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#crunch49 | Silvia Forcina

#crunch49 | Silvia Forcina

"We are all born mad. Some remain so.” Samuel Beckett

Secondo la coscienza comune, favola e fumetti sono spesso considerati letteratura per i più piccoli o, peggio, degli infantilismi.
Nel vocabolario Treccani, però, alla voce favola troviamo questa definizione: "s. f. [lat. fabŭla, der. del verbo fari «parlare»] - Breve narrazione, di cui sono protagonisti, insieme con gli uomini, anche animali, piante o esseri inanimati e che racchiude un insegnamento di saggezza pratica o una verità morale". Dal canto suo, il fumetto pone in continuo divenire il sistema nervoso grazie allo sviluppo del senso dello spazio e del tempo e della narrazione nello stesso istante.
Non c'è un'età per apprendere, così come non c'è una sola età per le favole e per i fumetti.

Per il quadrato di oggi mordiamo l'arte di Silvia Forcina, illustratrice ascolana innamorata dell'arte, con il costante e vorace bisogno di imparare e sempre con il senso della favola, quello vero, negli occhi.

Affamati da sempre di menti così curiose, non potevamo che incontrarla per farle qualche domanda:

Ciao e benvenuta tra i morsi quadrati! Noi di CrunchEd siamo molto affamati di nuove storie  e ci piacerebbe conoscere la tua. Quando hai cominciato a disegnare e cosa ti ha spinto a farlo?
Disegno da sempre, tra i primi ricordi ci sono i colori di mia sorella, che rubavo per fare i miei “lavori”. C’è chi ha un diario segreto, io avevo mucchi di fogli riciclati in cui disegnavo tutto quello che mi passava in testa. E ne ero molto gelosa, perché erano espressione della mia intimità. Non pensavo di fare del disegno un “lavoro” perché era il mio personale modo di esprimere ciò che provavo, così ho quasi smesso durante Università e lavoro. Poi quattro anni fa, “grazie” alla disoccupazione e all’interessamento di chi mi vuole bene, mi è tornata la voglia di mettermi alla prova e per la prima volta ha pensato di far vedere anche agli altri quello che riuscivo a fare. Per questo disegno: per esprimere un po’ di me e il mio modo di vedere le cose.

C’è un autore in particolare che ha illuminato o illumina le tue opere? In altre parole, c’è un artista, uno scrittore che ti stimola a mordere la vita?
Ho amato letteralmente i cartoni animati giapponesi della mia infanzia, e quelli sono stati la prima “luce” sui miei disegni. Ma la verità è che non c’è UN autore, ma vengo illuminata da tutti quegli artisti, noti o meno, che riescono a farmi provare un’emozione. Poi, se dovessi proprio fare dei nomi, dico che adoro Hayao Miyazaki, come artista e come persona, ammiro incommensurabilmente il segno di Hiroaki Samura e la fantasia della scrittrice Diana Wynne Jones. Vorrei poter essere anche lontanamente vicina a loro.

I tuoi lavori urlano un grande amore per l’illustrazione in tutte le sue tecniche, dal disegno a matita alla biro passando per l’acquerello. Qual è lo stile che preferisci e che pensi ti rappresenti meglio? Con che strumenti lavori di solito?
Da sempre mi sento molto a mio agio con le penne e l’inchiostro, quindi direi che è quella la tecnica che preferisco e che mi rappresenta meglio. Il tratteggio per me è terapeutico, ogni segno che lascio sul foglio è una piccola parte del mio pensiero, quindi non mi importa che sia perfetto, come non lo sono io e le cose che generalmente mi piacciono. Andrea Accardi (disegnatore per Bonelli e Bao Publishing) guardando alcuni lavori a penna mi ha fatto i complimenti, quindi figurati se smetterò mai di lavorarci! Ma a volte ho “bisogno” del colore per esprimermi, quindi uso i pastelli (anche acquerellabili), con effetti poco rifiniti, per lo stesso amore dell’imperfetto di cui parlavo prima.

Domanda irrinunciabile per il palato di CrunchEd: qual è il tuo rapporto con la musica e quali vie sceglie per farsi strada fino ai tuoi disegni?
Dal mio punto di vista, è un bellissimo rapporto. Disegno sempre con canzoni in sottofondo: i cantautori italiani mi rendono più riflessiva, il metal mi rilassa, giusto per fare un esempio. A seconda della musica che mi va di ascoltare in sottofondo, i disegni vengono fuori più drammatici o vivaci e se devo lavorare su qualcosa di preciso scelgo il genere che mi sembra più consono.


Oltre che in veste di illustratrice ti vediamo ricoprire anche le vesti di insegnante di Disegno e Fumetto per l’A.P. S. Le Streghe di Pagliare del Tronto. Credi che il fumetto abbia un qualche potere pedagogico e di formazione? Come mai secondo te in Italia è ancora difficile istituire corsi di fumetto nelle scuole dell’obbligo?
Bellissima domanda! Leggere fumetti, non disegnarli per forza, ha un altissimo valore per la crescita cognitiva di un bambino: non solo è una forma d’arte, ma unisce disegno e letteratura, spazialità e dinamismo. Leggendo un fumetto, senza accorgercene siamo costretti a seguire un percorso spaziale e temporale attraverso le immagini che costringe il nostro cervello a lavorare senza restare mai passivo. Per non parlare poi dei contenuti, che possono toccare la filosofia, la politica e la storia, e possono davvero incidere nella formazione della persona. Non mi dilungo, perché ne parlerei per ore: faccio parte dell’associazione Dimensione Fumetto da 15 anni, ed è anche da prima che cerchiamo di sfatare il pregiudizio che i fumetti siano solo robetta da bambini. Che poi io da bambina leggevo Topolino e mi ha insegnato più termini e modi di dire che la maestra. Qualche insegnante illuminato c’è, però, e qualcosa si muove anche nella scuola, ma pensiamo anche che l’ultima riforma ha eliminato la Storia dell’Arte dai piani di studio, quindi, se vogliamo renderci conto…

Un classicone: Progetti futuri? A cos’altro stai lavorando?
Continuare a divertirmi disegnando, e magari diventare brava. Non ho veri progetti se non quello di conoscere più stili e artisti possibile e partecipare ai concorsi di illustrazione per mettermi alla prova. E magari studiare per creare un fumetto mio.

Grazie mille Silvia! A presto!

Potete mordere i lavori di Silvia qui:
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