Esse | Racconti Indigeribili

Esse | Racconti Indigeribili

Scritto da Emanuele Muscolino
 - Illustrato da Alessia Fergola -


Esse

Essi emisero Esse.
Snello, sinuoso, sgusciante, strisciante, al tempo antico serpente, oggi $, per economia, aggiornato, traducibile, mastercambiabile, alimentantesi, riciclantesi, ripulentesi. 

«Che casino, TopSciama».
«Chi li stampa ‘sti cosi?».
«Gira su Zipgo».
«Fregatene, top-bramiamo. Domina tutto Esse».
«Siuuu, Esse».
«Ogni cosa sacrifichiamo a Esse».
«Siuuu, Esse».
«Gloria a Esse».
«Siuuu, Esse».
«Onnipossente Esse».
«Siuuu, Esse».
«Cosa volevi dirmi?».
«Che... io non lo vedo, TopSciama».
«Esse c’è».
«C’è anche qui, in questo momento?».
«Ce n’è molto, qui».
«Non a casa mia, TopSciama. Noi ce ne moriamo di fame».
«Voi non top-investite».
«E cosa posso farci, io?».
«Top-brama».
«Io top-bramo tutto il tempo».
«Tuo padre beve e tua madre la dà in giro. Top-brama, affinché Esse venga a voi».
«Ho top-bramato gli amici e il supermercato all’angolo».
«Anche, minusPacca. Qualsiasi cosa».
«Mi hanno top-beccato, però. Anche le monete delle offerte, top-bramo. Me le top-bramo da due anni».
TopSciama si ficca nell’uscio accanto, acchiappa minusPacca per il braccio, lo trascina fuori e con la gloria di Esse glielo spezza. MinusPacca volge lo sguardo in alto, da dove piove la testata di TopSciama che gli apre il naso a metà, lasciandolo con gli occhi fissi sulle travi, mentre lo sveste del giubbino, che consegna nelle mani di una timorata.
«Esse prende da coloro che non credono e dà a coloro che ama, minusPacca».
«Siuuu» risponde la timorata, saggiando il tessuto tra pollice e indice.
«Cominciamo».
I convitati prendono posto, frusciando tra schienali e inginocchiatoi, spolverando scanni con velluti e pellicce. Con il dorso della mano, TopSciama raschia il sangue del moribondo che gli è rimasto in fronte, mentre recupera il posto sull’altare, ma si lercia anche la mano e se la deve pulire sul risvolto della tunica.
«Che c’è? “Cazzo” si può dire» azzittisce le prime file.
«Era il tempo in cui Esse era schiavo, suddito di nazioni dispotiche e popoli infe... bla bla bla... Effigi di re e presidenti lo macchia... bla bla bla... fu liberato e sublimò in Colui che adoriamo. Alla Sua abbondanza si inchinò il mondo – Esse l’ha riunito in un solo Segno».
Dalle quinte dell’altare spunta un miniSciama che non avrà sei anni, con una quarantottore rigida rivestita in camoscio.
«Siuuu» urla un giovane timorato dalle ultime file, mentre il miniSciama scala i gradoni, trascinandosela dietro.
«Siuuu!» ripete il timorato dal fondo quando lo vede conquistare il podio.
«Ce la puoi fare» sillaba TopSciama con occhi di tè nero al miniSciama che lo guarda dal basso, mentre tenta di sollevare la valigetta alzando il manico fino al mento.
«Dai! Dai! Dai!» urla il timorato, prendendo a battere le mani a tempo.
«Dai! Dai! Dai!» lo incalza la folla.
«Siuuu!» erutta quello dal fondo.
Il miniSciama preme i denti contro i denti e spinge con la schiena scoliotica e suda e ha gli occhi in fuori, ma, dai e dai, gli riesce di far sua quell’estasi e di caricarsi la valigetta sulla testa. Le braccia possenti di TopSciama lo sollevano dai fianchi e lo ergono come Simba, facendolo splendere nei tremila watt dell’altare. L’assemblea è in visibilio, il timorato urla «Sì, cazzo!», TopSciama gli fa l’occhiolino, il miniSciama – gasatissimo a mezz’aria – abbassa la valigetta sul ventre e la brandisce come un fallo in alluminio, prostrando le prime file in ovulazione.
«Cazzo!» tuona TopSciama con voce verde e azzurra, e un mormorio estatico avvolge tutto e tutti, e quasi solleva panche e altare e:
«Cazzo!» strilla il miniSciama con dentatura smagliante.
«Aaaaa!» gracchia minusPacca frantunaso in terra, riavendosi dalla testata nucleare, mentre TopSciama inala la sacralità del momento, espandendo il torace.
«Ora lasciala» intima al sottoposto.
