Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

L'uso del sito costituisce accettazione implicità dell'uso dei cookies. Per revocare il consenso è sufficiente cancellare i cookies di dominio dal browser.

Approvo

#crunch196 | Eleonora Castagna

#crunch196 | Eleonora Castagna

"He did not say that because he knew that if you said a good thing it might not happen." Ernest Hemingway

Ciao Eleonora e benvenuta tra i morsi quadrati!
Noi di CrunchEd siamo molto affamati di nuove storie e ci piacerebbe conoscere la tua. Quando hai cominciato a disegnare e cosa ti ha spinto a farlo?
Non ricordo precisamente quando ho iniziato. Che io sappia ho sempre disegnato da quando sono nata e non credo di aver mai smesso, da piccola disegnavo perfino sulle pareti! 

Mio padre lavorava in un’azienda dove producevano quaderni, cartelline, cose di cartone (credo) e mi portava dei rotoloni giganteschi di carta da stendere su tutto il pavimento e mi ci piazzavo sopra a scarabocchiare dappertutto.

Nonostante abbia fatto un percorso di studi che non avesse a che fare con il disegno ho sempre sentito la necessità di esprimermi in questo modo, anche inconsapevolmente: i miei diari, i miei quaderni, i miei libri sono sempre stati pieni di scarabocchi di ogni genere, non riuscivo mai a stare ferma. 

Ho sempre saputo che avrei voluto fare questo lavoro, col tempo e con lo studio ho scoperto sempre di più quali strade intraprendere e come trasformare una passione in un vero e proprio mestiere.

 

Ti va di spiegarci cosa ti ha portato a scegliere questa citazione da illustrare?
La citazione è tratta da “Il vecchio e il mare”, ed è una frase che, quando lo lessi tempo fa, mi colpì molto e tutt’ora è una delle citazioni che mi è rimasta più impressa. Ho sempre pensato che nella sua semplicità il concetto espresso sia quasi un dettame di vita, soprattutto per me che raramente mi esprimo a parole, più spesso coi disegni. 

Ciò che disegno talvolta mi sembra più vero di ciò che vivo, di ciò che percepisco come reale.

Ho scelto di illustrarla per questo motivo, perché la sento molto legata al mio lavoro e all’idea che ho sempre avuto dell’arte e del disegno: disegnare è come parlare senza parole, senza dirlo troppo “ad alta voce”. 

Eppure, allo stesso tempo l’immagine è spesso molto più forte e immediata delle parole.

 
Il tuo stile è spiccatamente riconoscibile e memorabile. È stato necessario un percorso tortuoso per definirlo? Ci convivi con equilibrio o è una battaglia di adattamento costante?
La questione dello stile per quanto mi riguarda è ancora una storia un po’ spinosa, perché non ritengo di essere arrivata a un traguardo definitivo. Ho sempre sperimentato molto, utilizzando diversi strumenti, sia tradizionali che digitali e protendendo continuamente verso soluzioni diverse. Mi faccio affascinare facilmente dai lavori di mille altri artisti che vedo intorno a me, e tendo a rubacchiare da ciascuno gli aspetti che più mi piacciono. 

Avendo sempre disegnato in tradizionale, sono ancora in fase di esplorazione su come sposare il mio disegno con un utilizzo del digitale che mi soddisfi, e credo che la strada sia ancora lunga. Ciò che più ricerco nei miei disegni è la spontaneità, il tentativo di essere il più libera e sciolta possibile, che è quello che mi riesce meglio.

Secondo me nella vita per un artista è quasi impossibile dichiarare di essere arrivati a uno stile finito e definitivo, il disegno è una continua ricerca e metamorfosi che si accompagna anche alla crescita personale di una persona: ciò che sono oggi è probabile che non sarò già fra due, tre anni e di conseguenza cambierà anche il mio modo di esprimermi. 

Gli elementi riconoscibili che mi caratterizzano saranno sempre presenti nei miei lavori, ma sono felice di poter continuamente crescere e trovare nuove strade: è anche ciò che più mi entusiasma di questo mestiere.

 
C’è un autore in particolare che ha illuminato o che ancora illumina le tue opere? In altre parole, c’è un artista, uno scrittore che ti stimola a mordere la vita?
Sono sempre stata una accanita lettrice di romanzi e fumetti. Forse ciò che mi ha spinto sempre a immaginare e disegnare è stata proprio la lettura, i romanzi francesi (Balzac, Flaubert) e italiani (Calvino, Pavese, Erri De Luca) in particolare, che con le loro descrizioni e atmosfere hanno sempre stimolato la mia fantasia di mondi così concreti da poterli toccare, da volerli rievocare col disegno. 

