Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

L'uso del sito costituisce accettazione implicità dell'uso dei cookies. Per revocare il consenso è sufficiente cancellare i cookies di dominio dal browser.

Approvo

The Good Place - Stagione 1

Immagine promozionale della serie The Good Place
The Good Place - Stagione 1

+++++

Quando gennaio ti scorre addosso con un fine settimana da brivido, che ti getta addosso l’influenza e scatena fiumi di catarro, viene naturale armarsi brodino caldo, copertina e qualcosa che ti faccia ridere e rilassare. Non sono alieno a maratone in questo senso. “Mom”, “Will & Grace”, “Inside Amy Schumer”, “Miranda” sono solo alcuni dei titoli che mi hanno fatto compagnia in quelle seratine stropicciate un po’ tristi.

E quindi quale miglior occasione di un’influenza per pensare e riflettere a quello che ci può essere nell’aldilà? Dici che son esagerato? Beh, sono un maschio. Scrollo le spalle e la chiudo qua. Ed ecco che, notoriamente ottimista per natura, mi ritrovo a pensarmi insieme a diavoletti con le corna, eau de soufre a deodorare le ascelle e graticole per bistecche ben unte con olio di palma in cui intrappolare le anime dei dannati. A darmi un’idea di come possa essere, invece, “The Good Place”, il buon posto, il Paradiso, appunto ci ha pensato l’ideatore della serie Michael Schur.

Vorrei fare una precisazione. “The Good Place” meriterebbe un 7, cioè più dei tre morsi che le ho assegnato ma certamente non quattro. Sì, per la prima volta su queste pagine ho un problema di arrotondamento, di scarsa precisione, più o meno lo stesso grattacapo che l’architetto del Paradiso, impersonato da Ted Danson (“CSI”, “Fargo”), ha dovuto gestire quando una certa Eleanor Shelltrop, interpretata da Kristen Bell (“Veronica Mars”, “House of Lies”), giunge ai suoi cancelli. O per meglio dire, si siede nella sua sala d’aspetto.

Immagine tratta dalla puntata pilota di The Good Place.

Eleanor, dunque, arriva in Paradiso per un errore, uno scambio di persona. Bugiarda, manipolatrice, opportunista non avrebbe sicuramente racimolato buone azioni terrene in numero sufficiente da poter vivere beatamente con Chidi — l’anima gemella della sua omonima — per tutta l’eternità in una casa disegnata su misura per lei. E quindi con la complicità di Chidi e all’insaputa di tutti, Eleanor prova a mantenere la sua identità segreta e a rimanere in incognito, se non fosse che il Paradiso inizia a dare segni di rigetto per questa intrusa che meriterebbe di essere spedita ai piani bassi. Per cercare di rimediare, Chidi decide dunque di lavorare per rendere Eleanor una persona migliore.

Chidi tenta di aiutare Eleanor ad essere una persona migliore.

Sarà Eleanor troppo buona per l’Inferno o troppo cattiva per il Paradiso? Non sarà il caso di una via di mezzo?

Non è una comedy da risata registrata. Anzi se proprio devo dirla tutta gli episodi, eccetto che per un numero probabilmente troppo ristretto di situazioni, non regalano una fragorose risate e a questo certo non contribuisce il fatto che i personaggi son abbozzati e spennellati solo nei tratti dei loro rispettivi stereotipi. Ma quello che la serie evidentemente manca in comicità da risata facile compensa innanzitutto con una buona performance di Kristen Bell, che si rende capace sia in interpretare ruoli drammatici, ma anche comici.

“The Good Place” non si fa apprezzare per una fotografia fuori del comune, né spicca particolarmente per le sue ambientazioni, benché le scenografie siano sempre ben composte, ripulite e gli effetti CGI sorprendentemente ben realizzati, nei fatti il suo punto di forza è la trama.

A dispetto di ciò che un discepolo della scuola di Shonda Rhimes farebbe, allungando il vino dapprima con la gazzosa, poi l’acqua, aggiungendo il limone e diluendo il tutto con la coca-cola fino ad ottenerne un intruglio stomachevole, ciò che ho avuto modo di apprezzare è l’incedere sicuro e deciso della narrazione che risulta fortemente serializzata: non ci sono puntate allunga brodo, ma ogni capitoletto costituisce un piccolo pezzetto del puzzle nel quale ci si trova a tenere alle sorti dei personaggi e, in ultimo, ciò che mi han tenuto incollato fino all’ultimo episodio son stati il bisogno di sapere le sorti dei protagonisti della serie e allo stesso tempo la bravura dell’ideatore della serie Michael Schur nel tener celati allo spettatore come sotto ad un velo i meccanismi che governano tutto il quartiere del Paradiso in cui Chidi ed Eleanor risiedono.

Non voglio rovinare il finale, ma sin dall’inizio è venuto spontaneo chiedermi: come mai un posto come il Paradiso che dovrebbe essere la quintessenza della perfezione è funestato da episodi che lo rendono così imperfetto? La risposta è lì ad attenderti al termine dei tredici episodi.

Attualmente inedita in Italia, nella speranza di poterla presto rivedere su una delle piattaforme di streaming, la serie è stata rinnovata dalla NBC per una seconda stagione, sperando di riuscire a vederla, raffreddore permettendo.

© Stefano Pastore

BLOG COMMENTS POWERED BY DISQUS