Un romanzo pieno di echi
Recensione di Simonetta Gallucci
Cos’è il silenzio? È un vuoto o un pieno?
Per il protagonista di Silenzio, appunto, di Pierangelo Consoli, edito da Neo Edizioni, è il frutto di una minuziosa opera di sottrazione. Ne ha fatto poetica, lui: i suoi versi sono diventati dei classici, i componimenti appaiono nelle antologie scolastiche, l’hanno candidato al Nobel e gli verrà persino dedicato un Meridiano, anche se non è ancora morto. La sua opera è da studiare; i critici (quelli che «Arrivano quando la battaglia è finita, osservano le tracce, il sangue rappreso, il fumo d’incendi ormai spenti, e pretendono di raccontare quello che è accaduto») lo hanno fatto, per anni, e ora a uno di loro, l’odioso e odiato Ottaviani, è stato affidato il saggio introduttivo per il prezioso volume che conterrà tutte le sue poesie. I giornalisti lo chiamano Maestro; al mercato, mentre è alle prese con l’acquisto delle mutande (anche ai poeti tocca), diventa Dottore, Nonno, Zio. Ma, quando si chiude alle spalle la porta del suo appartamento, queste definizioni restano sullo zerbino, e dalle spoglie della dimensione pubblica emerge quella privata, nella quale il poeta è soltanto un uomo.
E il silenzio si popola.
Di ricordi, come quello della moglie Olga, una compagna di un tratto della vita più che un amore («Non eravamo innamorati, eravamo amorevoli», dice il protagonista, in una delle frasi più spietate e allo stesso tempo più vere del romanzo), e di Roberto, l’oggetto di un desiderio mai espresso e mai appagato, messo a tacere nella convinzione che basti non farne parola per essere salvi. Ma anche di un presente che scuote il poeta da quel torpore in cui «ogni maceria ha una storia» e reclama di essere visto. Ne ha bisogno Claudia, la figlia devota che cura gli interessi di un padre «emotivamente stitico», incapace di mostrarle affetto: «Dal taschino prendo la matita, vorrei scrivere ti voglio bene, poi penso a un cuore. Faccio una stella», racconta lui, riportandomi alla mente il verso di una poesia di Gracey Paley, che recita «Volevo scrivere una poesia, invece ho fatto una torta». Le parole si trasformano così in gesti apparentemente sconsiderati, per esempio quello di accogliere un ragazzo orfano, Danilo, cedendogli la stanza che prima di quel momento non era mai stata profanabile: lo studio. Ed è proprio lì, quando il poeta esce dall’ambiente e dal ruolo in cui si è confinato per anni, che riscopre come, se il passato è immutabile, il futuro può ancora riservare delle sorprese.
Con una lingua poetica, coerente con la storia e il suo protagonista, impreziosita da citazioni, Silenzio è un romanzo che, idealmente, sembra collegarsi a Canto della pianura di Kent Haruf, oppure a L’uomo che metteva in ordine il mondo di Fredrick Backman: libri che esplorano la solitudine di uomini ruvidi e scontrosi soltanto all’apparenza, oltre la quale si cela una fragilità in attesa di essere scovata dalla giovinezza, che arriva e scombina le carte, riportando una ventata di vita in stanze che da troppo tempo odorano di chiuso.

Titolo: Silenzio
Autore: Pierangelo Consoli
Pagine: 168
Casa editrice: Neo Edizioni
Pubblicazione: settembre 2026