Il miniSciama obbedisce, ma la valigetta sbatte sulla mensa e si divarica, rovesciando cumuli di bigliettoni incensati. Gli occhi di tutti brillano e il silenzio si mangia l’assemblea. «Aaaaa, merda!» ansima minusPacca. TopSciama getta via il sottoposto e recupera l’altare:
«Quanto Esse è qui con noi?».
«Aiuto!» esala minusPacca, strisciando nel suo sangue.
«Tanto, tantissimo; immensamente; gloria, gloria a Esse! Siuuu Esse» bisbigliano dalle prime file.
«Non abbastanza» urla l’officiante mostrando i bicipiti e procurando alla signora Berket un gemito clitorideo.
«Tu» dice al pazzo in fondo «cerca nelle brache del minusPacca».
«Siuuu» risponde lui, puntando dritto nella pozza dell’infermo e ficcandogli la mano in tasca, mentre quello si volta a guardarlo con occhi malati, con volto tumefatto, con sguardo esaltato, con setto aperto e cartilagini penzoloni, con dita che frugano – anche nella tasca dietro, con volto che disapprova, giacché la mano non trova, con bocca impastata, crostosa, che chiede pietà, con l’altro che gli ravana la tasca accanto, dove non trova niente, se non un’ossuta natica, con i timorati che rumoreggiano, con le dita che affondano e sembrano andare a vuoto ma insistono, si intrufolano, sviscerano la sacca di cotone, toccano il sesso molle, rovistano ancora ed eccola, finalmente, la sudicia filigrana. La prende e la solleva, fuori di sé, top-illuminato, mentre l’assemblea plaude e TopSciama lo accoglie:
«Vieni, porta all’apostolo di Esse il frutto della tua perseveranza».
Il timorato si avvicina e adagia il biglietton prodigo in cima agli altri. TopSciama lo cinge, l’altro risponde con virulenza dirompente, cieca, omicida. TopSciama prova a resistere, gonfiando il petto da culturista, tendendo il collo bovino.
«In nome di Esse, basta!» implora con voce strozzata o mutanda umettata.
Il top-illuminato allenta la presa e l’officiante lancia qualche bestemmia, facendo rallentare il cuore. Davanti alla mastaba di bigliettoni afferra il primo, lo arrotola e lo piega, facendone un cioccolatino. Prende il secondo e fa lo stesso, quindi cerca gli occhi del miniSciama, che li sgrana colpevole e vola dietro le quinte. La trap di “Siuuu your-face” satura l’ambiente – tremano i muri, le travi, i pavimenti. I convitati si alzano e scuotono le teste a tempo, mettendosi in fila per l’altare, dove il MiniSciama si fionda per continuare a piegare le banconote per l’officiante, che prende il primo cioccolatino e lo somministra alla signora Matudis “spalle di volpe”, che mastica con dentiera rodata; a Giachetin “fuscello latteo”, che non riesce a divaricare per più di due dita il pertugio orale (TopSciama deve spingerglielo dentro); a Bisgari “gote di porco” – due quintali di fede, con pulzella e fuoriserie; a Sighet “odor di carogna”; a Porolini “il sudacchioso”; a Fannalessa “radio-quartiere”.
«Azioni asiatiche, non si erra».
«Siuuu».
«Tre per due Iperemme, angolo via Panama».
«Siuuu».
«Aste fallimentari, ville, piscine, chiedete all’ingresso».
«Siuuu».
«Meravigliosi cuccioli Labrador, Setter, gatti siamesi, pappagalli Ecuador, due lama, all’ingresso».
«Siuuu».
«Lunedì Lotto Ghiotto, la fortuna premia i top-timorati».
«Siuuu».
«Rendete gloria a Esse ed Esse tornerà a voi».
È il turno del giovane Basculin, broker di talento, suo pupillo. Prima di posare il cioccolatino sulle sue labbra, gli occhi di TopSciama vengono rapiti da un luccicore sotto il mento, un ciondolo con l’emblema umano e crociato della vecchia scuola – il corpo nudo, il drappo sul ventre – un pezzo di antiquariato da due milioni di Esse. E inorridiscono. Basculin, con tocco leggero, gli sfiora la mano, ferma a mezz’aria, e la accompagna verso la sua bocca, pescandovi con la lingua il cioccolatino, la perla, il topDono incubato. Quindi, con gentilezza, riaccomoda la mano del mentore lungo il fianco e, quando il braccio è finalmente steso, dona all’altro una carezza paterna, sciogliendo la preda tra lingua e palato, pensando: «Si amano alla follia».

© Racconto di Emanuele Muscolino | Illustrazione di Alessia Fergola | Editing di Chiara Bianchi


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