Prima ancora di avvicinarmi al mondo dell’illustrazione vera e propria, sono passata attraverso i fumetti, soprattutto di Topolino, e i film d’animazione. Da quando ero piccola ho sempre amato i film di Miyazaki, di cui avevo due DVD, La città incantata e Il castello errante di Howl, visti e rivisti in continuazione, per quanto adoravo le atmosfere, i personaggi, i disegni.

Quando ho iniziato a scoprire l’illustrazione, mi sono appassionata tantissimo ai lavori di Mattotti, di cui conservo gelosamente gran parte dei fumetti e libri illustrati autografati, che sfoglio sempre volentieri quando ricerco bellezza e ispirazione. 

Potrei effettivamente fare una lista infinita dei miei artisti preferiti, quelli che quando li guardo mi fanno venire una voglia matta di disegnare, ma ne citerò solo alcuni in ordine sparso: Amélie Fléchais, Cyril Pedrosa, Sarah Mazzetti, Manuele Fior, Franco Matticchio, Toulouse-Lautrec, Carll Cneut.

 
Nelle tue opere spesso si alternano, con abbinamenti mai scontati, due, tre colori. C’è una volontà specifica, dietro questa scelta o è l’istinto a portarti a queste palette minimali di grande effetto?
Diciamo che sono entrambe le cose, un po’ è una mia scelta di limitare l’uso del colore, un po’ è anche l’istinto. Molto spesso faccio questa specie di esercizio a piacere, più per svago che per esercizio vero e proprio: scelgo due massimo tre pennarelli o pastelli di colori diversi, facendomi guidare dall’istinto e inizio a disegnare ciò che mi viene in mente, in base anche a quello che mi ispirano quei colori. 

Cerco di sfruttarli al massimo per ottenere sempre nuovi risultati e nuovi accostamenti, e mi piace utilizzare questo metodo anche nelle mie illustrazioni, spesso iniziando in un modo e finendo in un altro completamente diverso, arrivando a un risultato spesso inaspettato. Mi piace divertirmi a esplorare le possibilità date dalla semplicità di pochi

 
Domanda irrinunciabile per il palato di CrunchEd: qual è il tuo rapporto con la musica e quali vie sceglie per farsi strada fino ai tuoi disegni?
Amo la musica e penso sia forse la più emozionante forma d’arte, alla pari con il disegno. 

Ho sempre ascoltato tantissima musica, e sono sempre alla vorace ricerca di nuovi suoni da scoprire. 

Pur essendo molto esigente nella selezione musicale, cerco comunque di essere aperta a più generi, e a diversificare la mia playlist, dai Beatles alla trap, dal trash (che ogni tanto ci vuole) alla musica classica, dal metal al cantautorato italiano, all’elettronica.

Quando disegno cerco sempre di associare una playlist a quello che devo fare, che varia sempre in base anche al mood di quei momenti. Ci sono volte in cui ballo mentre disegno, volte in cui sento il bisogno di cantare durante il lavoro, volte in cui invece scelgo musica magari più di atmosfera per il massimo della concentrazione, altre volte la musica classica per rilassarmi. Credo che ci sia un legame molto forte tra il ritmo di una melodia e il movimento del corpo, che si riflette inevitabilmente sul risultato del disegno. Trovo che sia incredibile come una forma d’arte puramente sonora e intangibile riesca a suscitare emozioni fortissime nelle persone, e penso che proprio per questo si lega moltissimo al mondo del disegno e dell’illustrazione. È bellissimo quello che siamo capaci di creare.

 
Chiudiamo con un classicone e, intanto, ti ringraziamo per la disponibilità: progetti futuri? A cos’altro stai lavorando?
Attualmente ho alcune idee di progetti che vorrei portare avanti, visto che tra l’altro devo finire l’ultimo anno dell’Accademia probabilmente cercherò di unire queste idee per un’ipotetica tesi di laurea, ma poiché sono ancora solo idee astratte non saprei bene cosa di cosa parlare. 

Mi piacerebbe raccontare una storia, provare a mettermi in gioco in qualche progetto tipo fumetto/graphic novel, ma devo prima mettere insieme un po’ di pezzi quindi è un progetto proprio agli inizi. 

In ogni caso spero di riuscire presto a metterci mano e che prenderà forma così da poterlo mostrare!
Grazie a voi per questa opportunità, sono super felice di far parte dei morsi quadratiii gnam gnam un salutooo!

Grazie mille Eleonora e in bocca al lupo!
Behance
Instagram 

 

 

 
BLOG COMMENTS POWERED BY DISQUS