Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

L'uso del sito costituisce accettazione implicità dell'uso dei cookies. Per revocare il consenso è sufficiente cancellare i cookies di dominio dal browser.

Approvo

#crunch203 | Riccardo Ambrosi

#crunch203 | Riccardo Ambrosi

Joë Bousquet  - "Ero come un bambino sperduto in bosco di ciliegi."


Ciao Riccardo e benvenuto tra i morsi quadrati! Noi di CrunchEd siamo molto affamati di nuove storie e ci piacerebbe conoscere la tua. Quando hai cominciato a disegnare e cosa ti ha spinto a farlo?

Ciao CrunchEd! Mi viene da sorridere perché questa domanda mi ha sempre un po’ disorientato. Potrei rispondere, come sempre d’altronde, con: “Disegno da quando ho memoria, e da allora non ho più smesso”. Rapida e concisa. Ma ad essere sinceri non c’ho mai creduto. Non ricordo quando ho iniziato a disegnare, né il cosa mi abbia spinto a farlo, ma so perché lo sto facendo ora. Per necessità.
È il luogo felice dove ritrovare me stesso, recuperare il mio inizio, sentirmi libero. Nella letteratura classica lo chiamano locus amoenus, io lo chiamo foglio bianco e abat-jour.


Ti va di spiegarci cosa ti ha portato a scegliere questa citazione da illustrare?

Per chi non lo conoscesse, Joë Bousquet, è stato un poeta francese condannato a 21 anni all’immobilità.
Durante il primo conflitto mondiale venne ferito dalle schegge di un obice tedesco. Per trenta anni, inchiodato alla carcassa della propria carne inerme, soggetto a piaghe continue e sospeso alla quotidiane dosi d’oppio, Bousquet plasmò la propria indicibile angoscia in scrittura. La solitudine, il dolore, l’imperscrutabile ombra che dimora nel fondo del nostro essere e l’ardente desiderio dell’amore sono solo alcuni dei temi ricorrenti nei suoi scritti. Adoro tutta la sua opera.
Ogni sua riga è un pugno nello stomaco travestito da carezza.


Le ombre sono protagoniste indiscusse delle tue opere, delineano e decidono i contorni di oggetti e soggetti ritratti così come delle luci, in una perpetua contrapposizione che però non mostra segni di prevaricazione da una o dall’altra parte. Come sei arrivato a questi risultati? Hai sempre avuto questa tendenza innata nel gestire luci e ombre o hai scelto coscientemente di approfondire questo modo di esprimerti tramite le immagini?

Non credo sia una tendenza innata. Ho scelto coscientemente di approfondire questo conflitto e, nel mio piccolo, di interpretarlo attraverso le mie immagini.
Mi viene in mente la rappresentazione dello Yin e Yang. “Il lato soleggiato della collina” (Yang) corrisponde al giorno e alle funzioni più attive, mentre “il lato in ombra della collina"(Yin) corrisponde alla notte e alle funzioni meno attive.
Ed è proprio questa duplicità che mi ha sempre affascinato nelle opere dei grandi artisti.
In tanti hanno affidato agli aspetti di ambiguità e polivalenza dell’immagine il compito dell’arte stessa di rivelare il nascosto passando dall’analisi delle più semplici qualità estetiche dell’opera (forma, colore e materiali) ad una scoperta di significati latenti.
Mi basterà citare le opere di Arcimboldo, Escher, Magritte e Munari per provare a far comprendere meglio il mio pensiero. Cercherò sempre di capire questa antico conflitto (luce e ombra, bianco e nero, pieno e vuoto, sogno e realtà, bene e male) capace di meravigliarmi più di qualsiasi altra cosa.
Duecento anni fa Hegel se ne uscì con una delle sue massime più audaci: “La contraddizione è la regola del vero, la non contraddizione è la regola del falso. Ogni cosa, specie le più belle ed importanti, trasuda contraddizione.


C’è un autore in particolare che ha illuminato o che ancora illumina le tue opere? In altre parole, c’è un artista, uno scrittore che ti stimola a mordere la vita?

Jan Švankmajer è sicuramente l’artista che ha influenzato più di altri la mia poetica. Ricordo ancora la prima volta che vidi un suo cortometraggio. Lezione di Disegno Animato alla Scuola del Libro di Urbino, stanzino in cima alle scale, i colpi della foratrice in sottofondo, un’opera di Rojna Bagheri sul lato lungo della stanza, proprio di fronte ai computer, e “Darkness, Light, Darkness” riprodotto in uno di essi. Rimasi senza fiato. Nelle opere di Švankmajer c’è qualcosa di profondamente primordiale che mi affascina. Le sue pellicole sembrano parlare direttamente al subconscio dello spettatore facendo leva su quelle ossessioni e fobie che si celano dentro ognuno di noi. Armadi che cigolano, cantine, marionette, compassi appuntiti, dentiere e barchette di carta sono solo alcune delle paure che disegnano l’universo di Švankmajer.
Consiglio a tutti di leggere il suo Decalogo e guardare le sue opere, ma non è detta che mi ringrazierete. non è detta che mi ringrazierete.


I soggetti che ritrai sono molteplici, spesso accennati ma comunque centrali e riconoscibili. Chi sono? Sono suggeriti dai ricordi, dall’immaginazione, da fonti d’ispirazione esterne?

I miei soggetti sono parte di me. Rievocati dal mio passato o suscitati dal presente possiedono tutti la mia ombra. Anche ciò che immagino credo che in qualche modo sia figlio del mio vissuto. Quindi mi viene da dire egocentricamente che i miei soggetti sono tutti ambigui o banali ritratti di me stesso.


Domanda irrinunciabile per il palato di CrunchEd: qual è il tuo rapporto con la musica e quali vie sceglie per farsi strada fino ai tuoi disegni?

Credo che la musica abbia un grande potere, specialmente per creativi e artisti. Personalmente affido ad essa gran parte del mio processo creativo. Mentre disegno lascio che il brano che ascolto mi influenzi e rievochi in me sensazioni ed emozioni celate. Che provengano da un passato remoto o da un episodio avvenuto a distanza di poche ore non fa alcuna differenza. Riverserò in quell’immagine tutte le paure, gioie, preoccupazioni di quello specifico momento lasciando che diventi figurazione di esso.


Chiudiamo con un classicone e, intanto, ti ringraziamo per la disponibilità: progetti futuri? A cos’altro stai lavorando?

Mi sto dedicando ultimamente al disegno animato. Per anni non ho avuto modo di portare avanti questa passione ma ora ho in cantiere un cortometraggio su Joë Bousquet, anche se non so quando vedrà la luce, e un breve booktrailer dell’albo realizzato come tesi in triennale. Usciranno a breve due mie illustrazioni per una rivista di racconti online e qualche altro piccolo progetto personale. Grazie a voi! È stato un piacere.


Grazie Riccardo e a presto!

Instagram
Behance

BLOG COMMENTS POWERED BY DISQUS