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I classici di Halloween - #01 Profondo Rosso

I classici di Halloween - #01 Profondo Rosso

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Vi ricordate il vortice nero che lo scorso autunno ci ha precipitato nei più oscuri meandri dell’horror sotto forma di cult cinematografici cari al genere? Bene, siamo disposti a perdonarvi in caso di risposta negativa. Purché vi dimostriate coraggiosi e assidui nel seguire il filo conduttore di questo imminente Halloween. Guarda caso, si tratta di un fil rouge letterale poiché il colore di questo Halloween è il rosso. E le evocazioni visive di colature pollockiane, getti violenti a fontana o esondazioni di sangue saranno superflue metafore di questo colore che tanto incarna il quid di splatter che agogniamo in questo periodo dell’anno. 

L’immersione scarlatta sarà guidata da Giulia che ripercorrerà ricordi e traumi infantili tinti irreparabilmente da questo colore.
Era agosto di un po’ di anni fa.
Passeggiavamo per Torino, non ci andavo da quando avevo quattro anni. Era come se fosse la prima volta, non la ricordavo per niente.
Città vertice dei triangoli di magia bianca e di magia nera, concentra nella sua eleganza un effetto magnetico e, mica per niente, diventa scenario perfetto per i film dell’orrore e allo stesso tempo anche per “Elisa di Rivombrosa”.
Insomma, Torino è come l’essere umano. Vestita del bianco dei marmi e sfumata di nero (non dirò come la Juventus perché sarebbe veramente un paragone orrendo). E, dulcis in fundo, Torino è granata. Il rosso la macchia sui palazzi e per le strade fino a segnarle quell'anima tormentata di città magica.

Arrivate a Piazza CLN, la mia accompagnatrice ha iniziato entusiasta a gridare "Hai visto dove ti ho portataaaaa?", mentre io mi limitavo a guardarla con aria perplessa perché non avevo la minima idea di dove mi trovassi.
- Di che parli?
- Ma sei seria? La fontana...la finestra...lì è dove cade dopo che la uccide e. Giulia...non hai mai visto Profondo Rosso?

Gelo. È agosto, ma in quel momento il suo sguardo sconvolto mi ha fatto sentire freddo.

In silenzio ha preso la mia reflex e ha fotografato dei punti precisi della piazza dicendomi - poi ne riparliamo.
La sera seguente mi sono seduta su un Frecciarossa pronta ad affrontare il viaggio Torino - Roma mentre schiacciavo play sul lettore dvd del mio macbook, nel quale avevo appena inserito il dvd del classicone di Dario Argento, comprato qualche ora prima alla Fnac di Torino.

 © illustrazioni di Ombretta Blasucci

Profondo Rosso è uno dei migliori film del regista italiano e segna il passaggio di genere nella sua filmografia creando un qualcosa di nuovo per quegli anni (1975 per l'esattezza).
Il Maestro passa dal thriller all'horror fondendoli in questa pellicola.
Ci sarebbero veramente un milione di cose da dire, ma non possiamo rischiare di distrarci, quindi partiamo dalla trama.
Durante una conferenza sulla parapsicologia, la sensitiva tedesca Helga Hullmann avverte la presenza, in sala, di qualcuno che cova pensieri omicidi. La sera stessa, la donna muore per mano di un ignoto assassino. Testimone casuale del delitto, senza poterne individuare l'autore, è un giovane pianista inglese, Marc Daly, i cui amici sono la giornalista Gianna Brezzi e Carlo, il figlio ubriacone di un'anziana ex attrice. Deciso a scoprire per suo conto chi ha ucciso Helga, Marc è però ostacolato, ad ogni successivo passo verso la verità, da nuovi efferati assassini, di cui sono vittime le persone capaci di favorire le sue indagini. 

È difficile non cadere nello spoiler parlando di quella meravigliosa scena finale che. MA NON POSSIAMO, perché magari fra di voi c’è ancora qualche stolto che non sa chi si cela dietro quella nenia inquietante per bambini (un po’ come, in occasione del 30° anniversario, è successo alla povera Elisa che ho costretto ad accompagnarmi al cinema a rivederlo ed è stata brutalmente spoilerata...perché lei era fra gli stolti, infatti). 

Tracciare il collegamento tra il film e il colore che dominerà i nostri incubi in questo Ottobre 2017 sembra quasi inutile. L’abbondanza di sangue inequivocabilmente scenico, palesemente finto, viscoso e lucido, quasi accecante nella sua tonalità, pervade tantissime scene del film e ogni morte ne è segnata in abbondanza. Per questo immaginiamo la visione di Hulga di un abbacinante rosso sangue, ultimo simbolo indomabile di vitalità che però è destinato ad abbandonare le vittime nella più variegata violenza, portando con sé la vita stessa.

Purtroppo per voi potrei dilungarmi su questo capolavoro per ore, dalla indimenticabile colonna sonora dei Goblin alle location pilastri della storia (Villa Scott, vicino a Torino, in primis), da aneddoti come quello che rivela che il Blue Bar - che non è mai esistito - è un chiaro tributo al celebre quadro Nightawks di Hopper.
Fortunatamente per voi mi limiterò a fischiettare quella nenia...anche se non so quanto possa essere considerata una fortuna, visto che fa salire la pelle d’oca al solo pensiero.

© Giulia Cristofori, Ombretta Blasucci

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