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#crunch243 | Francesca Botti

#crunch243 | Francesca Botti

«Il film è mio e ci metto tutti i conigli che voglio». David Lynch


Ciao Francesca e benvenuta tra i morsi quadrati! Noi di CrunchEd siamo molto affamati di nuove storie e ci piacerebbe conoscere la tua. Quando hai cominciato a disegnare e cosa ti ha spinto a farlo?


Ciao e grazie a voi per avermi contattata, direi che la risposta è un classico: ho iniziato da piccola e da lì in poi che fosse per lavoro o per passione non ho mai smesso, passando dalla grafica, alla scenografia, alla pittura, l'ho sempre visto come un modo più immediato e personale per esprimermi.


Ti va di spiegarci cosa ti ha portato a scegliere questa citazione da illustrare?


David Lynch è uno dei miei punti di riferimento artistici, soprattutto per il suo concetto di arte e di come viverla, questa frase rappresenta ciò che credo sia fondamentale per chiunque si cimenti in campo artistico (ma non solo): fai quello che piace a te senza farti influenzare dai giudizi degli altri. O dalla richiesta del mercato.


Le tue opere hanno uno
stile tenue e memorabile, in particolare nella sua espressione più stilizzata e irreale. Questa connotazione è stata sempre presente nel tuo modo di illustrare o è emersa nel corso del tempo?

Sono consapevole di non avere uno stile univoco, mi piace provare diverse tecniche e spazio dall’illustrazione alla pittura, anzi il mio approccio è sicuramente più pittorico, amo dare voce a situazioni irreali, oniriche… e minimali, il resto lo lascio al fruitore, nel bene e nel male.


C’è un autore in particolare che ha illuminato o che ancora illumina le tue opere? In altre parole, c’è un artista, uno scrittore che ti stimola a mordere la vita?


Oltre al già citato Lynch tra i miei punti di riferimento ci sono senza dubbio David Hockney e Alberto Giacometti, come nella scrittura Amélie Nothomb o nel cinema Wes Anderson, tutti artisti che sanno cogliere l’irrazionale nel razionale e la suggestione delle anomalie. Per gli stessi motivi tra gli illustratori amo molto i lavori di Yael Frankel, Gabriel Pacheco, Edward Gorey o Stefano Bessoni.


I tuoi soggetti sono evidentemente umani ma presentano una particolare forma e deformazione, dei corpi, dei colli, dei volti, spesso non hanno la bocca. Come è avvenuta questa trasformazione? C’era un tempo in cui avevano anche la bocca? L’hanno perduta spontaneamente o c’è un momento preciso che gliel’ha fatta cadere?


Sono sempre stata attratta da corpi e volti non convenzionali, credo che la bellezza sia molto radicata nel diverso ma il nostro sguardo non sappia più trovarla. Trovo le forme e le figure non realistiche o poco armoniose più interessanti e poetiche, l’imperfezione è unica, e per questo perfetta. Le bocche ogni tanto cadono e qualche volta le rimetto su, ma è vero è più facile che manchino, forse rappresentano inconsciamente il mio essere di poche parole.


Domanda irrinunciabile per il palato di CrunchEd: qual è il tuo rapporto con la musica e quali vie sceglie per farsi strada fino ai tuoi disegni?

Credo che per tutti la musica sia una enorme fonte di ispirazione, per quel che mi riguarda non tanto nell’ascoltarla mentre lavoro, ma nei titoli, nei testi o nelle atmosfere che evoca, un testo di Dalla o Battiato come un brano di Philip Glass o Yann Tiersen, per citarne solo alcuni, sono terreno fertile per tanti spunti.


Chiudiamo con un classicone e, intanto, ti ringraziamo per la disponibilità: progetti futuri? A cos’altro stai lavorando?


Essendo caotica e dispersiva ufficialmente starei lavorando al nuovo sito internet, ufficiosamente seguo qualsiasi altra nuova idea mi passi per la testa, ma finchè ce n'è ben vengano...

Grazie mille Francesca e a presto!
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