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#crunch47 | Giada Carboni

#crunch47 | Giada Carboni

"Don’t fall in love; rise with it." Amit Abraham

Il disegno, così come la musica e la danza, è una delle espressioni più dirette e intime del nostro essere. È privo di non detti, delle metafore e dei codici della lingua parlata. È messaggio puro, non ci sono ostacoli tra il cervello e la mano, il colore e il tratto diventano espressione immediata di un istinto prima che di un pensiero. 

Oggi mordiamo il quadrato di Giada Carboni, giovane e promettente artista che del disegno non si è solo innamorata ma lo ha reso il suo principale mezzo di comunicazione, soprattutto dei non detti.

Ciao Giada e benvenuta tra i morsi quadrati! Noi di CrunchEd siamo molto affamati di nuove storie e ci piacerebbe conoscere la tua. Quando hai cominciato a disegnare e cosa ti ha spinto a farlo?
Mi è sempre stato detto che se non trovavo le parole per esprimermi, utilizzavo il disegno. Quindi ho iniziato a disegnare fin da piccola (più o meno come tutti i bambini).
Sono sempre stata appassionata dell'arte ma ne ho preso piena coscienza solamente all'inizio delle medie. Mi mettevo a disegnare perché mi rilassava e mi consentiva di creare nuovi mondi.

C’è un autore in particolare che ha illuminato o illumina le tue opere? In altre parole, c’è un artista, uno scrittore che ti stimola a mordere la vita?
In realtà non ho un solo artista che mi stimola a "mordere la vita" ce ne sono molti e quasi tutti autodidatta o della mia età, conosciuti/scoperti grazie ai social.
Come ad esempio Burdge-bug, Fukari, Kibbitzer, Irene Martini, Cory Loftis, Jin Kim, Celine Kim, Helen Cheng e molti altri.


Sfogliando con ingordigia i tuoi lavori, abbiamo notato che disegni spesso personaggi legati al mondo delle serie tv estere (Game of Thrones e Penny Dreadful) e del cinema straniero, Star Wars e film Disney Pixar su tutti. Hai mai pensato di lavorare proprio nel settore cinematografico, magari nell’animazione? Cosa pensi del cinema italiano, hai mai disegnato qualcosa legata ad un film o a una nostra serie tv?
Il mio sogno è di lavorare in uno studio d'animazione, magari come visual development (anche se ho una grande passione anche per l'animazione vera e propria e lo story-board), insomma amo l'animazione e vorrei che questo amore diventasse il mio futuro lavoro. Devo dire che il cinema italiano al momento si divide in due, a mio parere.
Da una parte produciamo film e serie tv validi, e rischiando e creiamo dei piccoli capolavori (un esempio sono "Lo chiamavano Jeeg Robot" e "The young Pope"). D'altro canto però tentiamo di restare sempre nella nostra safe zone e produciamo sempre gli stessi film, ormai ripetitivi e a volte pacchiani.

Disegnai tempo fa una illustrazione, per l'appunto, su "Lo chiamavano Jeeg Robot"

I tuoi lavori urlano un grande amore per l’illustrazione in tutte le sue tecniche, dal disegno a matita alla grafica digitale passando per l’acquerello. Qual è lo stile che preferisci e che pensi ti rappresenti meglio? Con che strumenti lavori di solito?
Mi sono sempre trovata bene a usare la tecnica mista, anche se ultimamente cerco di migliorarmi col digitale. Ho sempre amato il segno della matita e il colore digitale (come tecnica principale), ma ho iniziato a sperimentare il colore sui miei disegni in tradizionale coi Promarker (e devo ammettere che è una tecnica che amo e tendo a utilizzare spesso quando non ho un computer). Ultimamente sto imparando a utilizzare l'acrilico e dopo un primo periodo di odio, sto prendendo dimestichezza con la tecnica.
Quando lavoro a matita solitamente disegno con una 6H o 5H e ripasso il tutto con una HB, oppure utilizzo dei pennarelli sottili.

Domanda irrinunciabile per il palato di CrunchEd: qual è il tuo rapporto con la musica e quali vie sceglie per farsi strada fino ai tuoi disegni?
La musica è una componente necessaria per il mio disegno. Molto spesso mentre lavoro tendo a mettere su delle playlist musicali che vanno dalla chitarra acustica, alla musica a cappella, alla classica, fino al pop moderno. La musica condiziona spesso i mie disegni facendogli prendere delle pieghe differenti a seconda di ciò che ascolto.

Sei molto giovane ma hai all’attivo già due pubblicazioni: il libretto illustrato e autoprodotto della novella “Romeo e Giulietta” di Luigi Da Porto e “N.R.S”, il tuo primo fumetto edito da Nuname e ambientato in un mondo futuristico. Parlaci di queste esperienze. Com’è stato approcciarsi al disegno di una storia non tua ma scritta da altri? Com’è stato invece l’approccio ad una tua narrazione lunga per immagini rispetto al disegno di una tavola unica? Hai trovato difficoltà, differenze di stile, strumenti, flusso di idee?
L'Illustrare una storia famosa come quella di "Romeo e Giulietta", scritta da Luigi Da Porto, è stata una sfida, ben ripagata poi al Lucca Comics and Games 2016.
La parte più difficile del lavoro è stata il scegliere cosa mostrare e cosa no della storia, ma questo è il difficile nel campo dell'illustrazione; rappresentare in una immagine un mondo scritto a parole. D'altro canto "raccontare/rappresentare" una propria storia ha dei pregi e dei difetti. Sì sa già cosa si vuole rappresentare, ma si rischia di essere egoisti e ingordi e di non voler lasciare nulla indietro. Perciò è necessario un continuo lavoro di taglio soprattutto se la storia che vuoi raccontare ha un limite di pagine (come per N.R.S.).

Un classicone: Progetti futuri? A cos’altro stai lavorando?
Come progetto futuro ho in mente una storia sempre sul tema Romeo e Giulietta suddivisa in 3 volumi, ma per ora è ancora in stallo. Sto lavorando adesso a due fumetti auto conclusivi che forse un giorno comincerò a pubblicare sui social.

Grazie mille Giada! A presto!

Potete mordere i lavori di Giada qui:
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