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“Ci rimarrà sempre Kabul” - Un viaggio con Tina Fey nel medio oriente

“Ci rimarrà sempre Kabul” - Un viaggio con Tina Fey nel medio oriente

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Per chi conosce il panorama televisivo americano, Tina Fey è una garanzia. Da anni sulla cresta dell’onda, l’istrionica attrice e produttrice statunitense è una delle più grandi comiche degli Stati Uniti.
Quando ho letto di “Whiskey tango foxtrot” ero pronto a fiondarmici per una serata di svago e risate, salvo poi trovarmi davanti ad una sorpresa inaspettata e quantomai gradita.
Partiamo dalla trama, adattamento cinematografico del libro autobiografia “The taliban shuffle”.
Kim Baker (Tina Fey) è una redattrice a cui viene offerto di coprire un posto da giornalista di guerra in Afghanistan; dal momento in cui sbarca all’aereoporto di Kabul sa di non essere tagliata per questo mestiere, deve imparare in fretta o soccombere ad una realtà schiacciante e pericolosa. Viene aiutata nell’integrazione dal suo autista/tuttofare Fahim (Christopher Abbot) e due colleghi, Tanya Vanderpoel (Margot Robbie) e Ian MacKelpie (Martine Freeman).

Ci si potrebbe aspettare un film che tratti in modo leggero e divertente il tema del giornalismo di guerra (e indirettamente della guerra tout court) ma fin dalle prime battute ci si trova davanti un film che sa sì essere divertente ma riesce a scavare nel profondo di un mestiere e di una situazione spesso conosciuti troppo superficialmente.

Con una buona alternanza tra battute pungenti e momenti di tensione, questo film getta un po’ di luce sul giornalismo d’assalto e sulla situazione in Afghanistan lasciando anche intravedere parte della cultura di questo Paese spesso nominato, di solito, solo per motivi violenti.

Tina Fey, aiutata da una brava Margot Robbie e da Martin prezzemolo Freeman, ci descrive un mondo duro e alienante dove non solo si possono rischiare una gamba o la vita ma c’è da temere anche e soprattutto per la propria anima.
La durezza è ben visibile ma nonostante questo il film riesce a scorrere e a coinvolgerci senza appesantirci.

I registi Ficarra e Requa (sì, quelli di “Crazy stupid love”) riescono in un’impresa non da poco dando al film un taglio che a tratti risulta leggero e rilassato, in altri diventa imprevedibile e d’azione.
Sicuramente non è il film più intenso e toccante che è stato fatto sulle guerre in Medio Oriente (non mi stancherò mai di consigliare l’italiano “Una storia sbagliata” di Gianluca Maria Tavarelli) ma Whiskey Tango Foxtrot centra in pieno il suo obiettivo entrando di diritto tra le migliori visioni di quest’anno.

E se il mio giudizio è influenzato dalle similitudini con quello che più o meno è il mio lavoro e dalla presenza di Tina Fey, che adoro, me lo saprete e dovrete dire, dopo averlo visto.

Se ve lo state chiedendo, Whiskey Tango Foxtrot è, in gergo militare, la versione estesa dell’acronimo W.T.F.

© Marco Castelletti

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