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Punto di Fuga | Mikhail Shishkin

Punto di Fuga | Mikhail Shishkin

C'era un tempo in cui ci si scrivevano lettera d'amore, dal fronte e per il fronte, e in entrambi i casi, scrivere era una forma di sopravvivenza: dalla guerra e dalla vita.
parole di Paolo Perlini

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Punto di Fuga, di Mikhail Shishkin

A scuola ce l'hanno insegnato più volte: nella prospettiva il punto di fuga è quello verso il quale convergono una serie di linee parallele tra loro, a partire dalle quali vengono disegnati i soggetti della rappresentazione.

Punto di Fuga è anche l'ultimo romanzo di Mikhail Shishkin a essere tradotto e pubblicato in Italia per conto di 21lettere.
Da molti è considerato una delle sue opere più belle, un romanzo epistolare che raccoglie le lettere di due giovani innamorati russi: Vovka e Sashka. Lui si arruola volontario nella guerra dei Boxer (1899-1901), lei, Sashka vive la sua vita nella provincia russa.
Se da principio si avverte che fra i due c'è quasi un ricordo comune, un botta e risposta, un amore travolgente, poco alla volta si ha l'impressione di trovarsi all'inverso del punto di fuga. Da lì le linee sembrano divergere, più che una corrispondenza pare quasi un diario asincrono: Vovka spedisce le sue lettere dal fronte nel corso di pochi mesi di guerra, Sashka invece scrive e risponde all’amato per anni fino quasi al presente. I due si parlano ma non si rispondono, eppure il loro legame diventa sempre più forte.

L'epistolario di Vovka si trasforma in un reportage nel quale racconta le crudeltà della guerra, l'avanzata sul fronte, la vita che se ne va in un soffio.

«Perché ai soldati viene sempre dato qualsiasi compito, qualsiasi, anche il più insensato, pur di tenerli occupati? Perché così non devono pensare. C'è un significato profondo in tutto questo - l'uomo non deve pensare. È necessario salvarlo da se stesso, dai pensieri di morte. Qui bisogna in qualche modo riuscire a distrarsi, fare qualcosa con le mani; per questo li obbligano a pulire le armi, a riordinare le divise, a scavare buche. S' inventano compiti.
Forse è questa la ragione per cui anch'io mi invento un compito: scriverti alla prima occasione. Ossia fare delle lettere. E tu mi salvi così, mia cara!».

Sashka invece, racconta la sua guerra personale, meno cruenta ma altrettanto dura, perché a differenza di Vovka, che combatte contro un nemico (anche se non spara mai un colpo), lei combatte contro sé stessa, i suoi ricordi, la sua doppia personalità.

«Durante la lezione, sono andata a fare una passeggiata. Guardo le rotaie del tram filare verso un chiodo invisibile che sostiene il mondo. E all'improvviso ho distinto chiaramente le linee che collegano tutti gli oggetti a quel punto di fuga, come fili. O meglio, come elastici tesi allo stremo. Tutto disperso, pali, cumuli di neve, cespugli, il tram e me, ma non hanno mollato, hanno tenuto duro e ora tirano indietro».

Punto di fuga è un romanzo doppio: si potrebbero benissimo leggere separatamente le lettere dei due amanti e trovare in entrambi una ricchezza di spunti, immagini, riflessioni, poesia. Quasi una fuga a due voci e ognuna di queste riesce a coinvolgere e appassionare il lettore.

Mikhail Shishkin è nato a Mosca nel 1961 e vive all'estero da molto tempo. Tutti i suoi romanzi hanno vinto almeno uno dei principali premi letterari russi: il Bolshaja kniga, il Russian Booker, il premio Natsionalnyj Bestseller.
Nonostante sia un forte oppositore di Putin, è uno degli scrittori più apprezzati in Russia e la sua voce, critica anche in questi momenti tragici, si fa sentire e ben sperare.



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