa Sherazade, restituendo dignità alle donne, in un paese dove le donne vengono nascoste, soffocate, cancellate.

«La bellezza di una donna è come la peste",
dicevano le donne. "le porterà sfortuna"».

A tutte le donne protagoniste di queste storie, dà un nome che già da solo è poesia: Fiore di Pazienza, Rugiada del Mattino, Linfa di Fiore... fino alla poesia che dà il nome alla raccolta, adattamento di una leggenda afghana, dedicata a quaranta giovani donne, costrette a fuggire, ripararsi in una grotta sulle montagne.

«Le montagne divennero il loro giaciglio.
Il vento le loro ali, e i ciottoli i loro amici.
La loro grotta rocciosa, una grotta per tutte e quaranta le donne.
E i loro padri e le loro madri scomparvero».


Quaranta nomi è una raccolta ricca di colori, sapori, odori, ma anche di emozioni. E al termine, come quando esci dal mercato delle spezie, ne sei inebriato e stordito. Colpito nella testa e anche nel cuore.



 

Titolo: Quaranta Nomi
Autrice: Parwana Fayyaz
Casa Editrice: Aguaplano
Pagine: 168
Data di uscita: 15 febbraio 2022

Compera sul sito della casa editrice




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