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Yu Miri – Tokyo - Stazione Ueno

Yu Miri – Tokyo - Stazione Ueno

Yu Miri – Tokyo - Stazione Ueno

La storia di un mondo di invisibili alla luce del sole
di Chiara Bianchi

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C’è un mondo in ogni essere umano, un universo di accadimenti determinanti il corso di ogni esistenza. Ci sono luoghi intorno ai quali gravitano esseri umani di cui non sappiamo nulla. Sono gli invisibili, gli emarginati, coloro che occupano gli spazi pubblici, quasi a diventare decoro urbano. Respirano, pensano, hanno ricordi, immagini, si circondano di oggetti dimenticati dagli altri, quelli che parlano, a un passo da loro, nell’ottusità dei loro problemi, dimentichi del dolore che si nasconde nell’ombra di quegli esseri fluttuanti tra la vita e la morte. 
Kazu, il protagonista è nato lo stesso giorno dell'attuale imperatore emerito Akihito. Suo figlio Kōichi nasce lo stesso giorno dell'imperatore Naruhito. Le esistenze delle due famiglie sono come binari, paralleli, non si avvicineranno mai. In vista delle Olimpiadi estive del 1964 a Tokyo, Kazu lavora come manovale nell'edilizia, contribuendo alla costruzione degli impianti e delle strutture necessarie. Privandosi di qualsiasi svago: niente alcool, gioco d’azzardo e donne, sarà in grado di mantenere economicamente la sua famiglia lontana. La sua vita è segnata dalle tradizioni, descritte con acume e precisione, di matrimoni e riti funebri alla maniera buddista, di feste – l’Obon e il Capodanno – a scandire il passare del tempo, uniche occasioni in cui può riabbracciare i suoi familiari.  
La sua vita viene investita da un grave lutto, il figlio appena ventunenne muore per cause naturali, così diranno i medici. Da allora tutto il suo mondo, inizia a sgretolarsi, ogni certezza è perduta. 
I figli non dovrebbero mai morire prima dei genitori.
A sessant’anni Kazu torna da sua moglie, rimasta sola dopo la dipartita dei suoceri, per godere del riposo dopo quarant’anni di sacrifici. Purtroppo, la Morte bussa ancora alla porta della sua felicità e le porta via anche sua moglie. 
La nipote va a vivere con lui, ma poiché non può sopportare di tenere legata a sé la giovane vita della donna, con un biglietto saluta e prega tutti di non cercarlo mai più, deciso a tornare a Tokyo, in attesa della Morte, stanco di sforzarsi di vivere. E a questo punto che Kazu sbarca alla stazione di Ueno, emergendo dai cancelli della biglietteria del Parco. Trascorre la prima notte all’addiaccio, si unisce all’accampamento dei senzatetto nella parte del parco chiamata Monte Suribachi.  
La descrizione del tempo vissuto come invisibile è attraversata da una struggente poesia. Il racconto si riempie di onomatopee, similitudini e i fenomeni atmosferici, per prima la pioggia, creano scenari che non sono solo contorni, ma struggimenti dell’anima. 
C’è qualcosa di immensamente spirituale nella pioggia. Essa scatena il ricordo, racconta il dolore e la tristezza al cospetto della morte, il tormento nelle notti fredde, l’inconsistenza e le fragilità della vita, l’invisibilità di un corpo, la genesi della società moderna che ha scelto l’apparenza atrofizzando il pensiero.  


All’improvviso scende la pioggia e bagna i teli delle tende. Cade sotto al proprio peso. Come il peso della vita o il peso del tempo, anche quello della pioggia cade giù con regolarità.  

Kazu è morto, non nel corpo, ma nello spirito. Vorrebbe morire, ma anche la Morte sembra essersi dimenticata di lui. Un’esistenza attraversata dalla solitudine e man mano prende le sembianze dell’isolamento, quando si rende conto di non avere più nessuno a cui mancare, da cui tornare. 

Quando non esisti, non puoi sparire. 

Tokyo descritta come la città che dimentica ciò che vuole e ricorda ciò che conviene. 
Il romanzo è stato pubblicato poco prima della nomina di Tokyo per le Paraolimpiadi, che si sarebbero dovute tenere nel 2020, quando già iniziavano le riqualificazioni nella città che comportarono la “bonifica” dei terreni dove vivono i senzatetto, spazzati via come immondizia. La “Cacciata dalla montagna” è la rappresentazione del fallimento dell’umanità.
Quella di Yu Miri, non è soltanto una storia, ma un atto di denuncia, per non dimenticare che non c’è una sola vita che valga meno di un’altra. 

Sul calendario sono tracciate delle linee tra ieri, oggi e domani, ma nella vita non c’è delimitazione tra passato, presente e futuro. Ognuno porta da solo un tempo così enorme da non riuscire a sostenerlo, vive e muore … 

Titolo: Tokyo – Stazione Ueno
Autore: Yu Miri
Genere: Narrativa
Casa Editrice: 21lettere
Pagine: 176
Prezzo: €16,00
ISBN: 978-8831441179

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Sull’autrice

YU MIRI sudcoreana Zainichi, ossia nata e cresciuta in Giappone da genitori sudcoreani. La sua lingua madre, con cui scrive, è il giapponese. Nel 2011, dopo il disastro nucleare di Fukushima si è trasferita nelle zone colpite da terremoto, tsunami e radiazioni, trasmettendo con una postazione radio da campo, in cui intervista i sopravvissuti al disastro.

Sulla casa editrice

21lettere è un progetto editoriale di soli sei titoli l’anno. Una scommessa. Anche dire no significa scegliere, pur se in modo silenzioso, dicono. 
Vogliono scoprire dove li porterà la traccia che stanno lasciando. Per adesso, la via sembra quella giusta.  


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