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#crunch210 | Chiara Ferri

#crunch210 | Chiara Ferri

“Three can keep a secret if two of them are dead” di Benjamin Franklin.

Ciao Chiara e benvenuta tra i morsi quadrati! Noi di CrunchEd siamo molto affamati di nuove storie e ci piacerebbe conoscere la tua. Quando hai cominciato a disegnare e cosa ti ha spinto a farlo?  
Grazie mille di questa opportunità, credo ci dovrebbero essere più iniziative di questo tipo che aiutano gli artisti. 

Ho sempre disegnato fin da bambina, da quando ho scoperto che esistevano addirittura scuole che potevano insegnarti a fare ciò. L’idea che qualcosa di così misterioso poteva essere insegnato e compreso mi ha sempre affascinata. Ho sempre creduto che in qualsiasi mestiere oltre alla creatività ci debba essere sotto una grande disciplina.


Ti va di spiegarci cosa ti ha portato a scegliere questa citazione da illustrare?
Questa citazione mi è sembrata divertente da illustrare. Di solito preferisco partire da cose semplici, da idee o spunti apparentemente chiari, per poi scomporli e farli miei.


I tuoi lavori spaziano nei supporti e combinano spesso tecniche tradizionali e tratti ruvidi alle tonalità piene e totali della colorazione in digitale. Come si muove questa sperimentazione? Ti lasci ispirare momento per momento o pianifichi materiali e metodi prima di metterti a disegnare?
Solitamente per un’idea pianifico già una tecnica e cerco di raggiungere un risultato già prefissato, ma talvolta dai bozzetti più veloci e da illustrazioni create senza metodo, mi perdo nella loro elaborazione e arrivo a mischiare diverse tecniche. È soprattutto in questi casi che uso tecniche miste, per esempio in tradizionale con una post-produzione in digitale.


C’è un autore in particolare che ha illuminato o che ancora illumina le tue opere? In altre parole, c’è un artista, uno scrittore che ti stimola a mordere la vita?
Uno dei più grandi disegnatori a cui sono affezionata è sicuramente José Muñoz, sono davvero affascinata dal suo tratto e da come usa il nero sul bianco del foglio. 

Sono molto affascinata agli illustratori con visioni fredde e magari amorali, penso a Nikolaus Heidelbach, Roland Topor, Francisco Goya. Ma ciò che veramente mi sta interessando in questo periodo è il weird e il grottesco che si può trovare anche nel cinema. C’è un regista a cui mi ispiro particolarmente, ovvero Yorgos Lanthimos e l’innovazione che ha portato al cinema weird in questi anni. Per me il cinema è fondamentale per il fumetto perché c’è la narrazione e inoltre in questo genere di film vi è una teatralità e un utilizzo degli spazi vuoti che posso ritrovare anche nell’illustrazione. Questa corrente del nuovo cinema greco porta al primo piano un ritratto della famiglia come centro della dissoluzione interiore dell’individuo. In un dipinto inquietante e straniante Lanthimos parla di come molti disagi partono proprio dalla propria casa e come questo crei un insieme di principi umani paradossali e malati nella società.


I soggetti che ritrai, dai più realistici ai più astratti, sono enigmatici e sembrano intenti a sfidare sottilmente l’osservatore a decifrarli. Anche a te mostrano questo aspetto o ti parlano più apertamente?
I soggetti che cerco di catturare hanno esattamente lo stesso effetto su di me. Quando trovo un volto nel mio immaginario che anche io stento a riconoscere significa che è il soggetto giusto da rappresentare. Con un’illustrazione ho bisogno di stupirmi e di spiegare poi dopo, con la realizzazione, il mio stupore. Forse ho spesso paura a spiegare i significati delle mie opere in modo troppo esplicito. Credo che spiegando solo il minimo necessario si entri più profondamente nella mente del lettore, così che il significato dell’opera non venga collegato direttamente a un concetto che magari potrebbe essere limitante per una profonda lettura dell’opera.

Domanda irrinunciabile per il palato di CrunchEd: qual è il tuo rapporto con la musica e quali vie sceglie per farsi strada fino ai tuoi disegni?
La curiosità per il disegno è sempre cresciuta insieme a quella per la musica. Da quando ho iniziato a suonare la batteria fin da subito sono passata da una band all’altra perché credo che in entrambi i campi, sia in quello dell’illustrazione che in quello della musica, una delle cose più belle sia la condivisione. Visto che pure questa mia passione è arrivata anche prima del disegno, ho passato davvero tanti generi e sono cambiata spesso negli anni, ma da quando ho letto un certo libro di Mark Fisher, The Werid And The Eerie, e ho conosciuto i The Fall e l’album Grotesque, ho capito che tipo di musica mi piaceva davvero. Da quella volta scoprii che fin da bambina ascoltavo PJ Harvey e Nick Cave e i Birthday Party, cosa alquanto particolare per la mia età.

Trovo che il mio segno più pulito e chiaro stia benissimo con Zoo Music Girl e invece il segno più inquieto e sporco con qualche pezzo di Roy Orbison. Per me è molto interessante unire caratteristiche paradossali quando si parla di musica e disegno. Non sempre il minimalismo nel disegno si può relazionare con un minimalismo musicale, e uno stile eccentrico e colorato non sempre è giusto associarlo a suoni nervosi e psichedelici. Sono arti diverse dopotutto, quindi non si possono descrivere e trattare allo stesso modo e per me è molto interessante creare legami contraddittori tra le due arti.


Chiudiamo con un classicone e, intanto, ti ringraziamo per la disponibilità: progetti futuri? A cos’altro stai lavorando?
Per ora seguo il secondo anno all’Accademia di Belle Arti a Bologna e non ho altri progetti personali in corso. Per ora sono più concentrata nel crescere tecnicamente.
Una cosa che però è in cantiere è un fumetto che ho fatto a braccio ma che mi ha dato nuovi punti di stile e nuove idee. Spero con questo di poter creare qualcosa di completo, per adesso si va avanti di concorsi, che mi fanno sempre bene.

Grazie Chiara e a presto
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