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Sense 8 - Stagione 2 in otto punti

Sense 8 - Stagione 2 in otto punti

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Quando dopo un’attesa di circa due anni tra una stagione e la successiva — se non si conta lo speciale di Natale — ti vengono rese disponibili le dieci puntate successive di Sense8 non puoi far altro che obbedire quietamente a quell’imperativo che da dentro ti intima di staccare il telefono, chiudere le persiane, approvvigionarti di cibo e schiacciare con più o meno veemenza sul tasto play per passare in serenità le seguenti dieci ore.

Se non hai finito di vedere tutti gli episodi, sappi che in questo articolo ci sono piccoli spoiler di trama. Se, invece, hai visto — e rivisto — tutto, possiamo passare in rassegna otto punti.

  • Fotografia e colonna sonora Son due delle cose irrinunciabili di questa serie e che mi piacciono di più. Fanno da evidenziatore, danno contesto ed esaltano le scene, compiti che la fotografia e la colonna sonora assolvono in generale. Ma in questa storia che attraversa i continenti, i luoghi e i suoni incarnano essi stessi dei personaggi. Si pensi all’iconica What’s up? che risuona vigorosamente all’interno del quinto episodio o a Wise Enough dei Lamb che scandiscei momenti di passione tra Wolfgang e Kala, Capheus e Zachia. Si pensi alle gloriose immagini del pride di San Paolo. Sense8 si riconferma uno splendido lavoro in concerto: trama, fotografia e colonna sonora ed è ciò che la rende così dannatamente deliziosa.
  • Capheus Il recast del personaggio mi ha lasciato spaesato: per come era stato caratterizzato da Aml Ameen nella prima stagione, Capheus è un ragazzo solare, che squadra le avversità dall’alto in basso ma col sorriso e le affronta con grandi dosi di resilienza. Questo ottimismo, che ne caratterizzava la personalità in maniera preponderante, sembra essere andato perduto nel passaggio di consegne a Toby Onwumere, il quale, invece, porta alla vita un Capheus certamente più cupo e spaventato e senza quella leggerezza, quell’amore per la vita che con la pioggia o con il sole val la pena di essere vissuta appieno.
  • Lila Facchini Devo ammettere che c’ho un pregiudizio di base: a meno che non si tratti di grandi nomi del cinema, mi aspetto sempre delle performance che non siano, come si dice dalle mie parti, a livello. E sono felicissimo che Valeria Bilello si sia metaforicamente tolta il guanto e m’abbia schiaffeggiato in piena guancia in segno di sfida. Algida, machiavellica, spietata e con quella punta di psicopatia che tanto ci piace, Lila fa sulla scena da complemento perfetto a Wolfgang: da astuta predatrice tesse la tela e gioca con la sua preda sino a sferrare il suo attacco. E quindi Wolfie si ritrova attratto da due donne, poste tra loro agli antipodi: una completamente estranea al suo mondo, dal suo punto di vista, immacolata e che si rifiuta di contaminare, dall’altra c’è il suo pericoloso analogo fatto donna. Varrà allora la legge del gli opposti si attraggono o invece si piglia chi si somiglia?
  • Dal cluster alla rete Mi è capitato di leggere alcune critiche in merito a questo sviluppo tanto repentino. Per quel che mi riguarda è chiaramente la più naturale evoluzione della storia. Tuttavia, ad essere totalmente onesti, quando subito dopo il debutto della prima stagione lessi che idealmente Michael Straczynski e le Wachowski avrebbero potuto ben dipanare tutta la trama nel corso di cinque archi narrativi, all’epoca non avrei puntato due soldi su un cambio di prospettiva così veloce. Devo però adesso constatare che pur mantenendo un ritmo abbastanza sostenuto, non si ha l’impressione che la serie scorra né frettolosa né veloce: lo spettatore viene gettato in un ambiente chiaramente familiare, ma che in qualche maniera è del tutto inesplorato. E dopo due anni di fedele attesa, vuoi, chiedi e meriti da spettatore qualcosa che sia fresco, che non si rimanga impantanati nelle solite dinamiche o tòpoi narrativi.
  • L'empatia dà il 4D Lo dico seccamente: Sense8 è in primis uno spettacolo per l’anima. Per godere di tutta la bellezza di un film al cinema siamo oramai sempre più abituati a munirci di occhialini 3D e immaginarci in quei mondi stratosferci così ben disegnati. In molti, a mio avviso sbagliando di grosso, credono che Sense8 sia una serie d’azione e telepatia, rimanendo delusi. Amici miei permettetemi di dirvi che non potete essere più in errore. Sense8 è un universo costituito di metafore e costruito sul comune sentire. Proprio con questa serie si dovrebbe eseguire l’esortazione del Piccolo Principe e guardare con il cuore più che con gli occhi. Certo, scene di azione, di combattimento, di arti che saltano o bastoni che trafiggono ve ne sono e son talora spettacolari, ma qual è il punto di essere inclusi all’interno di un cluster se poi non ci si concede di vivere il dolore di Sun per la perdita dei propri genitori, la gioia di Amanita e Nomi nello scambiarsi gli anelli di fidanzamento o avvertire sulla lingua l’amarezza di Lito dopo che il suo sogno è andato in frantumi per una società che lo discrimina per chi ama? I tuoi occhialini sono la tua umanità e per godere appieno di Sense8 non devi far altro che tirarla fuori.
  • DifferenzeÈ sempre stato il tema centrale, ma con la seconda stagione si è vista una vera e propria esplosione. Otto persone sparse nel globo completamente distanti per geografia, cultura, lingua, condizioni personali che in qualche maniera abbattono le barriere e diventano tutt’uno. Quale messaggio può essere foriero di maggiore speranza o più educativo in un momento storico in cui sempre più si è portati ad evidenziare ciò che ci separa piuttosto che guardare quello che ci accomuna?
  • Trama in puzzleSense8 c’ha questo stile narrativo che non è puramente incrementale: non scopriamo linearmente dettagli uno dietro l’altro, come in un effetto domino, ad ogni puntata sembra più di indossare una lente che ci rende meno miopi e che chiarisce punti che prima sembravano essere opachi e non avere alcun senso. Dal mio punto di vista questo stile narrativo invoglia i fan a dare spazio alle speculazioni e permette alla serie di far parlare di sé, generando curiosità senza dover puntualmente rifornire la trama di grandi eventi drammatici col rischio di diventare pateticamente ridicoli — sì Shonda Rhimes parlo di te — giusto per mantenere alta l’attenzione.
  • Il futuroPurtroppo ad oggi non si hanno notizie di una eventuale terza stagione di Sense8 che — a sentire Roberto Malerba, uno dei produttori della serie — dati gli alti costi e le enormi difficoltà logistiche che richiedono la produzione di uno show così pensato, sarà molto probabilmente l’ultima. Netflix, ad ogni modo, ha provveduto a rinnovare il contratto gli attori e i doppiatori, ma il suo destino si gioca sul campo degli abbonamenti e delle visualizzazioni e voci suggeriscono che tutto dovrebbe essere deciso entro il 19 maggio o nel suo intorno.

Le prime due stagioni di Sense8 sono attualmente disponibili in streaming su Netflix.

© Stefano Pastore

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